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Intervista a Manuela Leonessa

Intervista a Manuela Leonessa, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoreManuela Leonella
È risaputo che l’imitazione sia alla base dell’apprendimento come pure del progresso, così io imito. Vergognosamente imito, non so se anche con profitto, ma lo faccio in molti campi e non me ne pento quasi mai. A volte capita anche con l’abbigliamento. Non so, vedo una donna con un look intrigante per strada e decido che starebbe bene pure a me. Qualcuno dirà che è una prerogativa del tutto femminile, se così è posso affermare che nel mio modo di leggere io sono assolutamente donna. Quando un libro mi entusiasma mi resta appiccicata addosso la voglia di scriverne uno così anch’io. Succede sempre, e l’entusiasmo diventa un onda che mi travolge spingendomi a scrivere incipit. Ne ho scritti un mare, tutti arenati alla seconda pagina come barche nella bassa marea.
Poi alla fine l’ho scritto. Un romanzo giallo intitolato “Il Lago di Neve.”
Non cercatelo, non lo troverete mai.
Ho iniziato a inviarlo a case editrici dal nome altisonante, che ovviamente mi hanno ignorato. Allora ho abbassato le pretese inviando il manoscritto a case editrici di media importanza per concludere con le minuscole. Non è successo nulla. Nessuna proposta e nessun rifiuto. Ignorata e basta. Devo dire che la cosa più che umiliarmi mi ha destabilizzato, ero di fronte a un muro di gomma e non avevo la minima idea di come sfondarlo. L’idea che il mio romanzo non fosse un buon prodotto, però, nella mia testa a cominciava a prendere forma.
Ma gli altri scrittori, quelli famosi, quelli che nei tuoi sogni più sfacciati vengono a congratularsi con te in occasioni di premi prestigiosi che ovviamente hai vinto tu, quelli come hanno fatto?
Ho cominciato a chiedermelo, ignorando ostinatamente la possibilità che ci fossero riusciti perché erano più bravi di me. Ho cominciato a leggere i loro romanzi dalla pagina dei ringraziamenti, così ho scoperto che molti si erano affidati ad una agenzia letteraria.
A questo punto dovevo scegliere la mia. Ovviamente non è stata una scelta rapida, ho analizzato le varie agenzie sul mercato in maniera accurata, perché è da una di loro che sarebbe dipesa buona parte del mio successo. Mi sono impegnata come uno scolaro che decide il liceo in cui iscriversi, e alla fine ho scelto. Non vi dirò quale perché mi hanno insegnato a dire il peccato e non il peccatore. Mi è costata cara e per quanto riguarda i risultati se per voi fa lo stesso, non mi ci soffermerei.
Quindi ero sempre al punto di partenza, scoraggiata ma ostinata ho cominciato a leggere i miei autori preferiti non più per diletto, e nemmeno dalla pagina dei ringraziamenti, ma con occhio critico. Dovevo capire perché loro funzionavano e io no. Fred Vargas, Ammaniti, Mc Ewan, e altri sono passati e ripassati sotto lo sguardo avido della mia determinazione. Fino a quando mi sono sentita pronta per scrivere il secondo romanzo. Le mie conoscenze psicologiche mi offrivano lo spunto per un’idea che alla fine siè rivelata vincente. Il mio lavoro è piaciuto a Piera Rossotti, direttore editoriale di EEE edizione esordienti ebook e così il mio primo libro conosceva i natali on line.
Perché tanta fatica? Perché continuo a scrivere? Un lavoro non basta e avanza?
Qualcuno dice che scrivere sia terapeutico, quello che fa bene a me è l’atto della creazione, e non c’è nulla di biblico in questa affermazione. Un libro è come un figlio? Sono d’accordo. Quando l’hai scritto te lo miri e te lo rimiri, ripercorri le pagine che trovi più belle con orgoglio, e ti rammarichi per quelle che avresti voluto diverse. L’hai scritto tu eppure ci sono passaggi che guardi con stupore, perché quando li hai pensati mai avresti immaginato che ti sarebbero usciti così belli.
A volte un capitolo particolarmente riuscito mi lascia in uno stato di beatitudine per giorni interi. Altre volte vago depressa perché non riesco a risolvere un passaggio.
E’ una lotta costante con le parole, per riuscire a realizzare il pensiero perfetto nel contesto perfetto con l’emozione perfetta, e in questo mi sento come Napoleone quando dice che la vittoria appartiene ai più perseveranti. In attesa di scrivere il best seller del secolo, dunque, io persevero.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Sono tante le cose a cui penso quando scrivo, cosa piacerebbe leggere a me, per esempio, e questo è facile. A me piace ridere. Trovare l’aspetto comico in dimensioni che non lo prevedono è una sorpresa che mi dona sempre benessere. Così lo cerco sempre anche quando a scrivere sono io. Poi c’è l’aspetto musicale. Scrivere un brano letterario è un po’ come scrivere un componimento musicale, per certi versi gli aspetti da considerare sono gli stessi. L’andamento, per esempio, che non può essere il medesimo dall’inizio alla fine altrimenti va da sé, il componimento risulterà monotono. Prendiamo, tanto per fare un esempio, la sinfonia n. 7 di Sibelius; inizia con un Adagio, inframezzato da un breve Vivacissimo, seguono un Allegro molto moderato intensamente melodico e un Vivace-Presto, così si conclude con un maestoso Adagio. Pensate a una composizione con una sola velocità dall’inizio alla fine, può funzionare con le ninna nanne che hanno l’unico scopo di addormentarci. Con un libro penso sia la stessa cosa, è necessario variare il ritmo, alternare momenti tranquilli ad altri adrenalinici, momenti brillanti ad altri drammatici. Se accanto a tutto questo si riesce a raggiungere ogni tanto le alte vette della poesia allora il lavoro sarà perfetto, perché credo che dovere di uno scrittore non sia solo quello di scrivere belle storie, ma di scriverle bene.

Parla della trama del tuo libro
”Sarà mica per sempre” è incentrato su un reale costrutto psicologico conosciuto come trasmissione intergenerazionale dei miti. Non è mio interesse in questa sede spiegarvi come funziona, perché è con esso che si scioglie il mistero di questa storia. E di mistero qui ce n’è tanto, in un romanzo che indaga su quelli che sono gli aspetti più inaccessibili dell’animo umano, dove risiedono le cause della motivazione e i germi della follia.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
I miei personaggi prendono spunto da lati del carattere di un sacco di persone. Amici, parenti, gente dello spettacolo. Quando descrivo un personaggio cerco sempre di ispirarmi alla realtà. É più facile quando il personaggio che si descrive possiede una personalità estrema o comunque curiosa, ma la realtà non è avara di questi dettagli. Affermare che ognuno di noi sia unico e irripetibile non è uno slogan, persino la persona più banale e noiosa , a ben vedere, ha qualcosa di straordinario, che può risolversi anche solo nella sua straordinaria banalità. Prima o poi mi cimenterò con un personaggio straordinariamente noioso, il risultato potrebbe essere molto interessante.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Per ora mi sono cimentata solo con i thriller, ma, a priori, non mi precludo nulla.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Nel mio futuro c’è un nuovo thriller dai contenuti esoterici che costringerà i protagonisti a indagare nel mondo della magia e delle sette demoniache. Inoltre sto cominciando a chiedermi se tra i miei personaggi qualcuno sia abbastanza stimolante da reggere una serie.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
A parte l’essere ostinato non saprei, sono un’esordiente anch’io, ho ancora tutto da imparare.

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