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Recensione di Giuliana Guzzon

La centunesima infelice di Nicoletta Parigini

La scelta di lettura del romanzo La centunesima infelice non l’ho ponderata, bensì ho seguito l’attrazione dettata dalla copertinacentunesima_cover.EEE e il titolo: le mie origini veneziane hanno fatto il resto. L’autrice riesce a dare vita a una storia semplice e ricca di sfumature, in un coro di personaggi che si collegano l’uno all’altro; vivi e decisamente godibili. In un intreccio di relazioni che non ti abbandonano dall’inizio alla fine. Un bel romanzo, dove non c’è solo il rosa, ma tematiche anche molto serie e delicate. Ci si ritrova catapultati in un mondo stuzzicante. In un mix d’ironia, mistero, storia, intrighi che l’autrice bilancia a perfezione, intrecciandoli alla vita normale e le vicende sentimentali di ragazzi adolescenti. Una storia originale, condita con un pizzico di mistero. Molto adatta anche ad un pubblico giovane, sia per il linguaggio, sia per la tematica, che testimonia il difficile rapporto tra genitori e figli in cui a volte i ruoli si invertono. La scrittrice ha curato molto la trama e l’intreccio del racconto: ricco di vicissitudini. Proprio questo aspetto, ha saputo catturarmi nella sua ragnatela! Una delle abilità che ho riscontrato in Nicoletta Parigini è la capacità di raccontare il quotidiano. Riesce a narrare le verità universali dietro ad una scenata di famiglia, i sorrisi tirati di una coppia di giovani che sembra perfetta, i mille significati di una crisi di nervi, le intenzioni e i pensieri che si celano dietro lo sguardo di Angiolina la protagonista che, con la sorella Annagiulia, è il perno su cui tutto ruota. Senza fronzoli risaltano le angosce dell’adolescenza, la vita di città e il rapporto iniziale con l’amore. Angiolina: timida, dolce, affabile e affettuosa. Potremmo definirla anche ingenua. Affezionata più al padre che alla madre perennemente proiettata verso le proprie preoccupazioni. Una ragazza inclina verso l’idea d’amore romantico, dove il solo sfiorarsi crea sconvolgimenti emotivi. Annagiulia: tralasciando tutti i modi eleganti per definirla, credo che l’aggettivo più spontaneo sia antipatica. Schietta, maliziosa, insofferente, rancorosa ed egoista quanto basta, a modo suo anche fragile, con una visione acuta di come viaggia il mondo. Una cosa le accomuna: entrambe anelano in modo diverso alla libertà. Sono i personaggi variegati e pittoreschi la freschezza di questa scrittura vivace e moderna. Accanto ai saggi e vecchi consigli di un mondo parallelo bisbigliati da un personaggio misterioso e vissuto secoli prima: un fantasma o un morto che non ha ancora attraversato il confine del mondo terreno. Angiolina diventa via via più sensibile e comincia a vedere altre presenze che vagano per la città di Venezia. Che cosa attendono? Suo malgrado, la ragazza si ritrova con coscienza e terrore a vederle e sentirle. Cercherà in ogni modo di resistere alla forza. Un evento particolare e la sua sensibilità entreranno in collisione, trascinandola inevitabilmente verso il trapassato, seguendo con lui una traccia che attraversa l’arte e la storia verso la luce su quanto dovrà accadere. Nicoletta Parigini ci porta per mano attraverso Venezia, tra le calle e i ponti, con una descrizione meticolosa di tragitti, palazzi e sottopassaggi. Chi non conosce la città, sarà certamente incuriosito dalle dicerie che hanno il loro bagaglio di follia; piccole o grandi tragedie di alcuni personaggi che fanno parte della storia vera, quella che troviamo sui libri. Concludo dicendo che ho sofferto con Angiolina, ma ancor più ho provato la tentazione di stringere le mani intorno al collo di Annagiulia. Ho apprezzato Nicoletta Parigini che leggo per la prima volta e non ho trovato nessuna macchia dilatata per portare avanti la trama o escamotage per far sparire personaggi scomodi e tutti, nel bene o nel male, sono curati e dotati di una propria anima. Consigliato a cinque stelle!

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