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Recensione di Allie Walker

Come un dessert di Adriana Riu

Come un dessert è un racconto erotico edito dalla casa editrice GDS nel giugno del 2013. L’autrice Adriana Riu,Come un dessert - Erotico un’esordiente alla sua prima pubblicazione, è lo pseudonimo con cui si firma. Adriana, madre di due ragazzi che la incitano a coltivare l’hobby dello scrivere, è una donna ancora giovane a cui piace scrivere e raccontare senza peli sulla lingua. Almeno così dice lei descrivendosi come autrice. In realtà di peli se ne vedono pochi per il genere di cui si occupa, inserisce troppi veli e, soprattutto, tralascia termini espliciti sembrando, a volte, molto pudica (almeno in questa opera e non conosco altri testi della stessa). Andrea, l’eroina di cui ci racconta Adriana, è una giovane donna che vorrebbe trovare l’amore della sua vita, una donna che ama molto anche il sesso. Due cose che vanno a braccetto come due amanti giocosi, perché l’amore senza il sesso sarebbe monotono e allo stesso tempo il sesso senza amore risulterebbe sporco. Ed è questo l’elemento trainante del racconto: la ricerca dell’amore e del sesso finalizzato all’amore, nonostante la sfrontatezza, spesso recitata, della protagonista che non vuole apparire bigotta agli occhi degli altri. Durante una vacanza con il suo amico Paolo in un villaggio della Spagna in cui gli abiti sono pressoché banditi tanto quanto il pudore, incontra quello, meglio dire quella, che sembrerebbe essere l’amore della sua vita. Durante i nove giorni in cui si intrattengono nel villaggio Andrea scopre che le piace sempre di più il sesso, ma è anche molto turbata dal primo incontro con Giada, la ragazza che vede ballare seminuda su un cubo in una discoteca del villaggio. Fantastica un amplesso con la ragazza immersa tra la folla della discoteca(qui vediamo i primi veli togliersi dal racconto e alla scrittura), ma purtroppo per la protagonista è solo una fantasia Si trova invece ad essere trascinata via dalla folla e dal suo amico Paolo perdendo di vista quella donna. I giorni successivi la figura di Giada velerà i pensieri della protagonista e in quasi tutto il racconto ci sono riflessioni sulla donna e sull’amore. Nel frattempo, Adriana ci racconta la spiaggia, i negozi, le vie ! del centro naturista e i vari abitanti occasionali che ne fanno parte. In alcune descrizioni, sempre troppo brevi, come se chi racconta avesse fretta di arrivare alla fine, mi è sembrato di leggere una pubblicità di un villaggio nudisti che si trova nel sud della Francia con un nome molto simile a quello citato dall’autrice e, divertita, mi sono ricordata di un servizio visto alle “Iene” proprio su quel villaggio. Forse l’autrice avrà visto il servizio come me e ha seguito un plot aggrappandosi a quello che aveva visto? Non ci è dato sapere ovviamente, ma non è importante questo. Il punto che mi premeva sottolineare era che, ad un certo punto della storia, dopo qualche pagina in cui ci racconta del villaggio, c’è un qualcosa di esilarante e grottesco nelle descrizioni dei nudisti che incontra la protagonista sulla spiaggia, proprio come nel servizio. Li mi sono divertita veramente. La storia prosegue raccontandoci di vari amplessi: uno in cui Andrea viene preparata e stimolata sessualmente da uno sconosciuto e poi “usata” da Paolo, uno sulla spiaggia in cui Andrea viene bendata da Paolo e posseduta da più di una persona, uno come osservatori di altre coppie. Il tutto in mezzo alla cerchia di altri naturisti, come loro dediti al sesso, e ai numerosi soggetti passivi, i cosiddetti guardoni. La vediamo poi come tavola imbandita su cui uomini e donne pasteggiano e godono, e la ritroviamo subito dopo in un locale adibito a bagno, che dovrebbe servire a levarsi di dosso i residui del cibo, dove incontra per la seconda volta Giada. Le due non parlano, non possono parlare perché in quel posto è vietato. E qui svanisce per la seconda volta il sogno di Andrea di veder coronato questo amore che cova nel petto per una donna che ha sognato diverse volte in pochissimi giorni e sfiorato una soia volta. La vediamo poi in mezzo a un’altra scena poco credibile con uomini appesi, legati, frustati e torturati da donne sadiche, scenari crudi e rudi in cui lei diventa la padrona e Paolo, fino ad allora il dominante, anche se discutibile, che si trasforma in video amatore dietro ordine di Andrea, il tutto senza colpo ferire. Scena che prosegue altrettanto poco verosimilmente con lei che libera questi schiavi, una decina, e se li porta tutti su un enorme letto, uomini che devono farla godere e ai quali chiede se sono obbligati o meno a vivere in quelle condizioni. E Paolo direte voi? Sempre dietro suo ordine esce momentaneamente e amabilmente di scena… Il finale sembrerebbe la ciliegina sulla torta, la tanto agognata dolcezza del dessert, il coronamento di un pranzo sontuoso e di quell’amore sperato, agognato, sognato. Avviene l’incontro tra lei e Giada, creato ad arte da Paolo sempre di più comparsa, il giorno del suo compleanno, appena un giorno prima della partenza, ma… Beh, siamo alla fine e il finale non è sempre dolce come un dessert. Adriana usa un lessico molto semplice con frasi dalla costruzione banale, a volte telegrafiche, e quando prova ad addentrarsi in un Iinguaggio più forbito cade in termini non sempre perfetti per l’azione che sta descrivendo. Prova ad usare in qualche punto anche similitudini e metafore nelle scene di sesso, ma non le riescono così bene. Sarà perché io non le amo, o perché nel sesso sostituire parole come vulva (o il termine più volgare che tutti conosciamo, ma che in questo caso non mi piace scrivere) o pene (vale lo stesso discorso di prima) con spade erettili, o fessure o orchidee a me suona ridicolo… sta di fatto che trovo lentezza nel raccontare l’atto sessuale vero e proprio. Spesso manca il ritmo del racconto, mi è mancata quella spinta in più che mi ha fatto voltare pagina fremendo; altrettanto spesso l’autrice anticipa i tempi del racconto mettendoci di fronte all’accaduto prima che accada e questo la penalizza non poco. Infine… qualche svista e qualche refuso in qua è in là sarebbe perdonabile ovviamente, ma imperdonabile è citare due miti della musica, come i Queen e Michael Jackson, sbagliandoli completamente. Va rivisto l’editing e l’impaginazione, vanno rivisti i capoversi. Tutte piccole cose che se curate possono fare di questo racconto qualcosa di molto più appetibile. In fondo… non si sta gustando un dessert?

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