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Recensione di Sauro Nieddu

L’alba del sacrificio di Giancarlo Ibba

L’Alba del Sacrificio fin dalle prime pagine scopre alcune carte importanti. Nel breve prologo infatti siL'alba del sacrificio - Thriller/Horror descrive un sacrificio umano avvenuto proprio ai primi raggi del sole, all’alba dei tempi. Dopodiché la narrazione fa un balzo in avanti nel tempo per portarci in un epoca molto più vicina a noi, precisamente il 1991. I primi tre capitoli, salvo l’incubo iniziale, sono privi di avvenimenti di rilievo e si limitano a presentare il protagonista, Tommaso, e la di lui madre Francesca. Ma subito dopo il romanzo inizia a rivelare il suo carattere thriller/horror con la comparsa dell’anti-protagonista, Giovanni Massidda, e della strage familiare da lui compiuta. La tensione resta nell’aria, ma latente, per i successivi due capitoli in cui fanno la comparsa gli altri due personaggi importanti della vicenda principale, Maria, la nuova collega di Tommaso e l’ispettore della polizia Piero Diana, incaricato delle indagini sulla strage compiu! ta dal Massidda. Mentre si scoprono oscuri e flebili legami tra la vicenda di Tommaso e quella di Giovanni Massidda, la tensione aumenta in maniera graduale, fino al punto in cui il racconto s’interrompe bruscamente per seguire una lunga storia nella storia che narra l’antefatto agli eventi in corso. Una volta usciti da questo interludio che chiarifica la connessione tra la vita di Tommaso e quella di Giovanni, il ritmo della linea principale riprende il suo crescendo senza risentire dell’interruzione, fino a un finale sorprendente che nega ogni speranza non solo ai diretti interessati, ma all’umanità intera. Su tutta la storia, ingombrante più dei singoli personaggi, aleggia l’ombra inquietante di Villa Massidda, una tra le case maledette più carismatiche nella storia della letteratura, tanto da non sfigurare nemmeno se confrontata a mostri sacri del genere come la casa degli Usher di Poe, il Kinghiano Overlook Hotel o la casa stregata di Lovecraft. Il romanzo, pur essendo classificabile facilmente come horror/thriller, nel suo corso da adito a numerosi cambi d’atmosfera che ne fanno un opera molto variata, ben diversa dai tanti horror monocordi che rappresentano il livello medio del genere. Supportato da una scrittura sempre efficace ed appropriata, Giancarlo Ibba passa con disinvoltura da rilassate atmosfere familiari, a scene splatter intrise da un gusto spiccato per il pulp, dalle scene oniriche ad altre che trasportano il lettore in un ambiente poliziesco/investigativo di provincia. La parte strettamente “di paura” fa uso, senza risentire di incongruenze, di tutti i mezzi consoni al genere. Suspense, horror psicologico e, come già detto, splatter, si fondono senza soluzione di continuità in una commistione che rende difficile una catalogazione precisa di L’Alba del Sacrificio. Questo riuscitissimo melange è supportato oltre che da una scrittura di alto livello, da una spiccata ironia di fondo e da un gusto per la citazione che senz’altro potrà divertire i lettori più attenti. Sulle citazioni, provenienti dal mondo letterario ma anche dall’attualità e da quello cinematografico, attinte da fonti tanto disparate che elencarle prenderebbe troppo spazio, mi sento in dovere di fare un’ulteriore considerazione. Personalmente, di norma sono infastidito da una scrittura troppo infarcita da rimandi, in questo caso però, la sapienza con cui sono adoperate le inserisce tanto bene nel discorso generale da renderle, a meno di prestarci un attenzione particolare, praticamente inavvertibili. I personaggi, salvo per il principio malefico che muove la vicenda, sono persone comuni, la cui psicologia è resa essenzialmente attraverso l’azione, indulgendo raramente nell’introspezione. La semplicità realistica di questi personaggi è tale che diventa facilissimo intravvedere in essi un vicino di casa, un conoscente, o consentire l’immedesimazione diretta, portando il lettore da affezionarcisi fin dalle primissime battute. La struttura fluida, e l’equilibrio generale nella gestione delle scene e dei diversi umori del romanzo, fanno sì che L’Alba del Sacrificio si legga tutto d’un fiato, senza cali di tensione importanti. Un ultima considerazione. Il romanzo è ambientato nella Sardegna dei primissimi anni ’90, ma quella che Ibba descrive, non è in realtà tanto la provincia sarda, quanto l’idea di provincia in sé, trascendendo il discorso strettamente geografico per farne un luogo dell’anima. Un po’ come avviene per restare nel genere, nell’opera di Bradbury o in quella di Stephen King. Che dire quindi, una piacevolissima lettura che consiglierei a chiunque, eccettuati solo, per ovvi motivi, i soggetti più impressionabili o deboli di stomaco.

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