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Intervista a Miriam Palombi

Intervista a Miriam Palombi, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autorecronacheguerriero
Ho sempre amato scrivere, fin dall’infanzia. La passione per la scrittura è una conseguenza della mia passione per la lettura. I racconti di Poe, di Lovecraft, di Barker, in seguito i libri di Eco, sono stati per me, una vera guida formativa. Mi sono avvicinata, così, al genere thriller e all’horror, scegliendo di creare storie dense di patos e di mistero, sperando di esserci riuscita. Con Le cronache del guerriero, non m’interessava solo creare un “ buon ” thriller storico con una struttura narrativa che funzionasse. Ho voluto introdurre l’elemento fantastico, popolando il mio mondo di eroi dalle debolezze umane e da terribili creature, antiche custodi di un ordine superiore. Nei miei libri, l’equilibrio tra ciò che è bene e ciò che è male, è sempre molto instabile.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Sono una ceramista, provenendo dalle arti figurative, il mio approccio alla scrittura è stato quasi un’evoluzione naturale della mia attività e della mia passione per la simbologia Medievale. Ho quindi cominciato con lo scrivere di qualcosa che mi era familiare, ambientando Le cronache del guerriero nel 1203, utilizzando un tipo di scrittura molto “descrittiva”. Le immagini scaturite dalla mia fantasia, trovano la loro esatta collocazione sulle pagine bianche.

Parla della trama del tuo libro
La vicenda ha inizio nell’Anno del Signore 1203, durante la quarta crociata. Al termine di una cruenta battaglia, il conte Bonifacio Bardi di Bonintento rinviene un piccolo oggetto di legno inciso con all’interno una mappa, (individua Roma nelle linee tracciate), un codice cifrato e una frase misteriosa che lo riportano ad un passo della Bibbia. Ben presto Bonifacio si accorge, con l’accadere di eventi terribili che qualcosa di innaturale sembra perseguitarlo. Una volta giunto a Roma, Bonifacio scopre che le sue mosse sono spiate e quando i suoi compagni inizieranno a morire misteriosamente, capirà che non può essere frutto di coincidenza. Nascerà in lui la certezza che, a braccarlo, sia “qualcosa” antico di secoli, custode di un segreto colmo di religiosità e potere immenso. Bonifacio non potrà fare altro che accettare il suo destino, una volta iniziato, sarà impossibile tornare indietro… la stessa sola ricerca racchiude in sé ogni singolo peccato.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Nel romanzo, la soluzione degli enigmi, il concetto di “ricerca”, sono vissuti come la cronaca, da qui il titolo, che conduce alla consapevolezza della natura umana. Gli stessi nomi dei protagonisti, il conte Bonifacio Bardi di Bonintento, Massimo di Vigna Fiorita, suo compagno d’armi, e Dante Carsoli di Fonte Scura, il terzo cavaliere che tradirà la loro fiducia, ne delineano le caratteristiche psicologiche, facendo pensare ad un unico individuo. Bonifacio è la parte più razionale che vive il travaglio tra il “fare” e “non fare”. Massimo è la parte più istintiva che però spesso, come nel caso del romanzo, è quella che porta alla soluzione. Dante è la parte oscura che innegabilmente è in tutti noi.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Da sempre sono affascinata dal concetto di “mistero”, qualcosa di arcano e incomprensibile. Nei miei romanzi, che definisco thriller fantastorici, c’è sempre un enigma da risolvere e indizi che devono essere interpretati. Su questi elementi baso la costruzione di trama e personaggi, fino ad arrivare a un punto culminante. Un’altra passione molto forte è quella per il genere horror, cinematografia e letteratura, da qui nascono i miei racconti brevi, piccoli passi nel soprannaturale, viaggi nella mente di “creature” profondamente disturbate, dove quasi mai è previsto il lieto fine.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Ora sto lavorando alla prima stesura di un thriller ambientato nel mondo dell’arte e presto uscirà un’antologia di racconti horror che conterrà, anche, alcuni miei lavori selezionati in diversi concorsi.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Il mondo dell’editoria può essere ricco d’insidie e ostacoli. Il mio consiglio è di non scoraggiarsi, di non farsi trasportare dalle mode del momento scegliendo generi che attirano ma che rischiano di sfornare in serie libri “fotocopia”. Soprattutto bisogna affidarsi a persone che sappiano consigliarci in modo disinteressato.

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