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Recensione di Andrea Leonelli

L’odore della felicità è il titolo di questo libro.
La protagonista però questo odore lo sente molto poco, solo filtrato dai ricordi della sua infanzia,  solo in occasioni particolari.
Una storia familiare travagliata, una sorella ingombrante, una vita indipendente, fatta sì, di proprie scelte ma quasi obbligate.
La storia di una ragazza particolare, al tempo stesso disinibita ma profondamente chiusa in se stessa si fa violenza per affrontare la violenza del mondo che la circonda. Per fuggire da una situazione triste si tuffa in una forse peggiore.
La storia di una morte, quella della madre, raccontata inframezzandola a ricordi: da vita vissuta un po’ all’estremo, le necessità, la voglia di libertà, conquistata dalla famiglia e persa nel “lavoro”.
Già perché la protagonista per quanto una brava ragazza si ritrova a fare prima la spogliarellista e poi la prostituta. Anche se dovrebbe essere più smaliziata è una ragazza semplice, per bene, e finisce con l’innamorarsi di un cliente che la sfrutta e poi…
Lo stile in cui questa storia è scritta è un po’ inusuale, non è il solito stile narrativo, ha un che di poesia, a tratti un che molto grande. Certi passaggi sono delicatamente dolorosi, struggenti. Altri crudi e realistici.
Il finale, amaro, non è scontato per quanto annunciato.
Si può dire che ci sai tutta la poetica dell’amore e della morte, il dolore e la passione, a tratti l’alienazione del sé dal resto mondo. L’intensità del racconto richiede un certo spirito nella lettura.

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