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Intervista a Pietro Ludovico Prever

Intervista a Pietro Ludovico Prever, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autorePescatore_EEE-banda
Scrivere è fatica, sofferenza. Credevo che scrivere fosse solo quella ispirazione che quando viene fa sgorgare lo scritto come l’acqua da una fontana. Invece è un’altra cosa, molto più complessa. Certo, parti da una idea, da una ispirazione, puoi chiamarla come vuoi, che deve essere sorretta dal “bisogno” di scrivere, ma non basta: ben presto scopri che le “parole” della tua mente, non sono quelle della pagina, che per essere uno scritto degno di lettura, deve interessare, essere oggettiva, corretta e soprattutto parlare all’anima del prossimo, perché se parla solo alla tua, come capita nella maggior parte dei casi, è grafomania, protagonismo, ego, roba da lasciar perdere.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Libertè, egalitè, fraternitè.

Parla della trama del tuo libro
Il lavoro, partendo da una domanda: perché sono nato a Barlassina? ricostruisce attraverso documenti, ricordi e testimonianze l’esodo di una famiglia Dalmata che a seguito del trattato di Rapallo stipulato tra l’Italia e la Repubblica dei Serbi dei Croati il 12/11/1920, dovette abbandonare Spalato e rientrare nella penisola, prima a Roma, poi a Bari e poi nuovamente in Dalmazia, a Zara, da dove, definitivamente smembrata dalle vicende della Seconda Guerra Mondiale, sarà costretta a una nuova fuga. Il tema della minoranza Dalmata si incrocia con quello dei soldati e degli inviati in zona di guerra: dopo l’8 settembre, Tommaso e Marcella, travestiti da contadini croati, per rientrare, dovranno attraversare la Bosnia, raggiungere l’Austria e da lì passare in Italia, dove però il loro cammino non avrà sosta: appena arrivati, Tommaso verrà infatti arruolato nella Wehrmacht in marcia verso nord sotto la spinta dell’avanzata Alleata. Dopo il dissolvimento delle forze dell’Asse, la storia prosegue nella campagna lombarda fino a quando non trovo la risposta alla domanda iniziale, che forse era solo un pretesto per qualcosa che aspettava da tempo. Un viaggio nella memoria e nella storia d’Italia che si concluderà nel 1981 con il ritorno a Zara per constatare, non senza sgomento, che luoghi e persone sono ancora carichi di un passato che non riesce a farsi dimenticare, pone nuove domande e cerca nuove risposte. Il lavoro vorrebbe essere per tutti (soprattutto non solo per i profughi Dalmati) , e non solo una occasione per affrontare temi ignorati dal nostro Paese, che anche per questo fatica a trovare sé stesso, ma l’inizio di un cammino verso “neanche uno!”

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
I miei personaggi sono persone vere. Per questo, raccontarle, è stato sofferenza, non per quello che sono state, ma per quello che ho perso, ogni giorno, ogni momento, quando sarebbe stato così semplice chiedere, parlare, sapere. Il mio lavoro è una ricerca che chiudere con la sua fine, sarebbe sciocca presunzione, perché vedo che i miei figli compiono i miei stessi errori, che tutto quello che è successo ai miei personaggi si è ripetuto in Bosnia, in Ucraina, si ripete ogni giorno nel Mediterraneo. I personaggi sono loro.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
La Libertà, l’Uomo, la Storia.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Il Pescatore potrebbe essere solo un inizio, ma non sono io a deciderlo, sono i lettori. Se ce ne saranno bisognerà fare delle scelte, perché proseguire sarà ancora più difficile, più impegnativo. Senza quei lettori potrei scrivere favole, volete dei personaggi? Tom Razzetto (un ragazzino che aveva un laboratorio sotterraneo, nel cavo di un grande albero…., Orsobillo (un cucciolo d’orso rapito dai bracconieri…), ma sono un’altra cosa.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Leggere, leggere, leggere.

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