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Recensione di Giulia Poli

Il tramonto delle aquile di Chiara CurioneRecensione di Paolo Fiorino

Credo che tutti noi ricordiamo con un certo entusiasmo Ivanhoe di Walter Scott o I promessi sposi di Alessandro Manzoni oppure Guerra e pace di Lev Tolstoj, romanzi dell’Ottocento che ci hanno affascinati non solo per quel misto di storia e di invenzione, ma anche per la mescolanza di personaggi reali e fantasiosi, ma pur sempre nel loro insieme verosimili. Ecco, da questa carrellata non possiamo escludere i romanzi del Novecento di uguale importanza, come il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la Storia Elsa Morante, In nome della rosa di Umberto Eco, solo per citare alcuni autori del nostro tempo.
Il tramonto delle aquile di Chiara Curione è un E-book che ben regge il confronto con queste opere, per il semplice fatto che la nostra Autrice riesce a farci rivivere le emozioni di un preciso periodo storico, il Medio Evo, in cui sia Federico II che Manfredi dimostrano talento e virtù, creando quell’humus culturale di cui l’odierna Puglia è molto ricca.
La prefatrice del testo la prof.ssa Maria Forina, mette giustamente in evidenza l’importanza della storia, affermando che “Quando educhiamo i minori alla storia, li educhiamo ad amare la propria terra…Un uomo senza storia, senza la consapevolezza del passato, è un uomo vuoto”. E questo romanzo, inconsciamente, ci riporta alle nostre radici, alla nostra storia e alla nostra terra. Sempre dalla storia abbiamo appreso quanto Federico II amasse Manfredi, non solo perché figlio di Bianca Lancia, (il suo unico vero amore), ma perché vede in lui l’erede del suo spirito battagliero tipico degli Svevi, e perché dimostra di avere anche le sue stesse passioni. Insomma un figlio, seppur illegittimo, ben riuscito.
Il tramonto delle Aquile è la ricostruzione capillare del mondo medioevale con tutte le vicende umane che ne fanno parte. Un’epoca in cui Chiara riesce a cogliere tutte le peculiarità, a cominciare dai personaggi che si muovono e pensano come uomini del loro tempo, per finire alle atmosfere sociali, evidenziando un accurato studio degli eventi dell’epoca e fornendo buoni stimoli per riflettere sul periodo storico odierno. Certamente, non si scrive un romanzo storico se non si hanno le competenze necessarie. L’analisi e la sintesi delle fonti è un processo importante per conferire attendibilità scientifica al lavoro svolto, e permettere altresì di distinguere il «vero» dal «falso». Fatti ed eventi devono coincidere con date e luoghi. Ed ecco che alla ricerca si affianca la scrittura, che diviene custode della memoria. In altre parole, quella capacità che ha un autore nel mescolare, con equilibrio e armonia, le fonti a disposizione con la propria fantasia. Perché il romanzo storico altro non è che una formidabile miscela di storia e invenzione.
In quest’opera, l’autrice dimostra davvero tutta la sua abilità in quanto molto attenta alla ricostruzione dei fatti, evitando le trappole che i dati storici spesso tendono e, infine, perché racconta in prima persona.
Con l’io narrante, infatti, Manfredi rafforza la propria immagine, creando un importante legame con il lettore. La scrittura stessa diviene più immediata e diretta. Inoltre, Chiara usa ancora un altro stratagemma narrativo; cioè, quello del passaggio di consegne da un io narrante all’altro.
Quando Manfredi termina di raccontare, poiché è colpito a morte, ecco che l’Autore fa intervenire un altro personaggio; ovvero, sua figlia Costanza che “quella notte sognò a lungo il padre che le raccontava la sua vita segnata da una profezia e infine la sua morte in quella terribile battaglia”. E subito dopo un altro personaggio ancora: il mago di corte Giorgio che racconterà alla regina di Spagna gli ultimi momenti di vita di suo padre, creando così una sorta di storia nella storia.
Attraverso l’escamotage del sogno, quindi, l’Autrice riesce a risolvere un importante problema tecnico, dando al racconto spessore e continuità. Perché altrimenti l’alternativa sarebbe stata la terza persona, che è sì un modo interessante di raccontare, ma molto più distaccato.
A mio avviso, la Curione ha svolto davvero un lavoro accurato e una ricerca approfondita. Basti pensare ai gusti culinari dell’imperatore: per esempio, a pagina 88 leggiamo “dalla finestra penetrava un piacevole venticello che annunciava l’arrivo della primavera, quando Giorgio entrò portando una coppetta di violette candite… … ricche di energie terapeutiche”.
Pensate, le violette antenate dei nostri canditi! Senza trascurare i dialoghi, che sono la traduzione dei fatti storici… Essi sono costruiti sicuramente sulla base dell’inventiva dell’autore, ma sottoposti al vincolo della verità. Certo, il lettore non mancherà di chiedersi quanta verità ci sia nei fatti narrati, ma in questo dovrà fidarsi della voce dell’autore.
Nell’opera ci sono molti altri personaggi che personalmente non definirei affatto secondari, poiché sono così ben descritti e rappresentati da poterli definire principali e sono, per esempio, Costanza II la figlia di Manfredi e regina di Spagna (in quanto moglie di Pietro III d’Aragona), il mago di corte, Teodoro, che annuncia la nascita di Manfredi e predice già nell’incipit il suo futuro; la nutrice di Manfredi che lo seguirà e amerà al pari di una madre; il nobile Pier delle Vigne consigliere e amico di Federico II; e ancora il siniscalco, lo scrivano e così via. Tutti personaggi descritti con bravura.
Oltre ai personaggi storici, Chiara ha anche inserito personaggi inventati, molto aderenti alla realtà, quindi, verosimili; come per esempio alcuni personaggi che fanno parte dell’esercito, anche loro ben riflettono la realtà storico-sociale dell’epoca.
Dal punto di visto stilistico, il romanzo è caratterizzato da ampie descrizioni di paesaggi, che hanno la funzione di “incorniciare” l’azione (come la nostra Murgia che è pienamente coinvolta) e inoltre da dettagliate descrizioni di oggetti, arredi, abiti d’epoca per meglio caratterizzare i personaggi, ponendo il lettore in una posizione privilegiata. Di spettatore.
Non mancano scene “corali” dove il protagonista indiscusso è l’esercito di Federico II, e di Manfredi. E poi ci sono le atmosfere, gli usi e costumi, la mentalità e gli stili di vita che Chiara riesce a ricostruire con un tale rigore da farli arrivare al lettore in modo autentico. Altro aspetto molto curato, che determina il pregio dell’opera, è il linguaggio che, oltre ad essere semplice e chiaro, riproduce quello parlato all’epoca in cui si svolge la vicenda narrata.
Per concludere, Chiara riesce a descrivere i personaggi (di Federico II e di suo figlio Manfredi) in modo così autentico, da sottolinearne tutta la loro forza e grandezza, anche quando l’Aquila Imperiale cade travolta da una crisi ormai irreversibile. E così, come nella vittoria anche nella sconfitta Manfredi resta grande e, come suo padre Federico, ci tramanda uno spirito inquieto e moderno.
A fine lettura si ha l’impressione di aver fatto un lungo viaggio nel tempo, con personaggi a noi noti. Personalmente, mi è piaciuto indossare le vesti del Mago di corte. Un po’ perché sono un’appassionata di divinazioni, un po’ perché nella vita un poco di magia non guasta.
Resta, infine, una certa riflessione sulla tipologia del libro. Come si è detto all’inizio è un E-book, vale a dire un libro virtuale con cui ci stiamo misurando. Forse, sarà il futuro. Dico forse perché nonostante tutto, c’è da parte del lettore una certa resistenza. Di sicuro molto pratico e utile negli spostamenti, ma non offre il piacere della carta stampata.
Bella la veste grafica del libro con i suoi giusti colori che contribuiscono a dare al testo una impronta storica: l’inconfondibile aquila reale degli Svevi in un caldo tramonto.
Merita attenzione la citazione di Wolfgang Goethe, che l’autrice riporta come dedica: “Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala! L’audacia ha in sé genio, potere e magia”. E questo è vero, cara Chiara.

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