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Recensione di Giuliana Guzzon

La selezione colpevole di Andrea Leonelli

Sin dall’inizio non si può fare a meno di constatare chela scelta delle parole e delle assonanze di alcune di esse è La selezione titolo e logo2sicuramente frutto di una buona preparazione e cura della scrittura da parte dell’autore.
La sofferenza che trapassa ogni verso nasce dalla consapevolezza e desiderio di un altro possibile universo.
La tendenza e la tensione oscillano in un’altalena in cui la speranza diviene miraggio in uno statico immobilismo di dolore.
Andrea Leonelli usa la penna come un bisturi affilato, i versi nel loro incedere si vestono di duro sudario, senza mai abbandonare un’estetica musicale; dolorosa, amata od odiata.
Cupo supplizio  dentro un respiro profondo che identifica la vita come rifiuto d’appartenenza, vuoto scavato e infossato nella terra dove l’autore seppellisce i desideri in attesa di quel respiro agognato sinonimo di resurrezione.
Allo smarrimento di alcuni passaggi, quando l’autore sembra aver perso la meta, si sostituisce la consapevolezza di un sentimento da cogliere, in cui l’alienazione cerca rifugio.
A volte l’autore è spettatore di se stesso e qui la costruzione diviene più minuziosa, nella contemplazione completa e introspettiva.
Sguardo puntato verso l’orizzonte nell’incapacità statica di raggiungerlo. La vena pulsa, il cuore pompa, una bramosia esaltata da un potentissimo desiderio, dove irrompe consapevolezza e paura.
Amore tra le righe, sempre presente, protagonista e colpevole. Un grido soffocato e carico di amarezza e dolcezza allo stesso tempo, in cerca di una simbiosi in cui il rifiuto del quotidiano si specchia in una prospettiva futura.
In questo passaggio…

“…vivere una fiamma e poi…
Estinguermi elevandomi a valori negativi
rarefarmi fino a niente
annullarmi
azzerarmi
entropizzarmi
sparire.”

… si ha la sensazione di una propensione verso il nulla, verso un’afflizione in cui il poeta ha una visione surreale di se stesso, desiderio di spogliarsi del corpo, dell’anima, con i nervi tesi allo spasmo, agognando una rinascita

“…ma lascio la radice sperando di rifiorire…”.

A volte ho l’impressione che tutto sia chiuso, ermetico, ma poi mi accorgo che sotto la scorza vi è l’altra faccia, quella della bellezza, dell’armonia che il poeta non riesce a nascondere e che s’infiltra tra le tenebre e come l’acqua scivola tra le insenature delle rocce.
Questa silloge in sintesi, arriva dritta alla carne e batte sulle ossa senza mezze misure, in una continua salita e discesa, in cui a volte in certi sguardi si trasforma in alchimia del cuore.
A mio giudizio Andrea Leonelli dimostra un contatto fisico con la scrittura stessa, la fluidità delle parole è ordinata, precisa, chiara.
Denso, con una mano esperta che destreggia “il verso” sulla punta delle dita.
Mi è piaciuto molto e lo consiglio per la profondità del contenuto. 

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