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Intervista a Eugenia Guerrieri

Intervista a Eugenia Guerrieri, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoredeathdoc
Scrivo da quando avevo tredici anni e ricordo ancora con tenerezza e affetto quei lavori imperfetti, quelle storie ai limiti dell’assurdo. Peccato averle perse negli anni, tra i vari traslochi, “cambi di stagione” nelle librerie, anziché negli armadi… ho continuato a scrivere anche dopo, non ho mai smesso. I miei lavori iniziali erano sceneggiature, poi ho deciso di provare con i romanzi. Ma non è detto che le sceneggiature le abbia abbandonate per sempre.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Il mio modo di scrivere è ispirato da tutto e non è ispirato da nulla. Leggo molto, forse anche troppo, ma quando mi fermo a guardare quello che mi circonda (tralasciando la situazione politica nazionale e internazionale, argomenti che mi annoiano immensamente) mi dico: MIO DIO! MEGLIO LEGGERE E NON PENSARCI! Ultimamente, vista l’ambientazione del mio romanzo già pubblicato con la Edizioni Esordienti, posso dire che mi ispiri qualsiasi cosa, situazione o persona io veda accanto a una tomba.

Parla della trama del tuo libro
DEATHDOC racconta la storia del custode di un cimitero di provincia… e qui molti penseranno sicuramente a DELLAMORTE DELLAMORE, invece no: sebbene io abbia trovato fighissimo il personaggio di Dellamorte Dellamore e originalissima l’ambientazione, il mio romanzo non c’entra un tubo. Dicevo: il protagonista del mio romanzo è il custode di un cimitero di provincia. Un cimitero normalissimo, dove non spuntano gli zombie dal terreno, non è popolato da strane creature malvagie, se non i visitatori che ogni giorno vanno a portar fiori ai loro cari estinti. Paolo Grandi, questo è il suo nome, conduce una vita molto riservata e non parla quasi mai con nessuno perché nessuno vuole parlare con lui. Poco male, gli interessa solo svolgere il suo lavoro e se nel cimitero fosse proibito far entrare i dolenti sarebbe ancora meglio. In realtà, l’isolamento di Paolo Grandi è forzato, dietro quel nome si cela infatti l’identità di Giovanni Di Micco, un brillante ex medico che dieci anni addietro si macchiò di un orrendo crimine, il peggiore che un medico possa mai compiere: l’assassinio dei propri pazienti e il traffico illegale dei loro organi. DEATHDOC, il Dottor Morte. Nessuno conosce la verità, a parte il suo aiutante e migliore amico Alessandro Mazzone, medico come lui… e figlio del primario del reparto dove ha lavorato prima che scoppiasse lo scandalo. Rassegnato all’esilio, Paolo/Giovanni passa le sue giornate nel cimitero, seppellendo e disseppellendo cadaveri, dando direttive alla sua squadra di necrofori, detestando i visitatori particolarmente molesti, e cercando di educare due figli gemelli particolarmente vivaci. Ma la sua “vita in mezzo alla morte” viene stravolta dal ritorno di una, anzi, due persone appartenenti al suo passato. E lui, pian piano, comincerà a voler riportare alla luce la verità sulla sua caduta in disgrazia: cosa succedeva, realmente, nel reparto dove lavorava? Un solo medico non può gestire senza un potente aiuto un traffico così grande e ignobile come quello del traffico di organi umani…

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Sì, sempre: ognuno di loro ha qualcosa di me. Naturalmente per quanto riguarda quelli più importanti. Ma capita pure che siano totalmente uguali a qualche mia amica o amico. Ad esempio il protagonista di DEATHDOC è ispirato in tutto e per tutto a un giovane anatomopatologo che ha scelto la carriera di sovrintendente cimiteriale; ma, inevitabilmente, in lui ci ho messo anche del mio.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Io amo moltissimo le serie TV e me ne sono voluta creare una. Il mio primo lavoro, quello che da sceneggiatura ho trasformato in saga (ancora incompleta). Perciò mi piace scrivere delle persone. Cerco di scrivere il più possibile sui miei personaggi, anche se spesso molte cose non le faccio leggere a nessuno e tengo per l’editore e per i lettori solo le parti inerenti alla storia che intendo pubblicare. Restereste sorpresi nel sapere che di Paolo Grandi/Giovanni Di Micco ho scritto di tutto e di più. L’unico campo in cui rifiuto di addentrarmi è quello erotico, che proprio non mi piace.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Ovviamente finire la revisione del seguito di DEATHDOC, intitolato IL SIGNORE DEI CIMITERI. Pubblicarlo. Per il resto, continuerò a scrivere tutto quello che mi frullerà per la testa.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
A un esordiente consiglierei di credere in se stesso e nella sua storia. E soprattutto di non scegliere di scrivere un fantasy, come molti fanno… è meglio una storia imperfetta ma originale e “sentita”, magari ispirata ai vicini di casa, che un’accozzaglia di vampiri, angeli caduti, ecc. ecc. tutti riuniti in una storia che magari non sarà nemmeno bella perché troppo assurda anche per il genere fantasy.

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