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Intervista a Filippo Semplici

Intervista a Filippo Semplici, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autore
Ho iniziato a scrivere più di venti anni fa e ricordo ancora l’emozione quando il mio primo racconto fu selezionato da Valerio Evangelisti per una pubblicazione con Fanucci. Da allora non ho più smesso.
I miei “padri ispiratori” sono senz’altro H.P. Lovecraft e Edgar Allan Poe; senza di loro non avrei mai preso una penna in mano per cominciare questa avventura.
Oggi guardo il mondo che mi circonda come uno scienziato osserva una cellula al microscopio: cercando qualcosa di nuovo, di diverso. Di pericoloso, anche.
All’inizio scrivevo per me stesso, adesso invece ho capito che il fine ultimo di ogni scrittore è essere letto. Il lettore è la nostra linfa vitale, senza di lui, in un certo senso, non esistono le nostre storie, per questo gli dobbiamo un profondo rispetto.
Inutile dire che uno dei miei autori preferiti è il “Re” Stephen King, seguito da altri come Lansdale, Koontz, Barker, fino ad approdare a Donato Carrisi, Baldini, Faletti e molti, molti altri che non potrei elencare.
Ed è inutile anche dire che il mio desiderio sarebbe possedere almeno un briciolo del loro talento.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Mi metto a scrivere solo quando avverto una storia che si “agita” dentro di me. All’inizio la lascio stare, ma se scorgo in lei un alto potenziale e soprattuto sento che non la smette di tormentarmi, allora non faccio che darle ascolto e scrivere quello che ha da raccontarmi.
Tutto parte da qua, da un pensiero, un’immagine, un’intuizione. Il resto viene da sé.
Sono un appassionato di mistero e ritengo che la realtà sia banale, la viviamo tutti i giorni, la conosciamo, per questo preferisco scrivere di mondi che non ci esistono.
La paura ci tiene svegli, ci fa accapponare la pelle, ci fa credere di non essere mai al sicuro. La paura è adrenalina.
Nell’ultimo romanzo che sto scrivendo, ho adottato la tecnica dell’io narrante, che aiuta molto l’immedesimazione del lettore nel personaggio.
Se vuoi spaventarlo, devi essere bravo ad acchiapparlo e infilarlo nei panni del tuo protagonista ma devi saperlo fare per bene, o rischi di rovinare tutto.

Parla della trama del tuo libro
Orlando, giovane tecnico informatico, si trova in vacanza in Toscana con Elise, la sua compagna. Sulla strada del ritorno, durante una sosta, si imbatterà in un piccolo e sperduto borgo arroccato tra le colline, un antico paese abitato da vecchi in pensione un po’ stravaganti, beceri e ambigui.
La situazione inizierà a incupirsi quando Orlando, per una disattenzione, verrà accusato di un furto che non ha commesso, e questo darà il via a una vera e propria persecuzione nei suoi confronti. In breve si scatenerà una caccia all’uomo, dove gli abitanti, capeggiati dal mastodontico Amedeo Beccamorti, cercheranno in tutti i modi di fargli la pelle, senza esitare a rivalersi sulla povera e indifesa Elise.
Orlando dovrà quindi ingaggiare una lotta contro il tempo e i propri principi, se vorrà salvarla dalla furia bestiale degli abitanti.
Quello che scoprirà alla fine, però, andrà oltre ogni sua immaginazione.
Perché a Borgoladro nulla è ciò che sembra.
E quella gente, forse, non é lì per caso.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Naturalmente. In un certo senso, IO sono LORO, come capita, credo, a tanti scrittori.
Quando scrivo un romanzo o anche solo un breve racconto, sono spinto da sensazioni e stati d’animo che in qualche modo riverso sulle pagine e che prendono vita attraverso le esistenze dei miei personaggi.
Talvolta, quelli più negativi di tutti, nascondono dentro di sé le paura ancestrali di ogni essere umano.
E le mie, prima di tutto.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
I miei generi preferiti sono thriller, horror, gotico ma alla fine leggo praticamente di tutto.
Sono fermamente convinto che ognuno di noi debba scrivere di ciò che ha dentro, senza “prostituirsi” con generi o opere che non ci rappresentano, ma hanno magari un buon impatto commerciale. L’interiorità, l’essere noi stessi, non si può barattare con nient’altro.
Per essere chiari: chiedetemi di scrivere un buon thriller e forse, se Dio mi dedica cinque minuti, ci riuscirò; chiedetemi di scrivere un romanzo rosa e…, vi manderò al diavolo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Attualmente sto lavorando al seguito di questo romanzo, ma la strada è ancora lunga, ci vorrà un po’, prima di arrivare alla pubblicazione finale. Se mai ci sarà!

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Consiglio di non buttarsi giù, mai, per nessun motivo al mondo, anche dopo l’ennesimo rifiuto. Credere nei sogni è la spinta che deve mandarci avanti.
Consiglio anche di leggere molto, di tutto, studiando le tecniche di chi è più bravo di noi, senza superbia ma con umiltà, perché c’è sempre qualcosa da imparare e gli errori, anche i più banali, sono dietro l’angolo e sono proprio quelli che a volte convincono un editore a scartare un manoscritto.

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