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Intervista a Lena Vinci

Intervista a Lena Vinci, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autore
Autrice per caso, potrei dire… L’esperienza di scrivere un’opera di narrativa e di proporla per la pubblicazione, sarebbe arrivata molto più tardi nella mia vita, o forse non sarebbe arrivata affatto, senza la proposta di Danae Lorne di collaborare alla stesura della suo quarto romanzo. Elaborare una trama, caratterizzare dei personaggi, esprimere le loro emozioni, sono tutti processi che comunicano allo scrittore un senso di grande libertà e l’eccitazione di un volo planato ad alta quota.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Scrivere per me significa mostrare il reale attraverso la propria lente distorta.” A cosa serve vedere attraverso una lente distorta?” chiederete voi. Serve ad evidenziare i dettagli che l’autore coglie d’istinto e che, forse, ad altri restano celati per sempre. In altre parole è il contributo, squisitamente soggettivo, dell’autore alla rappresentazione del reale nella mente del lettore.
Dato che leggere, in qualche modo, ci condiziona sempre, credo che l’autore abbia una responsabilità in ciò che scrive, anche quando scrive opere di intrattenimento. Noi siamo quello che mangiamo, diceva Feuerbach. Io invece penso che noi siamo l’insieme di tutti i contenuti che attraversano i nostri processi di elaborazione: libri, televisione, conversazioni (mettiamoci anche i post di FB, visto che adesso dobbiamo misurarci anche con questi contenuti). Credo che l’autore – pur con i limiti che inevitabilmente lo caratterizzano- debba dare il meglio di sè in termini di contenuti e di qualità della scrittura.

Parla della trama del tuo libro
Il libro ricostruisce la storia di Elena, scomparsa prematuramente negli anni ’90, attraverso gli occhi della figlia Silvana, ritornata nella casa di famiglia, dopo venti anni d’assenza, in occasione del funerale del padre. L’esistenza di Silvana, che vive da sempre in un’asfittica autosufficienza affettiva, subisce uno scossone improvviso di fronte alla rilettura della propria storia famigliare: la gelida relazione tra i genitori trova la sua spiegazione e cessa di essere un modello paradigmatico di affettività; l’amore appassionato tra Elena ed Agnese apre lo spiraglio verso una visione degli affetti più profonda e generosa.
La trama si presta poco ad essere riassunta in poche righe, questo è solo il “distillato” dell’intera storia.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Sì, posso dire sinceramente di aver trasposto in alcuni dei personaggi, qualche aspetto dalla mia personalità e lo stesso, credo, possa dire Danae Lorne. Ho consegnato a Silvana il mio carattere introspettivo e il continuo “processo” al reale. A Saro ho affidato il mio amore per la natura e il mio panteismo.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Non esiste ancora un campione statistico relativo alla mia scrittura. Mi attrae molto la forma del romanzo e quella del racconto. Non amerei pensare ad mio romanzo come esempio di un genere specifico. Mi piace parlare di sentimenti, ma il termine “rosa” mi fa accapponare la pelle. Immagino che un buon romanzo debba rifuggire da spazi mentali angusti e offrire una visuale ampia e stimolante a trecentosessanta gradi, anche quando parla d’amore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Vorrei scrive ancora. Forse. Può darsi. Chissà.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Non saprei cosa consigliargli in termini pratici, visto che sono neofita ed ignorante della materia quanto lui. Io consiglio di scrivere sempre e comunque, per se stessi, col gusto di scrivere e col vantaggio di accrescere la propria capacità di metacognizione.

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