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Recensione di Giorgio Bianco

La selezione colpevole di Andrea Leonelli. Recensione di Giorgio Bianco

La selezione colpevole - Poesia
La selezione colpevole – Poesia

Quante forme ha il dolore? Quali colori, quali dimensioni? Andrea Leonelli se lo chiede nella sua silloge “La selezione colpevole”. No, non è esatto. L’Autore, in realtà, non ha domande sul dolore: lo vive. Con la lucida dignità dell’artista, svela situazioni, stati d’animo, ingiustizie e sofferenze su cui, a buon diritto, una persona qualsiasi potrebbe adagiarsi, rinunciare. Soccombere.
Andrea no. Serio e determinato, le spalle curve ma la testa alta, mai abbandona il timone. La tempesta infuria, l’esile imbarcazione del suo corpo provato si spinge fra onde terrificanti e naviga, umile e lenta, attraversata da sinistri scricchiolii, eppure senza posa.

La metafora della navigazione è utile per chiarire il tipo di approccio alla poesia scelto dall’autore. Infatti, molto spesso, accade che la poesia sia una fotografia, una pennellata che tenta di catturare la verità. Nel caso di Andrea, invece, la poesia è un viaggio, segue una rotta. E in questo atteggiamento si riassume la qualità più spiccata dell’Autore: il coraggio. Perché sintetizzare il dolore attraverso una sferzata, significa chiudere gli occhi e saltare per poi non pensarci più. La scelta di Andrea è invece un’altra. Il suo cuore è tanto grande da contenere tutta la sofferenza e la sua mente tanto lucida da prenderne coscienza passo dopo passo, goccia dopo goccia. Un calice da svuotare. Senza fuggire, senza nascondersi. Lucido, fermo. Quasi come se raccontasse il dolore vissuto da un’altra persona.
Distacco? Proprio per nulla: il coinvolgimento personale ed emotivo del poeta è pieno e assoluto. Dunque, Andrea Leonelli è un cronista dei propri affanni, ecco la sintesi. L’Autore ci pugnala, ci sorprende con la schiettezza attraverso la quale offre il mistero della sopportazione da un lato, dell’orgoglio dall’altro.
Amore per il dolore? No, ricerca dell’umanità. L’Autore, offrendoci in modo sviscerato e viscerale il significato del male, ci dimostra di saper giungere al bene. E’ la sfida suprema: riconoscere, affrontare, superare le miserie, uscirne vivi e migliori. Andrea lo ha fatto.
Due frammenti: “(…) La sofferenza per continuare a vivere e sentirsi vivo (…)”; “(…) Attesi. Morii. Caddi. Rinascerò in nuova forma. Se tornerai nutrirò di me nuovi me che aneleranno averti. Mai avrà fine il bisogno di te”.
Lo sentiamo, l’amore. Ne parliamo tardi, perché tardi si svela, verso dopo verso, nella silloge di Andrea. Ma c’è. E’ lì. Basta coglierlo. E’ lì, l’amore: meraviglioso e violento, crudo come una cascata di ghiaccio. Ma è vivo e rappresenta in modo perfetto il messaggio dell’Autore, spietato e sfacciato, eppure pieno di vera umanità, quella che spesso altri nascondono dietro a sorrisi ipocriti o a improbabili abbracci. Chi cerca la verità, la trova in questo libro, che non per nulla, nel titolo, ci parla di “Selezione”.

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