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Intervista a Antonella Mattei

Per mia colpa - Narrativa
Per mia colpa – Narrativa

Intervista a Antonella Mattei, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autore
La voglia di trasformare le emozioni in parole è sempre esistita in me: dal momento in cui ho imparato a scrivere non ho mai smesso. Pensieri, pagine fitte di diari segreti, lettere ad amiche quando ancora esisteva questa possibilità. Poi in età adulta un periodo di stop inatteso: una patologia pesante da gestire si appropria di ogni energia per riuscire a superarla. Uno spazio di tempo strano, nel quale niente era certo, solo l’incertezza che scandiva le visite mediche. Per assurdo proprio nella fragilità di quei momenti scopro una forza vitale che non pensavo di avere e riesco a superare quel periodo, non senza qualche sforzo immane: purtroppo la patologia lascia qualche vuoto di memoria. Avrei potuto non riuscire a scrivere mai più. Ma non è stato così.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
La mia scrittura è fortemente introspettiva: il lato oscuro della mente, il volto nascosto del perbenismo. Stranamente tutto mi riesce meglio nei momenti di forte crisi, di tormento; come una terapia le parole sciolgono i miei nodi.

Parla della trama del tuo libro
Il mio libro Per mia colpa prende spunto dalla superficialità con la quale le persone attribuiscono colpe senza sapere il perché dei fatti. Giudici improvvisati. Colpevoli innocenti. Facciate imbiancate dietro volti inumani. Il personaggio carismatico dell’anziana Lea è particolarmente sentito: giudicata per l’abbigliamento, per i suoi modi sprezzanti, per non essersi mai voluta integrare nella vita di provincia. E poi la giovane Agnese, vittima sacrificale di una madre alcolista e violenta. L’intreccio delle loro vite, i segreti del vissuto di Lea, il suo modo non convenzionale e  non legale di affrontare gli ostacoli, sarà l’unico aiuto che Agnese avrà dalla vita per non affondare e perdersi per sempre.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Sicuramente in Lea ritrovo il mio essere fuori dal gregge, diversa; come pure essere giudicata solo per questo. Di Agnese ritrovo la mia fragilità che spesso torna a trovarmi.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Prediligo il genere introspettivo, ma ho affrontato tematiche scottanti: stupri, incesto, bullismo, l’immobilità emotiva di chi ci circonda e ci guarda annaspare. C’è sempre una sfumatura noir nei miei racconti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Per il momento partecipo a vari concorsi che trattano racconti brevi, ma sto raccogliendo le idee per un lavoro sottoforma di diario: un racconto in solitaria di un uomo costretto a nascondere una mostruosa realtà. Non è la prima volta che scrivo  come fossi un uomo: nel mio racconto breve Laggiù scorreva il fiume, sono Bruno e parlo in prima persona dei miei ultimi giorni in un campo di sterminio.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Non credo di poter dare dei consigli, ho bisogno che qualcuno ne dia a me. Ma essere obiettivi, accettare le critiche e il lavoro degli editor aiuta moltissimo.

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