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Recensione di Sauro Nieddu

La-resa-degli-innocenti-cover-200x300La resa degli innocenti di Irma Panova Maino

È un romanzo davvero particolare “La resa degli innocenti”, pervaso da atmosfere differenti e da una scrittura che si adegua a esse, rivoluzionandosi per adattarsi alle diverse fasi della storia. Proprio queste caratteristiche, oltre al sapiente dosaggio della suspense da parte dell’autrice, ne fanno un’opera che si legge tutta in un fiato.
La trama portante, apparentemente semplice, racconta la storia di Barbara che, in seguito alla perdita di un figlio, si chiude sempre più in sé stessa fino a perdere quasi completamente il contatto con la realtà. Da questo stato finisce per uscire  ma non più come donna, quanto come una sorta di automa il cui unico fine sembra essere la vendetta.

La prima parte è strettamente realistica nel raccontare il dolore di una madre. In questa fase il punto di forza della trama è senz’altro nella resa dei sentimenti e nella facilità d’immedesimazione. Ma non è l’unico. Personalmente ho molto apprezzato la scrittura, densa di considerazioni profonde che hanno assorbito completamente la mia attenzione di lettore. L’atmosfera che regna è cupa e introspettiva.
Pian piano, però, la storia va acquistando un respiro ben più ampio e, progressivamente, quasi in maniera inavvertibile, quello che appariva come il semplice racconto di un torto subito e dell’inevitabile vendetta, si amplia, proponendo al lettore riflessioni importanti sull’elaborazione della perdita, sulla liceità della reazione al male e sull’ossessione che non lascia spazio ad altro.
La storia prosegue, la psicologia, in maniera graduale, cede all’azione… poi l’azione si fa frenetica e mirabolante. La protagonista che all’inizio, pur nella sua ferma volontà, fisicamente appare poco più che una larva umana, si trasforma in una donna dal fascino potente e ambiguo e, allo stesso tempo, in un personaggio d’azione violento, al limite del plausibile.
In realtà il cambiamento non è così semplice da definire: un personaggio che prima era concreto e, pur nella sua follia, umano, inizia a mutare in qualcosa di più astratto, un puro simbolo, l’agente di una forza cosmica. Lo stile, mentre la storia cambia di tono, si adegua facendosi più asciutto. Solo alla fine, quando il suo compito, sia concreto che simbolico, è terminato, la protagonista può tornare a essere pienamente umana. A quel punto il suo carico, anche se nessuno può saperlo, si è già trasferito su Joe, il narratore che abbiamo conosciuto nel breve prologo, racchiudendo la storia in un cerchio.
Sulla vicenda aleggia l’oscura figura di Leonardo, che si rivelerà appieno solo nel finale. Un personaggio ambiguo, inquietante e rassicurante allo stesso tempo che, pur svolgendo un ruolo essenzialmente di osservatore (anche se poi si scoprirà che così non è affatto), carica di mistero la storia dandole un ulteriore tocco di suspense che si risolve solo nella conclusione del romanzo.
Questo strano modo di svilupparsi della storia, fortemente intrecciato con la scrittura e la perfetta circolarità della stessa, mi hanno portato a trascendere la storia in sé, per adottare una visione più ampia del romanzo; uno scontro di forze in cui gli esseri umani sembrano ridursi a semplici pedine.
Il romanzo nel suo complesso è davvero interessante, una lettura che, come ho già detto, trasporta in territori molto variegati senza mai correre il rischio di annoiare. Al suo interno potrete trovare psicologia, mistero, azione, amore, disperazione, ma ci sono anche delle atmosfere particolari, quasi surreali, che mi hanno ricordato il miglior Murakami Haruki in versione dark.
È anche un romanzo che, pur nella semplicità della storia, dopo la sua fine mi ha lasciato un senso di sospensione, come se non fosse realmente concluso e una parte di esso si svolgesse in un territorio non scritto. Qualcosa di esso continua ad aleggiarmi nella mente, in attesa di essere afferrato meglio. È un romanzo che non da risposte, una storia terribile di ossessione e morte, in cui non è la morte a essere il peggiore dei mali, il male è quello che ci aleggia attorno visibile e concreto, ma allo stesso tempo inafferrabile.
Forse è proprio questo ad avermi dato quell’idea di non finito: il male imprigionato dalla penna di Irma Panova  Maino, ora che la mia lettura lo ha liberato, è tornato a vagare in libertà. La sua storia non si è ancora conclusa ed è, temo, una di quelle storie che non si concluderanno mai.

 

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