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Recensione di Cinzia Morea

L’uomo dei corvi di Grazia Maria Francesel'uomodeicorvi

Le visioni s’imprimeranno nel suo cuore, che lo voglia o no. I tuoi libri hanno questo potere? Sono capaci di saltare fuori dalle loro custodie gridando: Waeh! Per farsi ascoltare, perfino da chi non ha voglia di sentirli?
Lo chiede l’Uomo dei Corvi, il depositario delle saghe del popolo longobardo, a Paolo Diacono, che non risponde alla domanda.
Noi potremmo rispondere di sì, molti libri saltano fuori dalle loro custodie, anche questo romanzo ci riesce bene.
Narra la storia di Adelwin, un ragazzo longobardo, vissuto alla fine dell’VIII secolo, il regno è ormai in mano a Carlo Magno e il ragazzo è stato destinato dallo zio, Paolo Diacono appunto, a diventare monaco quando vorrebbe diventare un guerriero come suo padre, vedere il mare, sposarsi e avere sette figli, cinque maschi e due femmine, perché i bambini sono il futuro e non si può sapere quali imprese saranno in grado di compiere in futuro, anche quando il presente sembra non offrire prospettive.
Anche Adelwin all’inizio del romanzo sente di non avere prospettive: si muove tra grandi personaggi che sembrano lasciargli scarsa scelta. C’è il padre Arechi, uomo ostinato e combattivo, che non si rassegna a piegare il capo di fronte ai tempi che cambiano e non giurerà mai fedeltà al nuovo re, anche se accetterà di combattere le sue guerre, per continuare ad essere sé stesso. C’è lo zio che sente ancora profondamente il legame con il suo popolo, ma è un uomo di chiesa, un dotto e un consigliere del re che, integrato nel nuovo sistema, accetta l’irreversibilità dei cambiamenti, e pur cercando di porre rimedio ad alcune delle ingiustizie a cui gli sembra che il suo popolo sia soggetto sotto il nuovo dominio – l’autrice lo immagina anche autore di una affascinante Historia Segreta che conterrebbe la narrazione non epurata delle nefandezze commesse da Carlo Magno- non reputa importante salvaguardare la memoria storica del suo popolo e non trascrive le antiche saghe nelle sue opere.
E poi c’è l’Uomo dei Corvi, il kennaman, che con la sua voce antica le antiche saghe le fa rivivere, e vi trasporta dentro Adelwin e il lettore, come l’autrice ci trasporta attraverso i secoli fino ad assistere ad avvenimenti che, nel corso della narrazione, si spogliano della noia polverosa di ricordi scolastici ed escono dalle pagine vividi e vibranti.
Grazie all’Uomo dei Corvi Adelwin troverà la strada verso il suo futuro e riuscirà ad essere sé stesso anche in un mondo in cui sembrava difficile potesse trovare il suo posto.

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