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Intervista a Emanuele Gagliardi

Intervista a Emanuele Gagliardi, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoreLa pavoncella
Ho esordito nel 2011 con un noir dal titolo “La maschera” che ha vinto il premio letterario NarreRai, destinato ai dipendenti del gruppo RAI dove lavoro dal 1999. “La maschera” si è pure classificasto terzo al Premio Carver 2012. Successivamente ho pubblicato un altro thrille, “La neve” che ha avuto anch’esso buoni riconoscimenti. Quest’anno il mio ultimo thriller, “La pavoncella”, si è aggiudicatao il 1º premio al Concorso Edizioni Esordienti Ebook per genere giallo-thriller-noir-horror e spy story. Ed è in uscita un altro romanzo dello stesso genere, dal titolo “Un’estate” (Giovane Holden Edizioni)

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Sostanzialmente la nostalgia. La nostalgia per gli anni Settanta, che sono stati gli anni della mia infanzia, della spensieratezza. Anni per me pieni di luce e di colori accesi, anche se storicamente sono denominati, e purtroppo sono realmente stati, “anni di piombo”. Ho una figlia di otto anni che, come tutti quelli della sua età, adora infilarsi nel lettone per essere coccolata da noi genitori. Le raccomando sempre di godersi quanto più può questi momenti perché in un batter d’ali si trasformano in nostalgia. Io scrivo romanzi le cui vicende si snodano esclusivamente negli anni ’60 e ’70: è il mio modo di riportarmi a quella sensazione mai dimenticata.

Parla della trama del tuo libro
Siamo nel novembre 1975. Da pochi giorni è stato ucciso Pasolini. La polizia ha catturato un “ragazzo di vita”, Pino Pelosi, al volante dell’auto dello scrittore. Il diciassettenne confessa quasi subito di esser autore del delitto scaturito da una lite per questioni di mercimonio omosessuale. È una versione palusibile, nonostante parecchie incongurenze, che diviene tosto la versione accreditata dai media e dall’opinione pubblica. Una settimana dopo, però, viene assassinato il direttore dello staff presidenziale dell’ENI. Lo trovano morto, seminudo, nella sua villa di Fiumicino. Delitto passionale? Sembrerebbe. Ma non passano sette giorni un altro dirigente dell’ENI viene rinvenuto cadavere in circostanze analoghe, stavolta in una stanza ad ore del quartiere Africano. I media cominciano a parlare di “faida interna”, addirittura dell’ “anatema di Enrico Mattei”! Quando poi si viene a sapere che i dirigenti ammazzati avevano ricevuto un plico anonimo con copie degli appunti per un romanzo-inchiesta sulle relazioni fra ENI, politica e stragismo che Pasolini stava scrivendo prima di morire, si scatenano le congetture e scricchiolano parecchie poltrone nei palazzi del potere… Il commissario Umberto Soccodato, che conduce le indagini, non crede però alla pista politica. Secondo lui ad uccidere è stata una donna e sulle donne legate ai due morti concentra la sua attenzione. Per Soccodato Pasolini non c’entra, sebbene sarò proprio il poeta massacrato all’Idroscalo di Ostia a fornire indirettamente al commissario la chiave per dipanare il bandolo dell’intricatissima matassa.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Assolutamente sì. Il commissario Soccodato, anzi, è proprio un alter ego: nei gusti, nell’abbigliamento, nel carattere iconoclasta, dispettoso ma in fondo bonario, religioso e legato alle tradizioni “tout court”. Gli altri personaggi, invece, sono spesso fusioni di elementi che caratterizzano le persone che frequento, i colleghi di ufficio soprattuto. Un’azienda enorme come la RAI, dove lavoro da quindici anni, è un autentico microcosmo sociale, a volte un vero e proprio trattato vivente di psicopatologia… in cui, sia chiaro, io sono ricompreso fra i soggetti più rappresentativi!!!

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
La mia passione è il thriller, il noir. Qualcosa di più profondo del semplice giallo che è concentrato vieppiù sul caso e sull’indagine. Il noir, il thriller, punta anche, e forse di più, sull’atmosfera. Mi piace interessare il lettore, ma ancor più mi piace avvolgerlo, con la calda coperta dei ricordi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Scrivere ancora, senza dubbio. Non so stare senza scrivere, senza il magico ticchettio della mia monumentale, fedelissima Olivetti 80. Scriverò altri noir, ne ho in mente uno ambientato a Gaeta nel 1972, e magari proverò cimentarmi con altri generi.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Tre cose. Primo: osare. Nel senso di scrivere senza pudore le cose che sente dentro. Poi: immedesimarsi nel lettore. Chi scrive sa perché scrive e cosa scrive, ma la testa di chi legge è un’altra. Quindi non dare mai nulla per scontato ed evitare sfoggio di conoscenze, quest’ultimo risulta piuttosto noioso. Da ultimo: munirsi di una copiosa scorta di umiltà, iscrivere i propri inediti ai concorsi letterari, anche quelli meno conosciuti; prendere contatti con piccoli editori che selezionano manoscritti… Tentare, tentare e tentare ancora.

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