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Recensione di Nadia Milone

Quattro racconti… quattro di Anna Cibotti é la raccolta di quattro diverse storie, ognuna caratterizzata da una propria drammaticità.

Nel primo racconto, L’artista, il protagonista Oscar èun ragazzo con la fama di perdigiorno e scansafatiche. Quando finalmente decide di mettere la testa a posto e trova un lavoro, propone a Caterina, la sua fidanzata, di andare a convivere, benché non ne sia innamorato. Durante questa convivenza, Oscar scopre la sua passione per la pittura e comincia a dipingere quadri, in particolare dipinge i paesaggi che vede durante i suoi viaggi di lavoro. Ma Caterina non lo incoraggia mai in questa sua passione, anzi, non perde occasione per criticarlo. Rimasto affascinato da una casa che ha deciso di dipingere, vi si avventura con la curiosità di un bambino, ma lì lo attende una sorpresa. Egli crede di trovare una fortuna e di poter cambiare  la sua vita invece, da quel momento, la sua sorte è segnata. E’ un racconto che fa riflettere molto, specialmente a proposito dell’avidità e dell’egoismo delle persone che, purtroppo, proprio come nel caso di questo racconto, porta spesso e volentieri a tragici epiloghi.

Il  secondo racconto, Fiori finti, è la storia di un’amicizia che, pur perdendosi nel tempo, come spesso accade, riaffiora nel momento in cui Valentina, figlia di Elisa, contatta Eleonora, l’amica della madre ormai defunta, per scoprire se fosse a conoscenza di un segreto che nemmeno suo padre è stato disposto a rivelarle. Insieme si recano al cimitero, ma una volta lì, Eleonora viene colta di sorpresa da un’inspiegabile presenza, lo spirito dell’amica. La sua attenzione viene catturata da una lapide senza scritte con davanti un vaso di fiori finti… L’interpretazione di questo racconto può avere diverse sfumature, ma risulta comunque inquietante il messaggio che l’autrice trasmette, perché il discorso della morte, e di ciò che ci attende dopo questa vita, è da sempre un inevitabile e triste confronto che ognuno di noi ha con se stesso.

Nel terzo, Il viaggiatore, un uomo incappa in un misterioso luogo durante uno dei suoi viaggi. Si ferma in una locanda per mangiare e riposare, tutto appare normale a prima vista, però quando viene accompagnato nella sua stanza, nota un buco nel muro e ciò che vede da quella fessura lo sconvolge. Quello che lui credeva normale, in realtà è completamente diverso e, benché tenti di scappare da quella realtà, ci si ritrova continuamente davanti, infatti non riesce più a trovare la strada di casa e, per quanti chilometri faccia, ritorna sempre nello stesso punto. Egli decide quindi di rassegnarsi a tale destino e rimanere, perché comunque la vita non è mai come uno se l’aspetta, quindi tanto vale essere ciò che preferiamo e comportarci nel modo che ci sembra più giusto, senza remore né pregiudizi.

Il quarto e ultimo racconto, L’autunno, si può considerare una ”storia nella storia”, perché la protagonista, Anna, totalmente immersa nella scrittura di un racconto, si ritrova a essere vittima della sua stessa fantasia, come spesso accade agli scrittori. Alla conclusione del racconto rivive la sua opera e ne diventa la protagonista. Fantasia? Illusione? Forse entrambe. Questo fondersi con ciò che si è scritto e farlo diventare parte della propria vita, diventando un tutt’uno con i personaggi, credo sia uno degli elementi caratterizzanti di chi si cimenta nell’avventura della scrittura.

I racconti di Anna sono originali e fantasiosi nel contenuto, benché forse un po’ da rivedere nella forma e, soprattutto, nella punteggiatura.

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