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Cù Chulainn – Il mito del mastino di Cullan

cu chulainnCù Chulainn – Il mito del mastino di Cullan di Maurizio Donte

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Trama

La saga di Cù Chulainn è una antica leggenda irlandese, l’unico lascito letterario del mondo Celtico. Una storia meravigliosa che narra le avventure di Setànta, il semidio figlio di Lugh, il sole glorioso. Si tratta di un poema di ambientazione epica, la trasposizione, in larga parte metrica italiana, di uno dei monumenti della letteratura mondiale.
Ecco un commento del grande critico letterario Nazario Pardini:
Una grande storia, un autoptico lavoro zeppo di slanci emotivi e di perspicua sapidità odeporica. Uno degli antichi miti d’Irlanda, in cui l’Autore dà tutto se stesso attraverso una poesia dai toni epico lirici in note endedecasillabe rattenute da misure più brevi quali quinari, settenari, decasillabi… Una vera oscillazione musicale, un vero alternarsi di onde, per seguire le motivazioni di un pensiero tutto vòlto a concretizzare luci ed  ombre  di amori e di spade in  un’autorevole semplicità di linguismo, dove il Poeta orchestra una storia vasta, e complessa, in una struttura compatta e organica; i versi si fanno veri tatuaggi di un sentire vicino a leggende dall’aria nordica. Tutto segue gli intenti dell’Autore; tutto si sviluppa secondo il suo modo di pensare e sentire. Io ho già avuto occasione di leggere alcuni pezzi del poema pubblicati sul blog Alla volta di Lèucade, e già ne ero rimasto colpito soprattutto per l’equilibrio fra intrecci verbali e cospirazioni intimistiche. Il mito del Mastino di Cullan, il titolo. E già la copertina, semplice e scussa, con caratteri gotici, fa da prodromico avvio, da antiporta ad un  dire di generosa vis creativa; di urgente impatto verbale: assemblaggi lessicali, accentuazioni aggettivali, intensificazioni verbali, figurazioni e cromie mai oziose, sempre funzionali alla trama, tutto contribuisce a rendere visive e concrete le tante scene della narrazione. Mi piace riportare una parte dei tanti momenti coinvolgenti, forse la più lirica, forse la più sentita; tratta da La morte di Deîrdre (XXXVI): Naîse, nonostante le promesse, fu ucciso da Eoghan, e Deîrdre, perso il suo amore, rifiutando di divenire sposa del re, ne fu prigioniera. Conchobar, per punirla, la costrinse a vivere con Eoghan, ma quando la fanciulla, dalla carrozza, intravide una grossa pietra, si buttò fuori picchiando la testa e morendo all’istante:

(…)
Giaceva sulla terra, a lei abbracciata,la povera Deîrdre,
da lui tanto bramata
Conor si scosse, piangendo pentito:
Deîrdre allora fu messa
con il suo amore antico.
Sorsero poi, nei lunghi anni seguenti
sulla tomba silente,
due giovani alberi di Tasso
con i rami intrecciati,
e furono detti da tutti:
“gli alberi belli dei due innamorati” (pg. 111).

Un susseguirsi di settenari, ottonari, novenari, o doppi senari a fare d’appoggio a esplosioni endecasillabe,  “a maiore” o “a minore”, di intensità poematica, ed emotiva. Dove rime e assonanze tendono a sfumare la malinconica vicenda con uno spartito che tanto sa di romanza; che diluisce il tutto in un sapido quadro di idilliaco stupore.

Biografiamauriziodonte

Maurizio Donte, nato a Imperia il 29-12-1962 Libri pubblicati: Commentarii de Re Publica, 2011, edizioni REI (critica Politica); De Bello Parthico, romanzo ucronico-storico, 2012 edizioni REI; I Nuovi canti di Erin, poema epico, 2013, edizioni REI; Sonetti e Madrigali d’Amor e Guerra, silloge poetica, 2014, edizioni REI; Cù Chulainn, il mito del mastino di Cullan, poema epico, 2015, edizioni REI

Formato Libro: Ebook
Casa Editrice: edizioni REI
ISBN: 9782372971553
Numero Pagine: 182
Prezzo: 2,99

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