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Recensione di Giuliana Guzzon

C’era una volta in Sardegna di Giancarlo Ibba

Giancarlo Ibba dà vita ad un amalgama di episodi che gravitano intorno ad un filo conduttore, con una scrittura fluida in cui leIbba_EEE ambientazioni sono minuziosamente descritte e ricche di particolari. Il tono e lo stile risultano concisi, crudi e carichi di pathos. L’autore usa con destrezza la penna e ci porta per mano con abilità, nei meandri più oscuri, dando vita ad una storia angosciante; un “viaggio nell’incubo”. Una scrittura visiva dal sapore forte, da pellicola cinematografica, in cui non si perde MAI la percezione del personaggio, i suoi movimenti, le sue emozioni e l’ambiente che lo circonda. “Una violenta raffica di maestrale penetra nel paese addormentato, scava nel suo fango, rimescola la polvere e strappa le ultime foglie secche ai rachitici alberelli che circondano la piazza. L’aria profuma di eucalipto, terra bruciata e salsedine.” Sono rimasta positivamente impressionata dalla grande capacità di sintesi, in cui, con stile asciutto, Giancarlo Ibba mette in evidenza un’espressione facile e piacevole alla lettura, carica di suspense, che attanaglia il lettore pagina dopo pagina. Se cercate delle lacune, non ne troverete. Così come non troverete parole superflue, in eccesso. Tutto è meticolosamente strutturato come in un puzzle; non manca mai un pezzetto. La composizione del romanzo è affascinante. Fantasia estrema di storia nella storia, con un meccanismo di flash horror-thriller paragonabile ai grandi autori. La trama presenta un intreccio, un concatenarsi di azioni che hanno la loro origine nel passato, in cui il protagonista, a causa di flash paranormali, viene catapultato in prima persona come uno spettatore passivo: coinvolto emotivamente evoca visioni che sfociano nel terrore puro. Atmosfera cupa, a tratti satirica, con concetti e metafore cesellate ed incastonate dall’autore come un “artigiano” professionista. “… intrappolato in una trasposizione a tinte horror della favolosa Spoon River. La differenza è che a Solus, i morti non parlano restando tranquilli nelle loro tombe… ma ti urlano dritto nel cervello.” Giancarlo Ibba sceglie, per la narrazione dei suoi romanzi, una “location” ancorata alle sue origini natie; la Sardegna. Espone davanti ai nostri occhi, un’isola lontana dal turismo, ricca di particolari e tradizioni tramandate che solo chi ci è nato e vissuto può conoscere. Lui ci offre un volto molto intimo della sua terra, inserendo aneddoti, racconti e misteri temuti da generazioni. L’ambientazione è un punto di forza del romanzo e la decisione dell’autore di scegliere un paese di provincia, che lui conosce, dona alla lettura un’aria familiare. I romanzi di Ibba hanno il pregio di dimostrare come il genere horror sia in evoluzione anche in Italia, dove le suggestioni popolari convivono con gli incubi, fondendosi in un nucleo di inquietudini tangibili e mentali. Romanzo suggestivo, inquietante, intenso, con un finale per metà inatteso. Dovete leggerlo per capire di cosa sto parlando. Consigliato!

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