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Recensione di Stefania P.

Alina, autobiografia di una schiava di Giovanni Garufi BozzaAlina

Innanzitutto, un commento quasi banale: il tuo libro mi è piaciuto molto. Il parallelo tra prostituzione e schiavitù, filo conduttore del romanzo nonché, purtroppo, metafora fedele della realtà, emerge con forza da ogni pagina; ed è un concetto tutt’altro che scontato, che è anzi giusto ribadire e non dimenticare: difficilmente, infatti, vedendo provocanti signorine ai lati delle strade, ci si rende conto della condizione di sudditanza fisica e psicologica cui queste sono costrette, private di qualsiasi libertà, dignità e speranza di cambiamento. Questa squallida realtà viene abilmente celata da abiti succinti, trucco pesante e moine seducenti, impedendo di aprire gli occhi sulle organizzazioni criminali che muovono il mondo della prostituzione e suscitando tutt’ al più sentimenti di pietà o addirittura disgusto dettato da un falso moralismo. Alina racconta in modo verosimile il dramma delle ragazze attirate in Italia con l’illusione di una vita migliore e un lavoro, per poi essere sbattute su un marciapiede private perfino della propria identità. Trovo molto coraggiosa la scelta di narrare la storia in prima persona, non solo per la durezza delle tematiche trattate, ma anche per la difficoltà di farlo assumendo un punto di vista femminile. A mio parere, ci sei riuscito abbastanza bene, anche se hai preferito non osare spingendoti troppo nei profondità nei pensieri e nelle sensazioni di Alina. La tua scrittura fluida e scorrevole, comunque, impedisce di annoiarsi e rende coinvolgente la lettura in ogni suo punto. In particolare, mi hanno colpito l’incontro di Alina con don Bruno e Daniel e la sua fuga dalla schiavitù, quello con lo zio, ormai incapace di qualsiasi cosa, che alla fine riceve il perdono di Alina, e l’inizio di una nuova vita con Daniel, di nuovo a Roma… avrei preferito un maggior approfondimento della psicologia di certi personaggi, come anche di certe situazioni vissute dalla protagonista nel libro (in particolare, la permanenza nella comunità di recupero). Trovo che la ricchezza di episodi, dettagli, dialoghi, renda la narrazione più vivida e contribuisca molto all’immedesimazione del lettore (e cosa c’è di meglio dell’immedesimazione per trasmettere un messaggio attraverso la scrittura?). Ti faccio i miei complimenti, se scriverai qualcos’altro, sarò felice di leggerlo.

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