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Recensione di L’acquerello di un attimo

Le strane morti di Aquileia di Marco DelleraLe strane morti di Aquileia

Ho cominciato a leggere questo libro attratta dal fatto che fosse ambientato nella mia regione, il Friuli Venezia Giulia. Mi attraeva anche che fosse un giallo, uno dei miei generi preferiti, e che un ruolo importante nella storia lo avesse Aquileia, una città a cui sono affezionata e che è incredibilmente affascinante. Dovete capire che chi passa per Aquileia in macchina, accanto alla strada, vede QUESTO: E mentre passi in macchina sulla strada guardi di lato e vedi pure i resti del porto fluviale romano, proprio lì sull’asfalto vicino a te dove, inutile dirlo, non c’è più nessun fiume… E’ paradossale e fiabesco: E la basilica… interamente mosaicata… ha un fascino che non si può descrivere: Non ho resistito dal mostrare le foto ^^ Vi basti capire che, come si dice ad un certo punto in questo libro, Aquileia sembra un posto in cui non può succedere nulla di brutto… Una parte di merito di questo libro è sicuramente l’attenzione ai luoghi. Tanto, della regione, viene descritto. Da Trieste ad Aquileia a Grado… Tanto affascinante anche “la leggenda del pozzo d’oro”, che non conoscevo… Aquileia non finisce mai di stupire… Un’altra parte di merito, parlo per i miei gusti più essenziali, è l’attenzione data alla cucina. Si sa che io sono un’appassionata, di cucina e di cucina nei romanzi… Come dicevo in un mio aggiornamento di stato su Facebook ieri, nei gialli ambientati al Nord Italia, il commissario mangia una cosa a caso, spesso cibo etnico, e beve alcol. In un libro ambientato al Sud si mangia da Dio e si descrivono i piatti. Qui per dire il vero c’è un misto delle due cose, il commissario mangia panini al volo e il nostro protagonista, il chimico Roberto Politi, non perde un’occasione per andare al ristorante. E citiamolo un passaggio, via, che ci fa bene 🙂 Roberto ordinò un risotto con i cannolicchi, la verza e lo zafferano. De Stefano e Lorenzo seguirono la scelta di Marina: spaghetti con scampi, pomodoro e basilico. Come secondo, Roberto optò per una grigliata di pesce arrosto con polenta gialla, mentre gli altri ordinarono branzino in crosta di sale. […] De Stefano […] “Sapete, spesso sento la mancanza della nostra cucina tipica. Mi manca un bel piatto di pasta con le sarde e il finocchietto selvatico; oppure un bel couscous di pesce.” “E che ne dici di una bella cassata siciliana?” aggiunse Roberto. Massì, non facciamoci mancare niente… 🙂 Un tenerissimo scivolone, in questo libro, è l’amore filiale. Fin dalla prima pagina il nostro autore scivola in derapata nei panni del protagonista Roberto Politi, tratteggiando un protagonista pieno d’amore e d’orgoglio per il figlio maschio che fa il Fisico teorico all’Università. No doubt che sia vero. La cosa bella degli esordienti è questa. E’ piacevole intuire qualcosa della personalità di chi scrive. Per i miei gusti personali vedrei meglio una leggera distanza dell’autore dalla storia. Leggera perché la personalità deve rimanere, giusto un pochino… Una componente che non avevo mai sperimentato, nei gialli, e che è specifica di questo, è quella erotica. Credo sia stata un’idea intelligente per il Friuli. Mi spiego meglio. La nostra è un regione tranquilla, non è che ci puoi creare il Far West qui, o CSI Miami. Anche l’indagine del libro segue questo corso. Un’indagine tradizionale, che procede per indirizzi acquisiti, blocchi, buchi nell’acqua, poi di nuovo indizi… Un giallo più tradizionale, diciamo, non al cardiopalma. E per dare pepe ad un clima del genere che ci puoi mettere..? In effetti, la componente sessuale. In un posto come Trieste, che è già più una grande città, ci vedo bene un…….. fil rouge di passione e morte (non posso essere più specifica sennò svelo la trama..!). Così ogni tanto, nella trama, ci sono i racconti erotici di questi incontri…. Ecco, per il mio sentire, io ce ne avrei messo giusto uno in più… Molto carina e caratteristica di qui, a cui ho già dedicato la mia rubrica “Perle dai libri”, la figura dell’appuntato Trevisan, molto legato alla sua lingua friulana. Essendo (almeno credo) un’opera prima, c’è qualche refuso che con una rilettura avrebbe potuto essere eliminato. Niente di che. L’unico appunto significativo che mi sento di fare, è che avrei preferito una maggiore attenzione ai sentimenti dei personaggi, alle motivazioni per cui agiscono. A volte ci si passa sopra un po’ di fretta… Ci sono momenti in cui un personaggio va via all’improvviso, e io avrei voluto sapere cosa provava. O uno che sta parlando e l’altro cambia discorso… mi sarebbe piaciuto capire perché. Per il resto il libro scorre tranquillamente, si occupa di dare corpo alla vicenda e mette in opera una storia piacevole, che consiglio in particolar modo a chi conosce il Friuli. E’ sempre bello ritrovare in un libro l’ambiente che si conosce! 🙂

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