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Intervista a Davide Dotto

Intervista a Davide Dotto, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoreIl ponte delle Vivene di Davide Dotto
Ho cominciato a pensare seriamente alla scrittura quando ho comprato casa e cioè nel 2007. Non significa che prima non mi ci dedicassi, anzi, ma si trattava di un’attività sporadica, non organizzavo i testi in modo da trarne racconti, romanzi o saggi, e mi portavo dietro una rumorosa macchina per scrivere manuale, i cui nastri a un certo punto si faceva fatica a trovarli. La prima cosa che salta all’occhio è che la scrittura non si improvvisa. Un’arte la si impara e, se possibile, non si mette da parte: si deve fare la gavetta, studiare i ferri del mestiere, e questi sono i libri. Ne vanno letti molti, senza posa e senza pause, in modo che si venga a creare quel prezioso sedimento che sarà la fonte di ispirazione, che collega cosa a cosa, autore ad autore, libro a libro, affinché ti si apra un mondo. E quel mondo diventa prima racconto, saggio, infine romanzo. È stata una faticaccia perché poi ci sono altri aspetti che non sono affatto di contorno: cercare uno bravo che ti legga, ti consigli, di corregga (ti editi). E soprattutto ti aiuti a non portarti dietro errori o metodi che altro non fanno che segarti le gambe. A meno che tu non decida di auto-pubblicare devi convincere un editore della bontà del tuo lavoro. Ma prima, dicevo, c’è la gavetta. Non ho quasi mai mandato opere alla cieca, ho in genere approfittato di concorsi che, di per sé, si sono rivelati un’ottima palestra. Dal 2010 ho cominciato a pubblicare dei racconti in diverse antologie, dal 2012 ho iniziato a scrivere recensioni per un blog letterario, collaborando anche in altri. Finché a metà del 2015 ne ho creato uno, “Il nodo alla penna”. E finalmente si arriva al 2016 e al primo romanzo, IL PONTE DELLE VIVENE, pubblicato da CIESSE edizioni.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
A ispirarmi sono i grandi romanzi dell’Ottocento che ho cominciato a leggere durante l’adolescenza, e che ancora producono i loro effetti. Anzi, rappresentano un metro di giudizio di cui è impossibile fare a meno. Importante è stata anche l’età in cui mi sono avvicinato agli autori francesi, russi. Quello che allora non ho letto temo sia andato irrimediabilmente perso in termini di emozioni e di suggestioni. L’ho notato in questi ultimi anni nel riprendere in mano qualcuna delle letture del passato. Leggere Pinocchio a sette anni o a quaranta di sicuro non è la stessa cosa. Cominci ad avere dei rimpianti, a volte, di non esserti avvicinato a un libro dieci, quindici o vent’anni prima. La lettura, insomma, per uno scrittore è importantissima. E non si deve iniziare troppo tardi.

Parla della trama del tuo libro
Il Ponte delle Vivene, edito da Ciesse edizioni, è un romanzo storico con incursioni nella fiaba. È ambientato in un immaginario paese di montagna del Trentino Aldo Adige (Valchiusa) e copre tutto il periodo risorgimentale, dalle campagne Napoleoniche fino alla III guerra d’Indipendenza. Si narra di un castello antico incastonato nella roccia, e di uno strapiombo sul retro attraversato da un ponte di corda pencolante. Nel corso dei secoli i montanari hanno convissuto e convivono con la Vivena, uno spirito ineffabile che ha membra e tratto donna, e che è memoria e destino della valle. La figura della Vivena (o Vivana) si ispira a tutta una tradizione di fiabe e leggende che sono state raccolte e ordinate da Hugo de Rossi di S. Giuliana (1875-1940), ed è assimilabile alle Anguane, tipiche della mitologia alpina. Il romanzo fondamentalmente narra delle vicissitudini di Giuseppina che, proveniente dalle campagne trevigiane, faticherà a integrarsi in un mondo di cui non conosce le tradizioni. Sposata da anni con Oreste, sente la mancanza di un figlio che la leghi per sempre a luoghi così nuovi per lei. Non esiterà, quindi, a incalzare la Vivena per ottenere la tanto agognata grazia. Tuttavia imparerà a sue spese che, se la Vivena è capace di grandi slanci d’amore nei confronti della comunità cui dà protezione, non esiterà a prendere, a tempo debito, il prezzo di quanto accordato.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Il romanzo Il Ponte delle Vivene è ricco di personaggi che si susseguono nel corso della Storia (con la S maiuscola) di un paesino del Trentino. Qualcuno di essi senz’altro rispecchia qualche lato del mio carattere, per esempio il buon vecchio Oreste per la sua introversione e quel cadere in confusione ogni tanto. In massima parte ho preso a prestito tratti e caratteri che ho colto nei paraggi, e che ho assemblato tentando di dar profondità a personaggi che si sarebbero mossi a loro agio (o a disagio) negli ambienti in cui li ho riposti.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Ho provato diverse strade, ma qualunque racconto o romanzo che comincio entra di prepotenza nel fantastico, nel realismo magico, con un occhio di riguardo alla cultura popolare. Per intenderci: si pensi alle fiabe italiane raccolte da Calvino, ai racconti di Dino Buzzati, ai romanzi corali di Carlo Sgorlon. La direzione è quella.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Sto tentando una qualche contaminazione con altri generi, ma non sono sicuro dei risultati. Sto intanto abbozzando un secondo romanzo, stavolta ambientato a Treviso tra gli anni Quaranta e Settanta. Non credo riuscirò a fare a meno del “fantastico”.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Primo: non improvvisare. Guardarsi molto in giro e organizzarsi secondo la propria indole e le proprie risorse. Secondo: prendersi tutto il tempo che serve. La scrittura non deve diventare fonte di stress, è una passione che si deve coltivare con intelligenza e metodo. Tanto, a parte rari casi, non ci si campa, mettiamoci il cuore in pace. Terzo: Leggere moltissimo. E partire presto, subito, non dopo i quattordici anni. Prendere appunti, segnare quello che ti colpisce, ragionarci sopra. Ottima cosa collaborare con blog letterari, trasformare gli appunti in saggi, in recensioni, almeno per chi si sente portato. Quarto: scrivere, farsi leggere, partecipare a concorsi, tentare di infilarsi in qualche antologia. Quinto: non demordere. Qualche porta aperta la si trova sempre.

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