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Recensione di Giorgio Bianco

La centunesima infelice di Nicoletta Parigini. Recensione di Giorgio Bianco

centunesima_cover.EEEC’è una Venezia diversa, alla quale in pochi sono abituati. È la Venezia di chi ci vive. Di chi cammina controcorrente mentre flussi di turisti scorrono impetuosi guardando per aria. Venezia da amare, ma anche da gestire in un quotidiano fatto di orologi che corrono, di percorsi lungo cui affrettarsi per raggiungere le occupazioni quotidiane. Venezia è una città dove a tutte le ore migliaia di persone si fermano di colpo per scattare una fotografia. Intanto qualcuno allunga il passo per andare a fare la spesa, a lavorare o a scuola.
Ma la Venezia della vita cosiddetta “normale” è soltanto una delle molteplici chiavi di lettura offerte da Nicoletta Parigini nel suo bellissimo romanzo “La centunesima infelice”, pubblicato da EEE. Sì, perché Nicoletta non si è accontenta di un solo punto di vista. L’Autrice ha saputo costruire una vicenda complessa, capace di spaziare fra storia antica e presente, ma anche fra giovani e adulti, scuola e famiglia. Senza rinunciare al “tocco soprannaturale”, equilibrato e perfettamente integrato al resto della narrazione.
Nicoletta ha costruito un microcosmo. Dove Angelina, la studentessa protagonista del romanzo, vive un’adolescenza lacerata fra l’amore per la propria famiglia e la tanta, troppa sensibilità che agita la sua anima, le sue notti. Ore di sonno o di veglia, nelle quali entra senza chiedere permesso una figura del passato, un personaggio che ha bisogno di aiuto. Perché anche lui, chiamiamolo “fantasma”, ha bisogno di fuggire o di opporsi a eventi spietati e più grandi, più forti della sua volontà. E combatte, come tutti, animato da orgoglio e disperazione. Ma come può aiutarlo una ragazzina? E come può farlo gestendo il resto della sua vita, oltretutto senza svelare a nessuno il suo segreto onirico e magico?
Angelina studia. È brava a scuola. Una scuola che i genitori hanno scelto per lei all’ultimo minuto, più bravi a rinviare le decisioni che a cogliere l’intelligenza della loro figlia. Angelina ha una sorella più spigliata di lei. Una mamma problematica. Un papà che sembra non esserlo. Angelina sta per innamorarsi.
Gli zaini pieni di libri ammucchiati sul battello del ritorno da scuola, le battute di spirito, i messaggi sui cellulari, il passo avanti o indietro che quando si è giovanissimi racchiudono enormi significati: essere notati, considerati, forse preferiti ad altri… Oppure lasciati in secondo piano, scartati. Entusiasmo e sconfitta, gioia e dolore, tutto si consuma in un intervallo delle lezioni, in una campanella che sta per suonare, in uno sguardo incrociato da lontano.
Noi che leggiamo il libro, abbiamo la sensazione di essere lì con lei, con Angelina. E abbiamo il privilegio di tornare indietro negli anni, tanto da fare il tifo per questo o quel personaggio del racconto, a seconda delle simpatie. Proprio come succedeva ai tempi del liceo. Nicoletta Parigini, in questo modo, apre o risveglia la nostra capacità di ascoltare la voce, la sensibilità dei giovanissimi. Non è cosa da poco.
Camminiamo con Angelina, respiriamo con lei, diventiamo tristi quando la sua vitalità adolescenziale viene assorbita da importanti guai di famiglia, da una malattia, da una lacerazione. Il racconto getta solidi ponti vero sé stesso, intreccia la vita reale a quella soprannaturale e chissà, in definitiva, se una è più autentica dell’altra.
Gli eventi precipitano, diventiamo ansiosi. Nevica, a Venezia e qualcuno pensa a organizzare vacanze sugli sci. Altri combattono con o contro il primo amore, con o contro la famiglia, con o contro i fantasmi. Quanti destini nelle mani di una ragazzina. Senza esperienza, si affida al cuore. Si tuffa con coraggio in un canale oscuro e pericoloso, quello dei sentimenti. È bello riemergere insieme a lei da quelle acque gelide e scure. È bello camminare o correre con Angelina, inciampare nella purezza, tornare ragazzi e gestire gli errori degli adulti prima ancora di poter concedere attenzione ai propri. È bello leggere “La centunesima infelice”, romanzo nel quale, alla fine, vorremmo abitare. Almeno per il tempo di un sogno.

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