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Intervista a Stefano Falotico

Intervista a Stefano Falotico, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoreilcavalieredialcatraz
Questo è stato il mio primo libro, edito in self-publishing, con Youcanprint.it. Ed è un romanzo a cui tengo molto, nato da profondi dolori personali, contingenti al periodo in cui lo scrissi, nei quali mi sviscerai, divorando le mie paure al fin che, ergendole scarnite e in depurate purezze mie risorte forti in auge illuminante e di gran (co)raggio, limpide e secche, così lib(e)randomi, inchinato a rinnovato mio lindore visivo esistenziale, ancor più nelle vere emozioni, sì indurite, ma anche gagliardamente issate a nuova forza spirituale, sgorgassero, riaccendendosi di magmatica, liquida, fluidissima vitalità detonante.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
La contingenza, appunto, quella strana dinamica nella quale pensi a qualcosa, istintivamente, che possa funzionare. La centri, la miri, espandi quel che è inizialmente solo un abbozzo concettuale e, da una minima idea di partenza, la narrazione da sé si sviluppa, si ramifica, splendidamente si complica in trama o più sotto-trame nel delinearla da sola. Convergono così le intuizioni per dei particolari romanzi alle volte incentrati, appunto, soltanto su uno o pochi personaggi, altre volte che si dilatano per storie corali, infinitamente stratificate, ove le mille sfumature si mischiano al prima della concezione e del mezzo nel crearla, sin ad approdare al dopo, la fine (in)decisa. Perché ogni fine, nei miei libri, è aperta, pone altri interrogativi, credo che i miei finali non (de)finiscano la conclusione di qualcosa di finito, bensì finiti potrebbero essere, agli occhi immaginativi del lettore, mi auguro fantasioso-stimolato e stimolandolo in tal modus mio operandi, ecco, a occhi liberi di continuar(lo/a) a sognare. Semmai anche, con la sua visione, indotta dalla mia lettura, ripeto, spero amplificata al far sì che chi legge possa vi(b)rar altro(ve) in sua personalissima immaginazione, congiunta empaticamente alla mia, ecco, ché possa andare avanti.

Parla della trama del tuo libro
Un uomo, di cui nessuno conosce il passato, misteriosamente precipita ad Alcatraz. Qualcosa di miracoloso e (ir)razionale potrebbe (ac)cadere dal nulla. Soprattutto dal cielo. Ho già svelato molto. Chi ha orecchie per intendere, intenda, insegnava Gesù, e questo romanzo ha infatti una e più novelle evangeliche e biblico-profetiche, e forse, non voglio però dir altro, profetizzanti.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Spesso sì. Clint, il protagonista di questa storia, ad esempio, è ispirato a me, al mio amore per Clint Eastwood, a come vivo il suo mito cinematografico, a come lo adoro e a come sempre, eternamente, amerò Don Siegel, Fuga da Alcatraz ma anche il suo celebre revenant da Unforgiven.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Preferisco i noir, i gialli, gli horror, ma dipende. Ogni romanzo fa storia a sé. Se mi salta in mente di scrivere un romanzo umoristico, provo a realizzarlo. Non mi pongo limiti di genere né di registri narrativi. Tento, sperando di riuscirvi, a sperimentare appunto quasi tutti i generi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Innanzitutto, proprio il seguito di questo Cavaliere.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Di essere come Clint, il protagonista di questo libro. Di non saper mai cosa possa succedergli. Scrivendo, potrebbe andar incontro a un fallimento condannabile, eh eh, potrebbe partorire una mostruosità da sedia elettrica, come invece, altresì, potrebbe rivelar(gli)si la Luce divina.

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