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Recensione di Rosanna F.

Alina, autobiografia di una schiava di Giovanni Garufi Bozza

Alina è arrivata a casa mia due giorni fa, in una busta bianca, con una dedica personalizzata per me.Alina (Molto gradita peraltro). Perché l’autore Giovanni Garufi Bozza è uno scrittore speciale per tanti motivi. (Chi segue assiduamente il mio blog si ricorderà del suo primo libro, Selvaggia, una vera e propria sorpresa). Una delle ragioni per cui ritengo Giovanni speciale è che si tratta di uno dei pochi scrittori che fanno sentire il lettore protagonista della vicenda e non semplice spettatore. Giovanni è capace di “coccolare” i suoi lettori, scegliendo di spedire i libri ordinati in prenotazione ciascuno con una dedica apposita per il destinatario. (Un lavorone per Giovanni, ma molto gradito da chi riceve il libro!). Non pago di questo, Giovanni permette anche ai propri lettori di ottenere un secondo romanzo in regalo, spiegando in che modo solo alla fine della lettura di Alina. Questo per mantenere vivo il rapporto con chi legge i suoi scritti. Ma torniamo al libro. Quando ho aperto la busta era ora di cena, così mi sono detta: leggo solo l’inizio e poi continuerò con calma. Bel proposito fallito miseramente… 🙂 Sono stata catturata subito dalla vicenda e ho finito il libro in meno di 24 ore. La vicenda narrata nel romanzo è molto dura. Il tema trattato è quello della prostituzione e dei maltrattamenti inaccettabili che subiscono le ragazze sfruttate per finire sul marciapiede. Già nell’introduzione Giovanni avvisa i lettori: la storia è dolorosa e ci sono paragrafi pieni di violenza e sofferenze. Tenuto conto di questo mi sono avventurata nella lettura con profondo rispetto. Il libro è narrato in prima persona da Alina, una ragazza di diciannove anni di Praga, che racconta la sua esperienza avvenuta due anni prima, quando aveva diciassette anni. Alina viene spinta da persone amiche a partire per l’Italia per andare a lavorare in un ristorante, convinta che in questo modo potrà aiutare lo zio che l’ha cresciuta dopo la morte di suo padre. Ma le speranze di Alina naufragano già durante il viaggio quando si rende conto che non è la sola a fare questo percorso e che il trattamento riservato a lei e alle altre ragazze è tutto meno che degno di esseri umani. L’incubo di Alina continua quando viene portata in un edificio che ospita diverse ragazze, tutte destinate al marciapiede. Lentamente e dolorosamente, Alina si renderà conto che non può sfuggire ai suoi aguzzini e che l’unico modo in cui potrà andare avanti è anestetizzare se stessa, cedendo il proprio corpo come una parte che non le appartiene, ma restando fortemente legata alla propria anima che nessuno le potrà strappare. Finché entra in scena un personaggio che avevamo ben conosciuto in Selvaggia e che ritroviamo con molto piacere anche in questo romanzo… L’intento di questo libro è rompere il muro di silenzio e indifferenza che accompagna la prostituzione nelle nostre città. Ho riflettuto sul fatto che anche io spesso quando vedo le prostitute in strada (e ultimamente ce ne sono molte più di prima, almeno nella mia zona) le guardo distrattamente e poi penso ad altro. Dopo aver letto questo libro, un atteggiamento di questo tipo non mi sarà più possibile. Perché in ogni ragazza immaginerò il dolore di Alina nell’annientamento di sé e nelle brutalità subite. Una delle attività principali di Giovanni Garufi Bozza è lo studio della Psicologia della Salute, e questo orientamento traspare nel messaggio molto importante che possiamo fare nostro chiudendo il libro: qualsiasi evento, per quanto penoso e distruttivo, può diventare risorsa per migliorare il futuro. E su questo, vista anche la mia esperienza con il cancro, non posso che essere d’accordo.

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