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Recensione di Stefania Anja

La Sartoria di Matilde di Chiara Curione

“La sartoria di Matilde” è il primo romanzo della brillante scrittrice Chiara Curione. Divenuto presto testo di narrativa La_sartoria_di_Matildeadottato nelle scuole medie, ho avuto il piacere e l’onore di averlo nelle mie mani per poterlo leggere. Una lettura che ho apprezzato fino all’ultima pagina, fino all’ultima riga e che ammetto senza vergogna, mi ha fatto versare calde lacrime. Una delle mie più salde convinzioni è che un libro, per piacermi, debba smuovere la mia anima e toccare i sentimenti; se la trama farà brillare gli occhi di luce ancor meglio: significa che mi ha toccata nel profondo e che lascerà un segno nel mio cuore. Questi sono i libri che adoro. E questo è proprio quello che ha fatto Chiara Curione con le sue parole. Il romanzo appare come un diario scritto nell’arco di un anno dalla protagonista Lisa. Una donna di quarantotto anni, in carne, sposata con Paolo, a volte forse un pò troppo taciturno, con due figli ancora in età scolare, Marco e Antonio, ansiosa e con un passato da depressa. Siamo nell’ottobre del 1996 quando Lisa sta attraversando uno dei periodi più brutti della sua vita, infelice, disperata e costretta a ricorrere a tranquillanti per trovare nel sonno un pò di sollievo: l’azienda del marito è fallita ed ora Paolo si ritrova senza lavoro e con molti debiti. La sua valvola di sfogo è la vecchia zia Rosa, un’arzilla ottantenne dal passo svelto e dal fisico asciutto. Senza tanti fronzoli, dallo spirito pratico, trova a Lisa un posto da assistente presso un’anziana signora, Matilde, così che con il suo guadagno potesse contribuire a pagare i debiti del marito verso le banche. Matilde è la proprietaria della sartoria dove lavorò da giovane la zia Rosa come apprendista. Una anziana signora di ottantotto anni con problemi alla vista, un’incredibile forza d’animo e una memoria formidabile. Sarà proprio grazie alla memoria di Matilde che si aprirà nel romanzo una sorta di “storia nella storia”. Così inizia il “servizio” di Lisa presso la casa di Matilde dove pare che il tempo si sia fermato, e se all’inizio questo non sarà altro che un lavoro, con il passare dei giorni, grazie all’affabilità di questa anziana donna, si trasformerà in una grande amicizia. Matilde diverrà l’ancora di salvezza della protagonista. Come Lisa, pur attanagliata dalla tristezza, prova subito per Matilde simpatia, così anche noi ci affezioneremo a lei. Matilde è comprensiva, buona, incoraggiante, e giorno dopo giorno, racconta a Lisa la storia del tormentato amore di sua sorella Laura per il giovane Filippo. La narrazione incanta, conquista e travolge in un crescendo di passione e sentimenti e come pare che il tempo fugga veloce durante le giornate che Lisa trascorre in sua compagnia, così le ore che ho trascorso leggendo sono volate. Amori di altri tempi, difficili, ostacolati ma saldi, ci affascineranno. Quando la nostra vita può sembrare stia andando a rotoli a causa di una triste situazione economica o perchè non non ci si sente soddisfatti del proprio aspetto, fermiamoci e pensiamo alle vere ricchezze che solo l’amore dei figli, di un marito o l’affetto di una cara amica possono darci. In questa lettura i sentimenti dell’amore e dell’amicizia rivestono un significato speciale. La vita non è sempre come vorremmo: «L’uomo propone e Dio dispone». Questo romanzo ha una grande morale da offrire ai suoi lettori: «Dare significa ricevere». Un grande insegnamento: il perdono. Due grandi valori: l’amore e l’amicizia. Tutto quello che rimarrà sarà Mimì, la sartoria, il cofanetto con le vecchie fotografie, quelle lettere ricche d’emozioni ed un grande vuoto perchè: «Ci vuole tempo per rassegnarci alla perdita della persona che si ama, anche se alla sua assenza non ci si abitua mai». Un romanzo fantastico e memorabile. Una scrittura fluente che cattura, ammalia ed emoziona. Un libro da consigliare vivamente a chi vuole farsi condurre con mano in un passato ricco di emozioni.

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