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Recensione di Daisy Raisi

Alina, autobiografia di una schiava di Giovanni Garufi Bozza

E’ un libro che ho letto tutto d’un fiato, con estremo interesse e particolare attenzione, questo di Giovanni Garufi AlinaBozza. Un libro, scritto in prima persona, facendo parlare la protagonista, che tratta un tema scomodo e difficile e lo fa senza mezzi termini, con scene crude che contrastano con il linguaggio forbito e lo stile curato dell’autore (ma questo particolare ha una sua motivazione, un suo perché, come scoprirete al termine della lettura). Sfogliando le sue oltre 250 pagine, ho sofferto con la protagonista Alina, per la sua dignità di donna e, in primis, di essere umano umiliato, violato, privato di qualsiasi parvenza di umanità, costretto a drogarsi , a prostituirsi, ingannato e tradito dalle persone che più avrebbero dovuto proteggerla e amarla. Ho seguito, con sincera partecipazione e apprensione, il suo dramma, che è il dramma poi di tantissime giovani, attirate in questo Paese dal miraggio di una vita migliore, per poi ritrovarsi a battere sul ciglio di una strada, confinate in veri e propri lager, vessate, struprate e terrorizzate dai loro aguzzini per i quali sono solo bestie da domare, azzerandone la volontà, merce di scambio e di lauti guadagni. Ho condiviso la sua smania di ribellione e quella umanamente comprensibile di vendetta, la sua volontà di riscatto, la sua forza, le sue lacrime, la sua disperazione. Mi sono aggirata con lei per le strade di Verona e per i quartieri di Praga, ne ho seguito il percorso di recupero e la lotta per ottenere giustizia. L’ho profondamente apprezzata per la capacità di non farsi piegare da nessun evento, nemmeno dal più atroce e di ricostruirsi pezzo per pezzo, con estrema tenacia e volontà. Quando ci si immedesima a tal punto nella protagonista di un romanzo significa che chi l’ha scritto è stato in grado di compiere un ottimo lavoro, trasmettendo con forza sentimenti ed emozioni, che è poi il privilegio dei veri artisti, dei veri scrittori. Quello di Giovanni è un libro di denuncia sociale: vi si punta il dito contro un’Italia perbenista e ipocrita, contro le scelte di certi commissari e la loro miopia e corruzione, contro certi provvedimenti e certi istitui che non debellano la piaga della prostituzione ma fingono ipocritamente di farlo o peggiorano le condizioni di chi versa già in situazioni di estrema difficoltà ed emarginazione. E’ un libro che si chiude con un messaggio di speranza, sentimento che non deve mai mancare nella vita perché forse gli eventi potranno piegare il nostro corpo ma mai la nostra anima: se conserviamo la forza di credere, niente e nessuno potrà mai renderci schiavi e vinti per sempre. Un’opera bella, commovente e forte, quindi, quella di questo ventottenene romano, alla sua seconda prova letteraria, in fatto di romanzi, dopo “Selvaggia”, che, da abile psicologo, sa rendere, con estrema precisione e perizia, emozioni, sensazioni e dinamiche interiori, invitandoci a immergerci insieme a lui e ai suoi personaggi nei meandri dell’animo umano, per scoprirne punti di debolezza e di forza, misteri e segreti, traumi e insospettabili risorse. Un viaggio affascinante e drammatico, coinvolgente ed educativo, per una lettura di spessore che consiglio a tutti voi

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La Feltrinelli

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