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Recensione di Marina Atzori

Un cigno di nome Anna di Luisa Cagnassi

Recensione di Marina AtzoriTutti conosciamo questo magnifico uccello, vanto dei laghi e dei grandi parchi, il cui piumaggio immacolato è simbolo di purezza. Il cigno è un animale silenzioso, ma il suo battito d’ali produce un sibilo metallico in grado di far voltare chiunque desideri ammirare la sua bellezza mentre si alza in volo dopo aver preso faticosamente la rincorsa sull’acqua.

Affidare un nome a un cigno, è un’azione rappresentativa dell’amore incommensurabile che una figlia nutre nei confronti di una madre. Non c’è dubbio, questo libro è un involucro pieno di altruismo e generosità, degni di una spiccata sensibilità autorale.
Luisa Cagnassi racconta, attraverso un velo malinconico, le vicissitudini della madre Anna, russa, nata a Yalta, prigioniera e profuga di guerra. Emerge sin dalle prime pagine il tentativo di mettere da parte il malessere suscitato dalla rievocazione di tristi ricordi. La scrittrice, con immenso coraggio, racconta del passato della sua famiglia, sfiorando più volte il rischio che comporta una storia autobiografica come questa. Inizialmente il lettore potrebbe non sentirsi pienamente coinvolto da una serie di particolari personali. Questo, è quanto può accadere di fronte a un manoscritto che racconta un vissuto vero e proprio . A tal proposito, vi confesso che il tarlo dello scetticismo si è interposto fino a metà lettura. Tuttavia, a un certo punto è successo qualcosa di inaspettato che mi ha spinta a proseguire nella lettura. Anche se timidamente e gradatamente, l’autrice si è spogliata parzialmente del suo ruolo affettivo, aggirando l’ostacolo della fragilità, mettendosi quasi in un angolo, improvvisandosi spettatrice cinica e neutrale, escludendo dunque l’egocentrismo e un coinvolgimento esasperato, che altrimenti avrebbero compresso la storia nella morsa della noia. In questo romanzo cerca di prevalere la volontà di non appesantire troppo il lettore, questo è un altro dato di fatto apprezzabile. Vi troverete quindi, di fronte a una piacevole lettura, dove storia e romanticismo si plasmano, accarezzati da una dose di umanità quasi mai fuori posto. “Un cigno di nome Anna” non risulta dottrinale e tantomeno stucchevole. La scrittrice si limita a raccontare e in alcune fasi a documentare, senza abusare della fastidiosa captatio benevolentiae nei confronti del lettore.

Questa storia riesce dunque a far compiere una serie di passi indietro nel tempo, dove numerose vicende, intrise di doloroso passato, risultano per certi aspetti molto attuali. La protagonista era una donna bella, combattiva, un’artista alla quale mancava l’ossigeno per potersi esprimere liberamente. Anna era soprattutto forte, aveva un carattere spigoloso difficile da comprendere, una donna che aveva sofferto andando alla ricerca continua di un posto nel mondo che gli era stato negato in più di un’occasione. Anna ha vissuto a lungo compressa in un universo soffocante, che pareva non le appartenesse da nessun punto di vista, anche una volta fuori dalle prigioni tedesche. La sua è stata un’esistenza travagliata, in un’esperienza di vita vissuta, in uno dei periodi di maggiore violenza psicologica e oscurantismo storico. Tutto ciò l’ha ingabbiata in un insieme di traversie che senza dubbio, fanno riflettere il lettore attento e sensibile. Riga dopo riga, si fa strada un percorso realistico che mette a tacere ogni dubbio sul fatto che non esiste al mondo nulla di più crudele e ingiusto della guerra. L’abnegazione della libertà, le sofferenze, l’abbandono da parte del marito fanno sì che la protagonista subisca il peso delle menzogne e di incessanti prevaricazioni.
Ecco un breve, delicato passaggio testuale, ricavato dal libro:

“Il freddo e la debolezza inibivano i tuoi pensieri, malinconia miscelata a una sete di vendetta, che non saresti riuscita a esternare, orgogliosa com’eri.”

Queste parole bastano a comprendere con quale intensità Luisa Cagnassi descrive la complessità della personalità di sua madre. Con questo libro credo voglia farle un dono che supera il valore in sè di un testo scritto e dedicato a qualcuno. Il sogno di un paio d’ali robuste permetteranno ad Anna di spiccare finalmente il volo. Il Cigno non è più nascosto, con i suoi segreti custoditi amaramente, dietro a una corazza. Adesso, finalmente la storia di Anna può volare, tra le mani di lettori capaci di andare oltre le apparenze.

Lo consiglio a chi avesse voglia di leggere attentamente e di ascoltare con il cuore il messaggio contenuto in questo libro. Vi troverete di fronte a una storia di verità e di emozioni talmente delicate che vi sembrerà di sentirle sussurrare a bassa voce.

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