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Intervista a Michel Manetti

Intervista a Michel Manetti, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoreLa-vendetta-di-andersen
Fin dall’infanzia mi sono interessato alla lettura e ho trascorso gran parte del mio tempo a scrivere e illustrare storie. Più precisamente, il mio primo approccio con la scrittura è iniziato con “I Giornalini”, fumetti che realizzavo assieme a un mio caro amico e vendevo al parco della nostra città. Era un modo per esprimere due delle mie passioni principali, scrittura e disegno. È stato in seconda liceo, però, che ho deciso di gettarmi nel campo dell’editoria, scrivendo il mio primo romanzo. In realtà probabilmente all’inizio non pensavo neanche di pubblicarlo… era un progetto ingenuo che sentivo il bisogno di realizzare. Essendo la prima volta che mi accingevo a scrivere un romanzo, ci ho messo ben due anni per terminarlo… due anni di revisioni, modifiche e duro lavoro! Non è stato semplice, ma alla fine sono giunto a un risultato e mi sento soddisfatto del traguardo raggiunto. In questo momento, in par! allelo alla stesura del secondo romanzo, sto cambiando il mio essere autore. Il mio stile è molto diverso da quello iniziale… più scarno di descrizioni, semplice ma d’impatto. E devo ammettere che questa evoluzione che sto subendo (probabilmente perché sono giovane) mi piace!

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
La mia scrittura è ispirata un po’ da tutto. È il mondo che mi circonda a ispirarmi… non ho qualcosa di preciso che mi spinge a scrivere. È una passione spontanea, che non so spiegare sinceramente. Tutto per me può essere fonte di ispirazione. A esempio, ricordo che un pomeriggio stavo camminando per strada e, alzando lo sguardo, ero rimasto affascinato dal cielo: il sole stava tramontando, ma era come intrappolato in un turbine di nubi. Da quella visione a cui magari nessuno avrebbe fatto caso è nato un passo del mio romanzo. O un’altra volta ho incrociato lo sguardo di una ragazza dagli occhi di ghiaccio, quasi vitrei… non ho perso tempo e li ho subito descritti in una nota sul mio cellulare per evitare di dimenticarli! Insomma, per me la scrittura è un’esigenza assolutamente naturale e innata.

Parla della trama del tuo libro
Jenny è una sedicenne rimasta orfana a cinque anni in seguito alla morte di entrambi i genitori. Durante un pomeriggio di studio assieme al suo amico d’infanzia Dean, la ragazza si imbatte in un uomo in abiti antichi che capovolgerà il suo mondo. Lo scrittore di fiabe Charles Perrault. L’estraneo le spiega che lei è una sua lontanissima discendente e chiave di volta per fermare una faida secolare tra la sua famiglia e quella dello scrittore Hans Christian Andersen. Insorta perché le storie scritte da Andersen non sono state acclamate quanto quelle di Perrault, adesso questa guerra deve giungere al suo tramonto. E per fare ciò i successori di Andersen si ripropongono di uccidere Jenny, ultima superstite della dinastia avversaria e unica spina nel fianco per coronare il genocidio dei Perrault. Con questo proposito gli Andersen hanno maledetto l’opera di Perrault e vogliono assoldare i cattivi delle storie come ass! assini per eliminare Jenny: nella loro follia sono convinti che, utilizzando le fiabe del loro arcaico rivale, si disferanno della ragazza per mano di Perrault stesso. Dopo che Perrault ha provato la veridicità delle sue affermazioni, Jenny acconsente a riordinare il caos all’interno del libro… sia per proteggere se stessa, sia per vendicare l’omicidio dei suoi genitori. Dean si offre di affiancarla, sebbene non creda che una battaglia pluricentenaria si fondi prettamente su motivi di invidia. Terminata la conversazione con Perrault, Jenny e Dean vengono teletrasportati all’interno della sua raccolta di fiabe. Nel corso del loro viaggio i due riscopriranno se stessi e gli effettivi sentimenti che nutrono l’una per l’altro, ma specialmente si renderanno conto che l’universo fiabesco in cui si immergevano da bambini è più buio di quanto pensassero. Inoltre il seme del dubbio si insinuerà nei loro animi quando, poco a poco, verrà fatta luce sui segreti che aleggiano attorno a Perrault: è stato totalmente sincero o ha ce! lato un oscuro passato?

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
La protagonista del mio romanzo, Jenny, non è autobiografica perché ho voluto volontariamente evitare di mettere me stesso nel personaggio. Però ci sono delle caratteristiche di lei che mi somigliano, come il fatto che ama la primavera o è estremamente legata alla figura della nonna. Per quanto riguarda gli altri personaggi ho cercato di renderli il più realistici possibili. Sono umanamente ricchi di sfaccettature e, perché no, anche contraddizioni.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Il mio primo romanzo, insieme alla saga di cui ne fa parte, è di fondo un fantasy… ma non ho intenzione di fossilizzarmi sul fantasy perché voglio provare cose nuove. Non a caso, già questa prima serie di libri non può essere veramente etichettata come fantasy. Il genere cambia a seconda della situazione in cui i personaggi si trovano. È una scoperta continua. Il lettore diventa quasi un esploratore di mondi sempre nuovi e sorprendenti. Si passa dal fantasy al thriller, dallo storico all’avventura… il confine tra generi risulta veramente sottile! Ho voluto creare qualcosa di originale e spero di esserci riuscito. Quindi, per concludere, non posso dire di avere un genere preferito in assoluto… semplicemente scrivo ciò che mi piace e mi viene in mente sul momento!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Per quanto riguarda i miei progetti futuri ho ben dieci libri che ho intenzione di scrivere, tutti di genere diverso perché non voglio rimanere solo sul fantasy appunto. In particolare uno freme di essere scritto ed è basato su una storia vera… ma ho deciso che prima mi dedicherò alla saga. Sono il tipo di persona che non lascia a metà un progetto una volta iniziato. Senza contare che non sarei in grado di scrivere due romanzi contemporaneamente, poiché non sarei abbastanza concentrato né su uno, né sull’altro.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Quello che consiglierei a un autore esordiente è anzitutto di scrivere ciò che gli piace, senza pensare ai generi che vanno in voga in un certo periodo. Il modo migliore per scrivere un buon libro è non essere forzati, bensì mettere passione e interesse. Io, personalmente, non riuscirei mai a scrivere qualcosa che non rientra nei miei gusti solo per compiacere qualcuno. Il secondo consiglio, invece, è di non demordere o lasciarsi avvilire. Il mondo dell’editoria non è semplice, anzi è particolarmente competitivo… ma ciò non deve scoraggiare. Ognuno deve proseguire per la sua strada, impegnandosi e lottando per il proprio sogno.

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