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Recensione di Marina Atzori

L’alba del sacrificio di Giancarlo Ibba

“Solus”: il paese sardo avvolto dall’arcano misterioso petroglifo… Da che parte iniziare? Dall’autore o dall'alba del sacrificio libro? Stavolta ho l’imbarazzo della scelta. Vorrei parlare di entrambe. Inizio così: il lettore si troverà di fronte ad un romanzo horror thriller, scritto da uno scrittore sardo, ambientato in terra sarda, precisamente nel sulcitano, su una collina dove si compiono riti “inconsueti” e dove si cela l’arcano di un misterioso petroglifo… Cosa ne pensate? Io dico che è una bella e intrigante miscellanea! Non posso fare a meno di sottolineare il rispetto che Giancarlo nutre per la Sardegna, ciò risulta palpabile sin dalle prime battute del suo romanzo. Le tematiche prevedono la necessaria trasposizione dell’ambientazione, vi troverete spettatori di un “teatro” di colpi di scena, la cui piattaforma è permeata da efferati omicidi e luoghi lugubri, tuttavia l’autore non si esonera dal descrivere in maniera riguardosa ed elegante, anche l’aspetto imperscrutabile di questa meravigliosa isola in cui si svolgono delitti da ! brivido. Con particolare fantasia l’autore inventa il nome della location: Solus, così si chiama il paese, dotato di un palcoscenico che trasuda scene cruente e personaggi ben disegnati. Ecco, io credo che Ibba detenga una capacità descrittiva degna di un sincero apprezzamento. Sin dalle prime pagine ho potuto immaginare volti, paesaggi e stati d’animo attraverso le sue parole. Quando un lettore può in qualche modo compiere questa azione, vuol dire che siamo decisamente a buon punto. Sicuramente la passione e la conoscenza di un argomento caro, quale quello della terra natia, ha dato una grossa mano alla riuscita di questo thriller. Qualcosa di familiare scorre tra le righe, da conterranea ho avvertito quel filo di Arianna che decreta la Sardegna come una delle regioni più tenebrose e misteriose. Le scelte dello scrittore sardo non sono casuali, ha utilizzato infatti un prezioso asso nella manica, insomma ha giocato in casa, passatemi i termini, e ha fatto non bene,! di più! Le figure che più mi hanno colpita sono state quell! a di Fra ncesca e Tommaso, mamma e figlio. Ben descritto il legame, da una parte ansiogeno quello di lei, dall’altra quasi distaccato quello di lui. La morte del padre ha indubbiamente segnato le sorti di questa famiglia che tenta di sfuggire al dolore aggrappandosi alla quotidianità, presto stravolta da eventi terribili. Un altro elemento coinvolgente è un oscuro manoscritto che nasconde segreti inviolati… Ma torniamo ai personaggi, altra figura importante, è Giovanni, che in preda ai suoi deliri risulta ambiguo e fuorviato da “elementi” esterni alla sua volontà, essi per l’appunto lo inducono a compiere azioni che hanno il sentore del non ritorno. Nella Carbonia de “L’alba del sacrificio” scivolano eventi raccapriccianti ai quali risulta difficile sin da subito, dare delle spiegazioni plausibili. I caratteri dei protagonisti chiariscono aspetti psicologici deviati che sposano perfettamente l’intento di rimescolare gli avvenimenti e lasciare così, chiavi di ! lettura diverse e continue ipotesi su incredibili accadimenti. Persino gli agenti di polizia hanno un aspetto ben studiato e ben legato, delineando anche alcuni aspetti umani per nulla scontati. I dialoghi sono cuciti bene addosso all’intero racconto e l’autore devo dire padroneggia e sfoggia un lessico che appare volutamente ricercato. Il meccanismo funziona, è scorrevole, ogni personalità acquisisce una sua unicità di espressione prestando al libro una coerenza che si evolve con un buon ritmo, pur non sfuggendo alla trama ben costruita. Insomma, la curiosità tiene incollati fino all’ultima pagina. Mi è piaciuta molto anche la parte finale dove l’autore racconta la sua passione per la scrittura e il modo in cui ha trovato gli spunti per creare il suo manoscritto, una mossa originale per parlare di sé e del suo percorso da scrittore con estrema umiltà.

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