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Intervista a Anna Maria Funari

Intervista a Anna Maria Funari, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoreAscoltandoilcuore
Beh, credo di aver iniziato un po’ come tutti; della mia inclinazione a scrivere se n’era già accorto il mio professore di italiano alle superiori ed ha sempre incoraggiato questa mia peculiarità. Poi nel 1985 ho partecipato, più per curiosità che per altro, a un concorso al quale avevo spedito un racconto ricevendo una segnalazione di merito. Da lì in poi ho continuato a scrivere racconti, a partecipare a concorsi e spesso le mie piccole opere si classificavano decisamente bene. La strada non è mai stata facile; spesso ci sono stati momenti in cui mi sono detta “Ma che lo faccio a fare?”. Poi la risposta la trovavo quando guardavo quelle pagine lasciate a metà. Il “grande salto” c’è stato nel 2010, con la pubblicazione di uno spy-story (L’isola dei graziati) che, cronologicamente, era l’ultimo nato della mia produzione. Poi nel 2012 è arrivato Fuoco Che Danza, apripista di una trilogia sui Nativi americani e ora, nel 2014, la raccolta Ascoltando il Cuore. Direi che posso essere contenta ma di non aver certo “finito” di raccontare. Anzi, tutto questo è uno stimolo a continuare.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Non c’è qualcosa in particolare da cui traggo ispirazione. Può essere qualunque cosa: un’esperienza di vita, come per Fuoco Che Danza, o un accadimento lontano motivo di discussione e confronto come per L’isola dei Graziati. Oppure, come nel caso di Ascoltando il Cuore, una serie di vicissitudini dirette e indirette riversate su dei protagonisti che, per caratteri e caratteristiche, riescono a renderle reali. Quel che sicuramente mi piace è lasciare a chi legge, oltre a sensazioni ed emozioni, anche la libertà di “partecipare” alla storia, di sentirsene parte attiva durante la lettura. Voglio lasciare la libertà di immaginare luoghi e situazioni dando descrizioni “minimal” e di muoversi nella storia insieme ai protagonisti. Leggere non deve essere solo una serie di parola di senso compiuto che costituiscono frasi, periodi, paragrafi e pagine. Deve essere un “vedere con gli occhi della mente”. Non so se riesco a rendere l’idea.

Parla della trama del tuo libro
Ascoltando il Cuore è una raccolta di tre romanzi brevi; apparentemente sono scollegati tra loro ma i protagonisti hanno qualcosa in comune. Qualcosa di importante e che, purtroppo, non sempre è tenuto nella dovuta considerazione. Giordano, Mathias e Federico, i protagonisti principali delle tre storie, subiscono in modi diversi gli schiaffi della vita ed ognuno di loro trova, nel corso delle singole vicende, qualcuno o qualcosa che provoca una sorta di “terremoto interiore” a causa del quale saranno chiamati a fare i conti con loro stessi. E ad ascoltare quella voce interiore che raramente sbaglia, poiché arriva dalla parte più irrazionale che ognuno di noi ha: il cuore. Un cuore che non diventa solo pompa di linfa vitale (come dice Vincenzo Santopietro nella magnifica postfazione) ma sede di emozioni e sentimenti che illuminano il buio in cui spesso brancoliamo, particolare colto alla perfezione dal giornalista Alessandro Placidi, autore della prefazione.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Credo che sia quasi automatico (anche se il termine non mi piace) che nelle nostre “creature” ci sia sempre una parte di noi. Magari quella più nascosta o quella che, pur volendo palesarsi, non possiamo, per varie ragioni, liberare dalle catene. Personalmente credo che tutti i protagonisti, anche non primari, di Ascoltando il Cuore, rappresentino il totale del mio carattere. Che poi sia buono o pessimo… non sta a me dirlo.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Non amo fossilizzarmi su un unico genere; quello di cui sono certa è che non riuscirò mai a scrivere un horror perché mi fa paura già solo l’idea. Non riesco neppure a guardare i film di questo genere, quindi figuriamoci riuscire a scriverlo. Passo da quella che definisco “la narrativa dei buoni sentimenti”, quindi adatta anche a un pubblico giovanissimo, al thriller, spaziando in tutto quello che può esserci nel mezzo. Dipende dall’idea del momento e da cosa scatena la “matita selvaggia” (si, non ridere… scrivo a matita… e la mordo con incommensurabile irritazione quando il pensiero si blocca…. prova a farlo con un mouse!). Per mettermi alla prova, ho scritto anche un paio di racconti che sconfinano nel fantasy. Come risultato non è proprio da buttare totalmente ma devo riconoscere che è piuttosto fuori dal mio genere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Per il futuro… vorrei essere già in pensione per dedicarmi a tempo pieno alla scrittura! Invece dovrò accontentarmi ancora per un po’ di farlo solo nel tempo libero. Al momento, sono proiettata totalmente nella promozione di Ascoltando il Cuore, quindi cercando di organizzare delle presentazioni che possano farlo spaziare sull’intero territorio nazionale; poi ci sono vari progetti da portare a termine, tra cui appunto la trilogia sui Nativi d’America e un po’ di altre cose su cui mettiamo un “top secret” o, se preferisci, un “work in progress”. Ma non per cattiveria… solo per creare un alone di mistero che incuriosisca un pochino!

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Un consiglio spassionato? Non arrendersi mai, inseguire sempre e comunque i propri sogni. Picchiare il naso contro i muri che si trovano ed uscire ogni volta più forti e determinati. Dai e dai… i sogni si realizzano prima o poi. Lo diceva anche Cenerentola, no?

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