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Ennannellòro Acreàstro

Ancora paura della fine del mondo?

Recensione presente

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edizioni.photocity.it

Ispirato dalla brevissima definizione astronomica dell’Ariete, trovata per caso ne lo Zingarelli, Acreàstro Ennannellòro scopre le ère astronomiche e, con esse, la vera fine del mondo; forse pure l’esistenza di quattro stagioni cardinali, ciò vuol dire che le stagioni sarebbero otto: quattro fisse e quattro nomadi. Trattate in modo chiaro, anche per mezzo di disegni, le ère astronomiche dell’autore svelano che la vera fine del mondo avviene ogni 2147 anni circa.

Egli scrive, tra l’altro:
«… sarebbe proprio da finti sordi e da falsi ciechi non sentire e non vedere che non esiste alcuna reale fonte d’inquinamento. Tant’è vero che sono arrivati a suggerire di cucire il sedere delle mucche. Peggio: di andare a bombardare il Sole… Se i primi a insegnarci direttamente o meno a mentire sono i genitori in particolare e i grandi in generale, se poi ripetiamo il gioco con i nostri figli, se i nostri figli lo ripetono con i loro figli e cosí via, non stupisce che, quindi, i piú grandi (maestri spirituali [?], capi religiosi, politici, scienziati,… e furbastri vari) adottino la menzogna per dominare il popolo formato, per lo piú, da persone semplici, educate a credere a qualsiasi bugia».
Sebbene sia retto da un linguaggio giustamente tecnico, ma comprensibile, questo saggio — forse unico nel suo genere — non lascia indifferenti.
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L’Autore

Nasco in Sicilia, nella provincia di Catania, a Mineo, paese natio di Luigi Capuana. In Svizzera dall’anno 1960, vivo qualche mese nel canton Berna, poi nella città di Friburgo fin verso la fine di marzo 1977. Trasferitomi in Ticino, abito a Lugano per alcuni anni. Attualmente dimoro nel comune di Vezia.
Scrivo dal 1967. Inizio a comporre poesie in francese, poi anche in italiano. Quindi scrivo pure racconti, opere teatrali, romanzi,… In principio alcuni mi considerano infantile. Allora m’impegno a crescere; cosí gli scritti diventano inevitabilmente difficili, incomprensibili. Stancatomi delle opinioni altrui, seguo l’esempio del mugnaio della favola. Cioè continuo per la mia strada e trascorro un lungo periodo a partorire testi che sembra possa capire soltanto io. Si profila perciò il rischio che nessuno mi legga, per cui alcuni anni fa prendo la decisione di scrivere in modo comprensibile.
«Un Libro Male-Detto» (il 2 maggio 2011 accolgo entusiasta l’ispirazione di intitolare il libro: «Ecco il mio Gesú!» e privarlo di tutte le sezioni estranee a quelle introduttiva e narrativa; le altre sezioni le adatterò forse un giorno in un saggio) è il primo lavoro con il quale inizio seriamente a mettere in pratica tale decisione.
Distruggo molti testi scritti in quel periodo, addirittura un romanzo intero — centinaia di pagine — del quale non rammento il titolo. Alcuni lavori li salvo; presto o tardi mi metterò a rivederli al fine di renderli piú accessibili.
Dal 1989 traduco in affermazione pratica quella teorica secondo la quale scriviamo la lingua italiana come la pronunciamo. Ossia elimino dalla scrittura le lettere che tacciamo parlando. Queste sono: la «i» nei suoni dolci; l’ottavo segno dell’alfabeto, l’«h», là dove non (h)à alcun valore fonetico, e l’inutile consonante «q». Quest’ultima è inusabile, se non seguita dalla vocale «u», oltre a avere il medesimo valore della «c» dura.
La mia prossima opera sarà pubblicare scritta in questo modo.

Categoria – Saggi
Editore – Photocity Edizioni (I-Pozzuoli – NA)
Prezzo – € 10.00
Isbn – 978-88-6682-101-4

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