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Africa: Recensione da Il Mondo dello Scrittore

Africa di Lory Cocconcelli

“L’uomo non è niente senza l’uomo”
Detto burninabé

AfricaMolto si racchiude in questa frase e non solo per la cultura africana, ma per quella mondiale, per tutte le persone che, dotate di una coscienza senziente, comprendono l’importanza della comunità, delle origini, dell’appartenenza e delle proprie tradizioni. L’uomo senza un proprio simile non è niente, non è in grado di avere interazioni, affetti, attività sociali. E sono queste le chiavi di lettura con cui si può affrontare serenamente una mentalità diversa, a volte completamente discordante da quella con cui siamo abituati a interagire quotidianamente. Siamo frutto del nostro nascere in determinate regioni del mondo, dell’educazione ricevuta, della società che ci circonda, ma cosa sarebbe accaduto se, invece che nascere in Europa, avessimo visto la luce in un qualsiasi Stato africano?

Questa è la premessa e il tema trattato in Africa, scritto da Lory Cocconcelli. Il libro apre uno spiraglio su un mondo al quale non siamo abituati, che potrebbe sembrarci barbaro, forse talvolta crudele e pervaso da quel selvaggio modo di affrontare la vita che permea il continente nero. Tuttavia, è davvero così inusuale? Così dissimile dal nostro modo di intendere la cultura e la civiltà?
Diversi antropologi hanno rilevato l’inadeguatezza dello stile di vita africano, bollandolo proprio come primitivo e privo di quelle fondamenta necessarie per definirlo “civile”, eppure, che cos’è la civiltà? Il solo progresso tecnologico può realmente segnare i confini della cultura, stabilendo che tutto quanto non appartiene alla modernità è automaticamente retrogrado? Lory Cocconcelli prende in esame tutti questi punti e ci presenta l’animismo, che non è solo una religione ma uno stile di vita, un punto di vista che permette all’uomo di vivere in armonia con la natura, trarre energia dalla stessa e, di conseguenza, interagire con i propri simili.
Un culto vecchio di secoli, che affonda le proprie radici in tempi così remoti da poter stabilire che il cristianesimo, al confronto, non era nemmeno lontanamente un’idea. Una cultura ricca e basata su delle tradizioni tramandate oralmente, non per ignoranza ma per consuetudine, per quella prassi necessaria che permette a un maestro di tramandare al proprio erede spirituale le conoscenze, i segreti e le pratiche che al culto sono associate. Dunque, può davvero l’animismo rappresentare l’immaturità di un popolo? Oppure può essere riconosciuto come un diverso modo di affrontare l’esistenza? Certo, alcune pratiche potrebbero sembrarci incivili, se non addirittura disgustose, ma tutto questo è sufficiente a condannarlo a priori, declassificando negativamente gli usi e i costumi di chi, prima di noi, già camminava su questa terra? Spesso, quanto non si comprende e non rientra fra le nostre abitudini quotidiane è visto con sospetto, con prevenzione, persino con quella cattiveria innata che deriva da altrettanta ignoranza. E quanto l’autrice spiega, e tramanda attraverso le pagine del suo saggio, è frutto di approfondite ricerche, studi e testimonianze dirette, vissute sulla propria pelle. Non vi è nulla di casuale, nulla di inventato e niente di quanto viene riportato nasce solo da supposte presunzioni. Tutto è documentato e la ricerca trapela da ogni singolo capitolo, rendendo molto realistico il quadro dipinto. L’animismo esiste in Africa ed è concepito parallelamente alle religioni ufficiali, siano esse cristiane o musulmane. L’africano non ha sradicato completamente il proprio credo, lo ha solo adattato alla vita moderna, abbinandolo al progresso che non ha risparmiato la sua terra. Quindi i rituali, a cui spesso ricorre, sono diventati un miscuglio fra il nuovo credo e le vecchie tradizioni. Tradizioni che, per inciso, molti ricercatori mondiali stanno riscoprendo, ammettendo che, forse, non tutto è così primitivo e privo di fondamento. Basti pensare alla conoscenza che taluni hanno a proposito delle piante, l’erboristeria non è più vista come una pratica demoniaca (non dimentichiamoci che nel Medio Evo molte persone sono finite sul rogo a causa di queste conoscenze), ma come una medicina alternativa, talvolta più efficace della farmacologia. A ben vedere esistono diversi validi motivi per i quali decidere di leggere Africa, il primo fra tutti è un arricchimento personale e del proprio bagaglio culturale. Il secondo per comprendere meglio un popolo che vive gli abusi di chi, ancora oggi, ne sfrutta il territorio e le risorse umane. Il terzo per godere della lettura di un libro scritto bene, con cognizione di causa e con quella passione tipica di chi ama la vita in tutte le sue forme. Per quanto sia un saggio, dunque non un testo narrativo, Africa scorre con la stessa fluidità di un corso d’acqua, scivola senza intoppi lasciando entrare il lettore in un mondo intriso di magia, di rituali arcani e tradizioni antiche come il tempo.

Irma Panova Maino

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