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Recensione di Pietro S.

Alina, autobiografia di una schiava di Giovanni Garufi BozzaAlina

In tutta sincerità, leggere Alina è stato inizialmente quasi un dovere. Un modo per far piacere al collega di lavoro che desidera, giustamente, far conoscere la propria opera alle persone con cui passa buona parte della propria giornata. Non sapevo cosa si nascondesse dietro a quella copertina con un’immagine sensuale e aleggiava in me il pensiero che in fondo sarebbe stata una delusione (lo ammetto non sono uno che dà facilmente fiducia). Quando ho capito che si trattava di una storia di prostituzione, ho immaginato di leggere una serie di violenze che rimanevano fini a se stesse, un po’ per quel gusto del macabro che oggi è tanto diffuso; non mi sarei mai aspettato un’opera tessuta così finemente, alla stregua di un arazzo intrecciato con fili sottili e preziosissimi. Non soltanto, come avevo immaginato, il racconto di una storia…Alina è molto di più! È un insegnamento di vita, un segno chiaro della profonda umanità e capacità di immedesimazione dell’autore, la voglia di migliorare il mondo in cui viviamo, combattendo contro l’indifferenza e l’ipocrisia dilagante. Il modo di strutturare la storia, la precisione con cui è narrata e la premura con cui il lettore viene “accompagnato” nelle parti più cruente mi hanno lasciato letteralmente senza parole. Per concludere, ed in risposta ai ringraziamenti posti a termine della storia, sono io a dover ringraziare l’autore. E non si tratta della solita sviolinata. Grazie perché se un buon libro in qualche modo stimola in noi un cambiamento positivo, il tuo ha sicuramente dato il suo contributo a questo. Mi ha fatto vivere l’importanza del perdono, insegnato a non dare per scontata la sofferenza altrui, fatto comprendere che ogni dramma della nostra vita può essere rielaborato in maniera positiva. La mente umana ha davvero delle potenzialità di fronte ai fatti traumatici, che neanche immaginiamo. Non mi intendo di psicologia, ma nella storia di Alina il marchio del mestiere era ben evidente ma non per questo buttato lì o banalizzato.

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