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Intervista a Luca Ranieri

Intervista a Luca Ranieri, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoredietro una porta chiusa
Ho iniziato a scrivere racconti ai tempi di scuola. All’epoca non esisteva Facebook, i blog erano appannaggio di giornalisti e personaggi pubblici e le comunità online erano formate da sparuti gruppi che avevano ben pochi mezzi per entrare in contatto. Gli aspiranti scrittori potevano comunque proporsi gratuitamente e anonimamente su Usenet, la rete dei gruppi di discussione (newsgroup). E’ proprio qui che ho iniziato a confrontarmi, raccogliendo i primi frutti di una passione che troppo spesso resta sopita, vuoi per pudore, vuoi perché la vita di tutti i giorni ci obbliga a dedicare la quasi totalità del tempo ad attività “più importanti”, quelle con cui, parliamoci chiaro, ci guadagniamo da vivere. Dopo anni di pausa, ho pensato fosse il momento di rispolverare la vecchia passione, quell’impeto creativo che mi faceva stare tanto bene durante l’adolescenza. Ho scoperto che funziona ancora piuttosto bene e negli ultimi tempi mi sono dedicato alla scrittura di romanzi e racconti. Due di questi, “La carezza fredda della neve” e “Nebbie alcoliche” sono stati selezionati da EEE e pubblicati in raccolte a tema. Il romanzo thriller “Dietro una porta chiusa”, dopo un minuzioso lavoro di editing, è stato pubblicato in questi giorni da EEE. Altri due romanzi sono in cantiere e potrebbero vedere presto la luce… stay tuned!

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Le paure che affliggono la nostra vita quotidiana di esseri umani moderni e civilizzati. Non c’è bisogno di immaginare fantasmi e mostri feroci per suscitare emozioni forti nel lettore, anche se a volte essi sono protagonisti di una simbologia utile a visualizzare le paure e a proiettarle al di fuori, proprio allo scopo di renderle meno difficili da sopportare. I nostri fantasmi sono il dubbio dell’inadeguatezza, la paura della solitudine, lo spauracchio del tradimento, il senso di perdita imminente che proviamo in certi frangenti. Cosa c’è infine di più spaventoso dell’eterna incertezza in cui le nostre esistenze di esseri mortali sono sospese? I veri mostri sono quelli che abbiamo dentro: non c’è bisogno di crearli, basta evocarli.

Parla della trama del tuo libro
Dopo la morte del padre, il piccolo Andrea si trasferisce con sua madre in un palazzo di periferia in cui accadono terribili fatti di sangue. Testimone inascoltato di eventi apparentemente inspiegabili, si improvvisa investigatore e si butta a capofitto alla ricerca della verità. Ma a volte la conquista della verità impone un prezzo troppo alto da pagare, e Andrea impara a sue spese che ci sono porte che è molto meglio non aprire. “Dietro una porta chiusa” narra di una serie di eventi tragici causati da uno spirito vendicativo, di cui il protagonista dodicenne sembra il catalizzatore e il mezzo attraverso cui le sue azioni si esplicano nel mondo materiale. Indagando un passato non ancora morto del tutto, indizio dopo indizio, il ragazzo giungerà a sconvolgenti rivelazioni sulla sua stessa famiglia, che portano alla caduta rovinosa dei miti dell’infanzia e a una durissima presa di contatto con la realtà.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Credo che la personalità di un autore non possa fare a meno di contaminare in una certa misura i suoi personaggi, tuttavia mi sforzo sempre di restare lontano dagli stereotipi che troppo spesso rendono banali le storie raccontate nei libri e al cinema. Il protagonista di “Dietro una porta chiusa” è un ragazzino spaventato e disorientato. La vita l’ha già colpito duramente all’inizio della storia, e il peggio deve ancora venire. Ma è anche dotato di una grande vitalità che gli infonde il coraggio di cui ha bisogno per trovare delle risposte fondamentali. Parte della personalità dell’autore è in linea con questo personaggio? Può darsi, ma questa non è in fondo la storia di tutti noi? Siamo tutti autori coraggiosi delle nostre vite, che scriviamo pagina dopo pagina tra tante difficoltà fino all’ultimo capitolo, che irrimediabilmente pone fine alla storia. Siamo tutti eroi, quindi non esistono eroi, e nei miei racconti infatti non ne troverete. Amo parlare di persone normali che vengono catapultate in situazioni anormali. Così è più divertente, no?

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Prediligo il genere thriller/noir, talvolta con basi fantascientifiche. Mi piace scrivere sul confine che separa il reale dal fantastico per suscitare nel lettore la sospensione dell’incredulità. Spero di riuscirci, perché è il terreno su cui preferisco camminare da lettore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Sono impegnato a tempo pieno con un lavoro molto interessante che mi fa girare il mondo e conoscere tante realtà diverse. Nel tempo libero continuo a lavorare su un paio di romanzi che spero di pubblicare. Non so se la scrittura occuperà mai un posto anche nella mia vita professionale. Di certo resterà sempre una grande passione.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Isaac Newton disse: “Se ho visto più lontano è perché sono salito sulle spalle dei giganti che mi hanno preceduto”. Nessuno può diventare un buono scrittore se non è prima un grande lettore. Bisogna leggere tanto, tantissimo, e scrivere un po’. Poi tornare a leggere tanto, tantissimo e scrivere un altro po’. E poi confrontarsi. Mai dare per scontato che il modo in cui si è scritto qualcosa sia il migliore possibile. La lettura è come l’ascolto della musica, ci sono brani che suonano meglio di altri. Abituate l’orecchio ai buoni autori e confrontate il fluire delle loro frasi con le vostre. Se qualcosa suona male o risulta trito, riscrivetelo finché non fila liscio come l’olio. Siate i primi lettori e critici di voi stessi e accogliete le critiche degli altri perché sono l’unico strumento che avete per migliorare, insieme alla lettura. Leggete tutte le sere prima di andare a letto e scrivete qualcosa tutti i giorni. Io leggo sempre finché non mi addormento e mi do il Kindle sui denti (magari questo evitatelo, è abbastanza doloroso :-)), ma quanto allo scrivere tutti i giorni… beh, spesso non ci riesco, e faccio male.

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