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Recensione di Roberto Paradiso

Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità di Giovanni Garufi Bozza

Un libro è come una storia d’amore: o si trascina stancamente fino alla fin che, prima o poi, inevitabilmente arriverà, 2oppure ci travolge come un onda e ci fa sfruttare ogni istante disponibile per godere dell’oggetto della nostra passione. Selvaggia è stato questo. Un libro che mi ha colpito sin dall’anteprima in cui ho messo un “mi piace” sul social network. Ed è in questa occasione che ho conosciuto “telematicamente” l’autore. Ogni uomo è un isola, diceva John BonJovi, ma, come dice Hugh Grant in “about a boy”, esistono gli arcipelaghi… Per quelli come me sono gli arcipelaghi fatti di gente con la quale ci accomuna la passione per la buona lettura e lo scrivere. Con Giovanni Garufi Bozza, oltre a questa, anche la data di nascita (sebbene io sia nato esattamente vent’anni prima) e la città. La storia dei due protagonisti è una storia semplice, piacevolissima, scorrevole e godibilissima. Ognuno di noi veste o vorrebbe vestire una maschera. La indossa, solo una volta, il giovane protagonista; la indossa, sistematicamente e metodicamente, la protagonista nei suoi “chiaroscuri di personalità” come ci suggerisce il sottotitolo dell’opera. Cosa ci spinga ad indossare queste maschere è semplice. voler scappare dalle mura della dorata prigione (od oscura fortezza a seconda dei casi…) che la società, la Vita, le convenzioni di un ambiente hanno costruito attorno a noi sedimentando e cronicizzando legami, comportamenti, sentimenti. La cosa buffa è che la chiave di questa prigione è nelle nostre mani. Solo noi possiamo girare la serratura del cancello che ci renderà liberi di essere veramente noi stessi. Ma, spesso, gli stessi lacci che ci tengono ancorati al nostro status quo, sono le catene che frenano la nostra mano. E, come nel libro, l’unica forza che può spingerci a fare il grande passo è solo l’Amore. Non si tratta di un Amore a prima vista; sebbene il protagonista resti subito colpito dallo sguardo e dal fascino della ragazza, l’amore nasce come un onda di Tsunami, lenta, costante e potente che quando arriva trascina tutto ma che, vista da lontano, sempbra un onda come le altre… L’amore che arriva un giorno quando la voce che ci urla dentro non può più essere soffocata e che ci fa capire che, l’amata o l’amato, è la cosa a cui pensiamo più di quanto pensiamo a noi stessi. E questa forza riesce a spezzare le catene, a muovere la mano che girerà la chiave del cancello della nostra prigione. L’autore, nell’epilogo, dichiara che la storia non ha nulla di autobiografico. Forse in parte è vero, ma, secondo me, c’è molto di lui nel libro. Di sicuro solo chi ha provato un amore così intenso può descriverlo con tanta passione. Io, ed è una mia personale interpretazione, ritengo che la protagonista sia stata, nella vita reale, una giovane donna cui le convenzioni della società e dell’ambiente in cui viveva, non le davano modi di sfuggire ad un bellissimo abito che la stava stritolando. E, come detto, solo la forza di un grande amore le ha consentito, anzi ha consentito ad entrambi, di far uscire allo scoperto la loro personalità completa. Questa storia, nata e sviluppatasi in molti anni, come detto dall’autore, è una storia adatta ai giorni d’oggi. Adatta ai giovani, come e molto di più di tanti libriccini della “saga dello scusa se…” che, oltre al gergo simil-giovanilesco, non comunicano nulla di più; ma anche adatta a molti uomini e donne mature che, specialmente di questi tempi, affollano gli arcipelaghi virtuali dei social network trasformandosi in machos giovanil-tragressivi oppure in pantere libertino-gaudenti salvo poi ritrovarseli in ufficio arcigni e conformi al clichè di “seri professionisti” oppure al supermercato che disquisiscono, con aria disgustata, della decadenza dei costumi. Selvaggia è una storia che invita ognuno di noi a trovare la strada per essere, finalmente, noi stessi. Perché la nostra isola è bella e, nel mondo, c’è sempre chi la sa apprezzare.

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