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Intervista a Marco Dellera

Intervista a Marco Dellera, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autoreLe strane morti di Aquileia
Innanzi tutto devo dire che sono stato sin da piccolo un grande lettore. Già allora leggevo grandi opere di grandi scrittori come Victor Hugo, Manzoni, Calvino, Levi, Solgenitsin. Questa mia passione alla lettura nasce per il fatto che a casa dei miei genitori tutto era incentrato sui libri e sulla cultura (mio padre era professore di filosofia). Sono stato e sono tutt’ora un divoratore di libri. Non avevo mai accarezzato l’idea o la possibilità di scrivere, impegnato com’ero prima con l’università, poi con la professione e per finire con la famiglia. Solo ora, una volta raggiunto una certa stabilità professionale e i figli adulti, mi è venuta la voglia di scrivere. Il mio primo romanzo è un Noir, Le strane morti di Aquileia, auto pubblicato in ebook da pochi mesi, in cui, tra le pieghe della trama, ho colto l’occasione di mettere in evidenza uno dei tanti mali che affliggono la società moderna, l’iper edonismo ovvero la ricerca sfrenata e a ogni costo del soddisfacimento del piacere.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
La mia ispirazione è il mondo in cui viviamo, la sua società con i suoi vizi e difetti. Mi piace prendere spunto da un fatto di cronaca, ma non uno qualsiasi, un episodio in cui il comune denominatore di tutta la dinamica della trama può essere usato da me come accusa sociale. Insomma, scrivere è, per me, un mezzo come un altro per raccontare e sottolineare tematiche sociali, morali o politiche che caratterizzano la nostra società moderna. E quale genere letterario si presta meglio del giallo? Scrivere per me non è solamente raccontare, è cercare di trasmettere emozioni. È allontanarsi, anche se per poco, dal mondo circostante. È evasione. È catarsi.

Parla della trama del tuo libro
È un gelido pomeriggio di fine novembre quando Roberto Politi, chimico siciliano, arriva nella tenuta della famiglia Furlan. Il suo compito è salvare i vitigni da un fungo, l’oidio, resistente a ogni trattamento. Ben presto, però, si ritroverà coinvolto in una serie di morti che scuotono la tranquilla cittadina di Aquileia, creando un’aria pesante di inquietudine e paura. La mancanza di indizi e di un movente fa pensare a una serie di fatali incidenti. Ma il commissario De Stefano è perplesso. Il ritrovamento di alcuni cumuli di terra vicino ai cadaveri evoca in paese la maledizione della leggenda del “pozzo d’oro”, insospettendo il commissario. Chi mette quei cumuli di terra lo fa per depistare le indagini? È l’assassino o qualche malato di mente che si diverte in modo macabro? Il commissario De Stefano comincia, così, una serrata indagine condotta in maniera tradizionale, fatta di interrogatori e di testimonianze raccolte che, tra menzogne e omertà, lo porta a farsi un’idea del movente: un fil rouge di passione e morte che lega Aquileia e Trieste.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
Molto, direi. Roberto, come me, è un chimico siciliano. Un uomo molto curioso. Del resto un chimico come può non esserlo? Un uomo che per soddisfare la sua curiosità non teme di infilarsi in situazioni più grosse di lui, mettendo in pericolo la sua stessa vita. Roberto, come l’autore, è un cinquantenne che vorrebbe far tornare indietro le lancette del tempo. Altre analogie legano Roberto all’autore, ma il rischio è di svelare troppo.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
La mia passione è il giallo. Un genere letterario molto versatile che mi permette di poter aggiungere alla trama intrinseca del giallo qualsiasi altro risvolto della nostra società e avere, così, modo di poter parlare anche di altro.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Continuare a scrivere il seguito del mio primo romanzo, Le strane morti di Aquileia, con nuovi casi per il commissario De Stefano e con la presenza attiva degli altri personaggi. Il secondo e il terzo sono quasi pronti.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Innanzi tutto di considerare la scrittura una passione e non una professione. Di non abbattersi davanti ai tanti rifiuti di una o più case editrici e, ancora più importante, di non cadere nella tentazione di pubblicare con editori a pagamento, anche se solo per l’acquisto di copie del tuo romanzo. Consiglio, piuttosto, l’auto pubblicazione.

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