Crea sito

Recensione di Marina Atzori

La resa degli innocenti di Irma Panova Maino

“Non voleva ricordare… ma la memoria non svanisce a comando” I gialli non sono il genere che preferisco,La-resa-degli-innocenti-cover-200x300 tuttavia spesso desidero mettere alla prova le mie preferenze da lettrice spaziando in diversi ambiti. Inizio a leggere questo libro col distacco necessario a darvi qualche indicazione sulle sensazioni che pervadono la lettura in questione. Il tema affrontato è molto delicato, fa tremare i polsi. Barbara la protagonista, in seguito alla morte del marito, esperienza tremenda, sufficiente a renderla fragile, riesce ad aggrapparsi al figlio Marco, sua unica ragione di vita. Un figlio che sparisce nel nulla, una donna che si improvvisa giustiziera di un fenomeno che purtroppo risulta sempre più diffuso: la pedofilia. Un argomento che si affronta troppo poco, forse per sgomento, o meglio perché parlare di certe cose mette terrore. Irma Panova Maino è un’autrice senz’altro capace di affrontarlo, non solo, ci riesce molto bene. Emerge immediatamente un senso di angoscia, descritto veramente con dovizia di particolari. Telefonate c! he si accavallano una sull’altra nello sforzo disperato di trovare una risposta all’assenza ingiustificata del bambino. L’ansia perenne, a tratti molto forte inchioda il lettore alle pagine. Risulta inutile tentare di sottrarsi al ritmo battente degli eventi che incalzano alla velocità della luce; leggiamo qualche riga… “Nessuna prigione, per quanto meravigliosa sia, può giustificare la mancanza della libertà”. La terra da sotto i piedi manca, e lo sprofondare nel dolore di questa donna fa un gran chiasso nell’intero manoscritto. Un tamburo battente, che scandisce ogni esecuzione, al pari di un orologio che fatica a seguirne il tempo. Barbara non solo si sente prigioniera, si scopre anche l’artefice della sua mancanza di libertà, e la prigione in cui è rinchiusa è costellata di “demoni” interiori che faticano a trovare pace. Un animo distrutto che va alla ricerca forsennata di indizi, incontrando sofferenza e frustrazione; i due elementi non sono s! ufficienti, occorre qualcosa che la faccia stare bene. Non è ! l’amor e, bensì l’odio. Ecco come lo descrive: “l’odio rinfranca, ti culla, ti nutre…” E’ forse in questo passaggio che la donna “si guarda intorno confusa, non riuscendo più a distinguere i confini tra l’orrido e il reale”. Tutto il mondo pareva si fosse oscurato, di fronte agli orrori che scopre durante le sue ricerche tese a capire l’amara verità. Una verità tanto ostinata, quanto assurda che poteva annientarla, e inferirle così il colpo di grazia. L’autrice scrive di questa realtà, che gratta fastidiosamente l’uscio della coscienza della protagonista. Il suo inconscio la bracca, suo figlio era là fuori solo e nessuno avrebbe potuto aiutarlo tranne lei. Tra maledetti silenzi e una miserabile desolazione Barbara assume il nome di Rian, neppure quello le appartiene più, lo spezza e ne crea un’abbreviazione, una sorta di lama atta a tagliarne il significato, proprio mentre il suo stesso fiato è divenuto troppo corto. Una voce la scuote dal torpore, è quella di Leonardo, una figura misteriosa, emblematica che la tiene per mano, la segue nelle sue azioni, sconvolgendone velatamente un’equilibrio già precario; a un certo punto si insinua qualche ripensamento, per pochi brevi attimi, il dopo come sarebbe stato? Questo interrogativo arriva come un fulmine sulla sua testa, si insinua al pari di un tarlo, tentando invano di ostacolarla. Il bisogno di vendetta, che aveva appannato ogni campo visivo della vita di Rian ricompare nuovamente. “Il suo pellegrinaggio doloroso fino alla verità” deve assolutamente proseguire. Da dove può nascere una forza tale? Da una disperazione altrettanto profonda, da un animo ferito, lacerato dalla scomparsa di un figlio che non si riesce ad accettare in alcun modo. Un thriller veramente ben articolato, con una storia e un finale decisamente mozzafiato. I personaggi sono ben messi a fuoco, hanno ruoli intricati e coinvolgenti. La tematica è decisamente molto forte, l’invito a riflettere sulla pedofilia e sulle scomparse dei bambini che troppo spes so restano sospese, senza vie d’uscita volte a un ritrovamento degli stessi. La triste realtà testimonia che questo fenomeno si è esteso a macchia d’olio. Tutto questo viene affrontato e raccontato da Irma Panova Maino attraverso colpi di scena degni di essere paragonati a quelli di un film. Da non perdere!

Related Post

Leave a reply:

Your email address will not be published.

5 × 3 =

*

Mobile Sliding Menu

Translate »