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Recensione di Andrea Leonelli

Le ali sulla pelle di Franco Filiberto

Le ali sulla pelleÈ un giallo thriller con numerosi protagonisti e una trama complessa, molto ben costruita, con elementi psicologici e di spy story che rivelano una buona pianificazione dell’intreccio e una buona maestria nello scrivere.
La vicenda ruota attorno al mistero che si cela dietro l’ubicazione di due ordigni nucleari “sporchi” (di quelli che servono per fare più danno possibile) costruiti durante la guerra fredda e “perduti” dalle organizzazioni che li avevano sottratti al governo sovietico.

La storia si svolge in Italia ma coinvolge location diverse, narrate nei numerosi flashback; infatti, la storia, scritta su più livelli di narrazione, si dipana come un intreccio di molteplici fili svolti a più riprese e in più ambientazioni durante tutta la vicenda.
È una lettura coinvolgente che, nonostante il libro non sia brevissimo, ti spinge a continuare solo per il gusto di scoprire come procede la vicenda.
Senza voler dire di più della trama né togliere il gusto della lettura, posso semplicemente dirvi che, in puro stile Ludlum, i vari protagonisti, peraltro approfonditi senza pesare sulla parte ritmica della storia, s’intrecciano più volte nel corso del susseguirsi degli avvenimenti. Da questo nasce il titolo, ovvero dal tatuaggio, per nulla solo simbolico, che uno di essi riporta sul petto e attorno a cui si svolge tutta la narrazione.
Il libro, scritto in modo scorrevole e coinvolgente, risulta essere un buon esempio di spy action thriller, così caro agli autori anglofoni, proposto in chiave tipicamente nostrana, da uno scrittore che potrebbe tranquillamente risiedere in classifica con nomi più noti.

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