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Mannino Simonetta

L’odore della felicità

Recensione presente

Dove si acquista:

www.edizioniesordienti.com

L’Autore

Simonetta Mannino nasce a Padova nel 1968. Attualmente risiede nella provincia con la famiglia, dove vive e lavora. Amante della lettura da sempre, le sue passioni spaziano dai classici ai contempora-nei, dal sentimentale, al noir, al thriller psicologico. I suoi autori preferiti: Patricia Highsmith, Isabel Allende, Stephen King, Emily Brontë, Oscar Wild, Alexandre Dumas e molti altri. Da sempre attratta dai lati più oscuri della mente umana e spinta dalla voglia di comunicare, si è avvicinata alla scrittura da adolescente, inizialmente dedicandosi alla poesia. La passione per la parola scritta, gli amori e i tormenti dell’animo umano sono la molla interiore che l’ha spinta a scrivere il suo primo romanzo.

Recensione di Piera Rossotti Pogliano

 La felicità è soltanto una semplice e fugace sensazione sensoriale per Nina, la protagonista di questo racconto. In una fredda giornata di neve, assieme alla sorella Ornella, mentre aspetta che i vigili del fuoco entrino nella casa della madre, che da tre giorni non risponde al telefono, Nina rivive in flashback il suo passato. La madre, apparentemente affettuosa ma, in realtà, murata nel suo male di vivere e nella sua solitudine che cerca di compensare con il vino, la sorella Ornella, così pratica, concreta, e anche gelosa della sorellina, un padre che ha abbandonato la famiglia: questo è il mondo di affetti malati e incompleti di Nina, che la portano a sviluppare una sorta di masochismo che sfocia in episodi di autolesionismo, sia nell’infanzia, sia nell’età adulta. Appena maggiorenne, la protagonista lascia la fabbrica – ha anche tentato di studiare, ma non è riuscita a conciliare studio e lavoro – per esibirsi in un night e finisce per prostituirsi: vuole denaro, molto denaro, per regalare alla madre un’esistenza più agiata e, in qualche modo, forse, comperarne l’affetto, ma intanto continua ad autodistruggersi. Anche l’amore non è che illusione: di Nina, ovviamente, perché per gli uomini lei è soltanto una puttana.

Il primo romanzo di Simona Mannino, nonostante l’argomento drammatico, è capace di regalare al lettore più esigente e attento momenti di autentico piacere per la bellezza della scrittura, per i personaggi non descritti, eppure vividamente visualizzabili, e per l’abilità nell’uso di foreshadowing e metafore: la penna d’argento con cui Nina firma il contratto per lavorare al night è come una lama, la firma che traccia è come una ferita, immagine che annuncia l’ambivalenza della scelta della ragazza; i canarini morti nella gabbietta, in casa della madre, ricordano altri due piccoli e morbidi batuffoli gialli, le scarpine di lana con le quali Nina vuole annunciare a Cristian, l’uomo che si illude di amare, la sua gioia di essere incinta, gioia che si spegnerà subito in una scena di violenza che culmina in un aborto. La narrazione fluida coinvolge il lettore e lo trascina in un mondo di simboli, di colori, di luci, di odori e sensazioni attraverso i quali la lettura si fa esperienza e strumento di conoscenza, e allora ci interroghiamo: il viaggio della vita, dove porta? Alla fine del racconto, Nina darà la sua risposta: così privata, così personale, così finitamente umana.

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