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Recensione di Milo Julini

Orsi, spose e carnevali di  Paolo Ferruccio Cuniberti

Sei sono i saggi che compongono il volume “Orsi, spose e carnevali”, scritti in un arco temporale di sedici anni da Cover Araba FenicePaolo Ferruccio Cuniberti. Già apparsi sin dal 1996 come articoli su alcune riviste culturali, rappresentano la “summa” degli studi sulla cultura popolare piemontese condotti per decenni dall’autore che si autodefinisce con modestia “etnologo autodidatta”, ma citando in realtà il grande antropologo Claude Levi-Strauss. Cuniberti è torinese, classe 1956, ma con solide radici in terra albese. Da quel territorio hanno preso spunto le sue ricerche, analizzando antiche e spesso dimenticate usanze carnevalesche e non solo. Da un saggio all’altro, ci porta a conoscere meglio le fonti di riti e miti che talvolta sfumano nelle nebbie di epoche ancestrali e stanno all’origine della nostra cultura europea. Riscopriamo l’importanza sociale delle associazioni giovanili nate dalle medioevali “abbazie dei folli” con usanze protrattesi fino ad epoca recente attraverso le feste della leva, o ancora residuanti negli eccezionali eventi della tradizione come l’antica Baìa di Sampeyre; poi i rituali di matrimonio, che sottendono un universo mitico, quasi pagano, che associa la fertilità delle coppie con il benessere delle comunità contadine; si ritrovano cenni ai riti pasquali e a figure leggendarie come l’Ebreo Errante che percorre instancabile le contrade ammonendo gli uomini, con la sua sola presenza inquieta, a non cadere nell’errore. Infine le strade e i confini, linee tracciate nel territorio che assumono valenze antropologiche essenziali, per unire o per dividere i popoli e le lingue, il più delle volte indipendentemente dalle carte geografiche e dai rivolgimenti storici e politici. Ma il più corposo e approfondito saggio della raccolta è indubbiamente quello di apertura dedicato alla maschera dell’orso, presente, soprattutto in passato, in molti carnevali. Trattando in modo originale questo tema, non nuovo per gli addetti ai lavori, Cuniberti ne analizza la valenza sotto più profili: da quello naturalistico, dimostrando come l’animale selvatico avesse sin dalla preistoria una certa consuetudine con l’uomo anche sull’arco alpino occidentale, convivenza protrattasi fino ad epoca relativamente recente, come risulta da carte medioevali e da notizie sulla caccia ancora nell’Ottocento; a quello storico/leggendario, riportato nelle cronache agiografiche di santi monaci che ammansivano le fiere, oppure vedevano in esse un essere demoniaco, incarnazione di deità pagane, essendo tali animali cari a Diana e ai suoi devoti; infine, l’aspetto più strettamente antropologico che fa dell’orso, sotto ogni latitudine, un compagno dell’uomo, simbolo ! della Natura da conoscere e dominare, ma anche da rispettare. Le linee di indagine di questo pur breve saggio sono innumerevoli e indicano infinite suggestioni che trovano molte spiegazioni e spalancano al contempo nuove curiosità, come in un avvincente romanzo. Non per niente, forse, l’autore, oltre che saggista, è anche eccellente scrittore che dimostra di ben conoscere le forme e l’arte della narrazione.

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