Crea sito

Recensione di Alessia Cutrufo

La ricerca di una mano che restituisca calore, comprensione, che dipinga la vera figura che ormai si è spersa nel deserto di visioni confuse, ecco cos’è “Consumando i giorni con sguardi diversi” di Andrea Leonelli.

Una ricerca, un viaggio, un’esplorazione in una terra di nessuno che distorce la realtà, piegandola e forgiandola nel fuoco della fantasia e della magia, per celarne il reale cammino. Lo scontro tra le due anime: il tormento di un cuore che non riconosce se stesso, e il riflesso dal ghigno beffardo nello specchio. Un’equilibrista tra il mondo reale dal quale scappa e il “suo universo” oscuro ma accogliente, l’anima del poeta che scrive camminando su un filo sottile e fragile. Un perenne dormiveglia che ricrea la magia di melodie lontane, come sentieri verso il vero io di una penna che cerca se stessa nei suoi scritti. Un viaggio nell’inquietudine di chi allo specchio non riesce a vedere sé stesso  e sorridersi.

Un passato che segna, e un presente sopravvissuto, nella speranza di un futuro vitale nel quale finalmente trovare la mano calda di qualcuno che ha il coraggio di leggere dentro. L’umano che prende forma nel surreale di giochi di parole che mascherano e che, come trucco di scena finiscono per prendere il sopravvento. Un cuore che si è rifugiato in un noi che sembra essere luce nelle tenebre, ma che allo stesso tempo apre i veli alla furia della tempesta che senza ostacoli raggiunge l’Io del poeta e lo disperde.

La scelta meticolosa di parole che siano esatta descrizione di uno stato d’animo confuso, che si attorcigliano, creano e disfano immagini. Un mirabile gioco di specchi deformanti attraverso cui il lettore può cogliere e perdere attimi e frammenti di un vetro rotto che si sta ricomponendo. Il poeta presenta la realtà come una tragica recita, una sorta di film in cui maschere innocenti celano volti turpi e grotteschi, e lui si muove nel deserto di un palco scenico che lo vuole perfetto. Un corpo imperfetto che si veste dell’abito che gli altri gli cuciono addosso. Che si rifugia nudo e volubile in una terra che stenta a fiorire, lambita da venti ghiacciati che scavano la pelle e mostrano il vivo di un cuore che ha bisogno e cerca ancora la vita…

L’amore che illude ed illumina un volto donandogli il tormento che lo rende vivo. Quelle mani ogni volta riconosciute su corpi diversi che incrociano la via, ma che non lasciano altro che deboli respiri di ossigeno prima di riprendere i passi confusi.  Un fitto bosco di parole, di figure retoriche che creano scorci all’interno di una nebulosa realtà. Conducono per mano il lettore disorientato senza dipanare il labirinto di lana nel quale è entrato, bensì accompagnandolo attraverso le spirali, tra ali cadute e riti magici, tra lacrime amare e solitudine reale, tangibile.

Il travaglio di un Io che cerca disperatamente di Viversi e risconoscere se stesso dentro gli occhi di qualcuno, che attende il momento in cui il gioco perverso delle maschere svelerà sé stesso dandogli finalmente la possibilità di mostrarsi con il suo vero sorriso.  Un percorso che non termina nel libro, le pagine di “Consumando i giorni” sembrano più un modo per comprendere verso quale strada si sta andando. Un’autodenuncia che conduca alla rinascita. Un drago che attende nella sua caverna qualcuno che lo liberi dalle catene, e getta come unico segnale della sua vita deboli fiamme, in attesa di tornare a volare.

 Una lettura che è non solo cammino, ma anche bussola, che crea il caos riconoscendolo come  l’unico modo in cui l’ordine potrà poi ricostituirsi.


Leave a reply:

Your email address will not be published.

diciassette + quattordici =

*

Mobile Sliding Menu

Translate »