Crea sito

Recensione di Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni

Gwendoline di Sauro Nieddu

Scrivere una recensione è un’attività relativamente semplice. Benché per molti equivalga a un giudizio, a gwendolineunendorsement, a un attestato di stima, a una raccomandazione, alla fine si tratta soltanto di un invito ragionato a leggere un’opera. Le recensioni che parlano di un libro ma non ti forniscono gli elementi per decidere se prenderlo in mano oppure no sono solo una perdita di tempo! Stessa cosa per le recensioni particolarmente brillanti: lo scopo è presentare il libro, non il piumaggio colorato del recensore (il quale spesso è un autore a sua volta e dispone quindi di adeguati spazi in cui mostrare le sue capacità).
Gwendoline di Sauro Nieddu è un libro decisamente poliedrico, per cui una recensione è una vera sfida. Bisogna decidere quali elementi presentare e da quale prospettiva, il che lascia un po’ di spazio creativo ad un’attività che altrimenti sarebbe puramente analitica. Per cui, scriverla è un piacere.

Per prima cosa parliamo di un romanzo di fantascienza ironico e surreale. Come in ogni altro buon libro di fantascienza, sorpresa e mistero sono gli elementi chiave, e il mistero che Sauro Nieddu ci sventola davanti fin dalle primissime pagine è un Mistero con la maiuscola, uno di quelli che ricordano il monolite di “2001 Odissea nello Spazio”. Come il monolite, più del monolite, il mistero ci accompagna per tutto il viaggio. Ed è un viaggio che non è costituito da pericolosi ed eroici pellegrinaggi nello spazio ma dalla quotidianità del protagonista in un’epoca che è allo stesso tempo familiare e piena di paradossi. Il progresso tecnologico muta la società ma raramente modifica strutturalmente la natura umana, che si adatta, si evolve ma in qualche modo resta sempre se stessa.
Così, le tante storie che troviamo sul cammino di Gwendoline sono familiari e strane, espressioniste e addirittura surreali, profondamente umane e dipinte con una ironia sottile e spesso spregiudicata. Esse si sviluppano attorno a quella del protagonista-narratore, ma sono miniature preziose che gravitano attorno al quadro, in un polittico asimettrico e incantevole.
Particolare è anche il narratore: spigliato e problematico, acuto e a tratti felicemente ingenuo, vizioso e virtuoso (alternatamente e anche nello stesso tempo), ironico e autoironico. Particolare e sfumato sia nel modo di raccontare che di attraversare tutte quelle vicende di cui la quarta di copertina offre solo un assaggio.

Temi seri ed importanti ci accompagnano nel viaggio del protagonista, tratteggiati, quasi fossero elementi di un paesaggio che spesso scivolano via senza farsi notare ma che vengono assorbiti a un livello più profondo e riemergono più tardi, quando si è alla fine del viaggio.
Lo stile di Nieddu si può definire soltanto come nieddano. Può ricordare Stefano Benni, ha qualcosa di Rodari, richiama Rudy Rucker, strizza l’occhio a Leiber, ma poi è fortemente e caratteristicamente Sauro Nieddu.

Related Post

Leave a reply:

Your email address will not be published.

tre × due =

*

Mobile Sliding Menu

Translate »