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Recensione di Nadia Milone

Una storia triste e sofferta quella che ci racconta Stella in questo suo romanzo. La storia di Maria, una ragazzina spensierata, come tante, che si avvicina all’amore con l’ingenuità e l’irresponsabilità dell’adolescenza e finisce per pagarne il conto, rimanendo contagiata dal virus dell’HIV.

Alla sua morte, la sua più cara amica Angela rimane profondamente turbata. Piena di sensi di colpa per non essere rimasta accanto all’amica fino alla fine dei suoi giorni, cade in depressione, ma riesce a reagire dimostrando una grandissima maturità e forza di volontà. Decide autonomamente di frequentare una psicologa, assumendo così la piena coscienza di ciò che le stava accadendo e accettando il fatto di aver bisogno di aiuto.

L’elaborazione di questo lutto, molto lunga e dolorosa, la condurrà anche lontano da casa per un certo periodo, ma le donerà una piena coscienza di sé e di ciò che vuole realizzare nel suo futuro. Infatti, dopo aver aiutato delle persone ad affrontare questa terribile malattia, Angela deciderà di voler studiare medicina in modo da poter contribuire a trovare una cura.

Angela conoscerà l’amore, ma vi si approccerà in modo cosciente e maturo.

Questo romanzo apre gli occhi su una realtà molto diffusa, al giorno d’oggi. Questo tipo di malattia, purtroppo, si sta espandendo a macchia d’olio tra i giovani, forse un po’ per mancanza d’informazione, forse anche per la loro voglia di trasgressione.

Questo romanzo potrebbe essere una buona lettura per tutti gli adolescenti, forse mi azzarderei anche a consigliarne la lettura nelle scuole, per informare e sensibilizzare i giovani su questo problema.

E’ un romanzo interessante, benché molto impegnativo. Il testo contiene qualche refuso e qualche errore di punteggiatura, ma tutto sommato si può dire che è un bel libro da leggere sicuramente.

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