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Intervista a Stefano Falotico

Intervista a Stefano Falotico, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autore
Ancora una volta, mi cimento con una storia a tinte fosche, come potrete lapallidaipocondrialeggere dalla sinossi, da me stesso scritta. Una cupa, illuminante storia del brivido, come un plenilunio torbido nelle membra neuronali di un investigatore nel suo mister(ios)o (im)permeabile a caccia di una predatoria, scarnificante verità (ri)generante dubbi sepolti e la smarrita incognita del sé più buio.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Il momento, o meglio gli attimi estemporanei del mio umore, che muta appunto lunatico come le atmosfere lunari, variabile/i di licantropia in mia anima sempre famelica e mutante.

Parla della trama del tuo libro
Non voglio svelare molto, è la storia di un missing, la storia di una perdita e anche della perdizione (im)morale. Abbiamo un detective che si troverà a indagare nelle sue stesse paure, ma ho già detto troppo. Lascio a voi scoprire, se vorrete, questo mister(y).

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Spesso, sì. Oggi sono un detective privato, domani la nera signora che gli affida un caso strano, i miei personaggi riflettono le mie imperscrutabili, danzanti, particolari emozioni del cuore. E me ne specchio a sanguigna esplorazione intim(istic)a. Indagante gli incubi di me stesso, forse. In emersione di quel che tengo nascosto e trasfondo in tanti mutevoli characters. Quindi, li creo a maniera craterica del perdermi in essi e dunque in me stesso frantumato nella miriade di miei uno, nessuno, centomila.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Tento, per quanto riesca o meno, di sperimentare sempre nuove traiettorie letterarie, quindi, sì, cambio genere frequentemente. Ma prediligo, come è evidente, il noir, i gialli, le storie macabre, le trame tenere, sì, ma tenebrose. Emozionali, comunque.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Dico solo questo, un saggio su David Cronenberg. Un saggio poetico. Non didattico né agiografico, non studiato e, diciamo, troppo riflettuto, bensì riflesso a mio amarlo. Non idolatrarlo ma profonda-mente, sconfinata-mente ammirarlo.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Di seguire la sua anima e la scrittura verrà da sé.

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