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Recensione di Elisa Zoppei

999 vite legate da un filo di seta” di Nadia Busato

da Il Condominio News

Miei cari amici lettori, sono felice di presentarvi un libro incontrato qualche mese fa attraverso l’amica Anna Solati, che mi ha messo in contatto con l’autrice Nadia Busato, una giovane donna sprizzante simpatia e piacere di stare al mondo. Parlando con lei capisco di trovarmi di fronte a una persona di rare qualità. Esperta di dinamiche di relazione ha una sua innata predisposizione a instaurare relazioni positive e profonde. Ha studiato per oltre 20 anni le arti e le discipline che aiutano le persone a trovare l’equilibrio tra corpo-mente-spirito e privatamente le accompagna a ritrovarsi, a contattare la parte che ancora vive nell’ombra. Le guida in un certo senso a cercare il bambino che è in ognuno di noi, la parte più giocosa, leggera, capace di inventarsi la vita giocando a Fare finta che

Il libro dal titolo “999 vite. Uniti da un filo di seta” ha una bella copertina bianca rallegrata dal disegno di papaveri rossi. Dopo aver letto il libro mi rendo conto che Nadia vive tra quelle pagine, le ha create travestendo di fantasia esperienze, pensieri, visioni, sogni, molto cioè di ciò che ha vissuto, provato, imparato, sofferto e gioito. Grazie Nadia.

Note biografiche
Nadia Busato oggi vive a Pian di Castagnè, amena e tranquilla frazione a mezza collina del comune di Mezzane di Sotto (VR), ricca di suggestive straduzze immerse nel verde provvide per dilettevoli passeggiate domenicali. Vive lì da parecchi anni con il marito Alberto Guerra, noto nel territorio veronese, e oltre, come cantautore impegnato a sondare problemi spirituali, socioculturali e umani del nostro tempo, interpretandoli con una rara sottile sensibilità poetico musicale.

Nadia però è nata a Pavia il 3 maggio 1965, dove è vissuta fino all’età di 5 anni con i genitori e tre fratelli in una antica casa altomedioevale, appartenente al complesso residenziale di re Alboino. Antonio, il padre, era impiegato alle Poste Italiane, e Maria Mogentale, faceva la mamma, dedicandosi alle cure della famiglia. Una volta trasferiti a San Martino Buon Albergo si stabilirono per qualche anno nella piazza del paese e poi in borgo della Vittoria.
Bambina vivace di spirito e dotata di fine sensibilità, Nadia ebbe un rapporto speciale con la nonna materna che abitava nella campagna vicentina da cui provenivano entrambi i genitori e dove lei trascorreva le vacanze estive, scoprendo ogni giorno qualcosa di nuovo  a contatto con la natura e gli animali. Un mondo agreste tutto da esplorare con attenzione e curiosità. Dopo le elementari frequentò la scuola media “Berto Barbarani” con soddisfacenti risultati. Ricorda con particolare affetto le sue insegnanti: la prof.ssa di matematica e quella di lettere che applicavano metodologie educative all’avanguardia, organizzando attività parallele al programma che permettevano di collaborare per gruppi in un’atmosfera scolastica ideale e serena, e favorivano comportamenti di condivisione e solidarietà fra gli alunni. Nadia vi partecipava con entusiasmo, sviluppando sia la sete di sapere che personalissime qualità empatiche e di interazione che saranno un suo punto di forza nella vita.
Come appare nella foto, ha dei magnifici capelli rossi tutti arricciati, che oggi sono il suo orgoglio, ma che durante l’adolescenza e la prima giovinezza le creavano dei problemi facendola sentire particolare, diversa, causandole malessere. Ciò ha affinato la sua sensibilità rendendola attenta alle persone che soffrono.
Per necessità familiari finita la terza media entrò subito nel mondo del lavoro svolgendo compiti anche non proprio femminili, come l’impiego all’interno di una cantiere nautico situato in località Cà dell’Aglio.
Nell’aprile del 1983 incontrò l’uomo del suo destino: si innamorarono perdutamente e in pochi mesi convolarono a nozze (dicembre 1983), allietate dalla a nascita della loro unica figlia Anna. La felicità della giovanissima coppia fu messa alla prova dall’impatto con i nuovi compiti imposti dalle responsabilità di gestire una famiglia, ma nonostante non poche difficoltà i due giovani uniti da forte sentimento riuscirono a tener duro e a superare giorno dopo giorno ostacoli grandi e piccoli, consolidando il loro rapporto e crescendo insieme nel reciproco amore.
All’età di 28 anni, Nadia venne colpita da endometriosi e operata, ma volendo risalire alla radice motivazionale della malattia, iniziò un cammino di ricerca accostandosi alla medicina alternativa, studiando i libri della medicina naturale di Luigi Costacurta, fondatore della naturopatia in Italia. Facendosi guidare dal suo istinto e prendendo dalle esperienze ciò che reputava buono per sé, frequentò la scuola di shiatsu di Verona e l’Accademia di cranio sacrale di Trieste. Partecipò attivamente a corsi di Theta-healing, core energetica, corpo coscienza e a diversi seminari di discipline e arti che approfondiscono il rapporto mente-corpo-spirito.
Ancora oggi, grazie alla sua voglia di approfondire, continua il suo percorso di studio e ricerca interiore. Ritornata sui banchi di scuola nell’estate del 2010 ha conseguito il diploma di Dirigente di Comunità. Il suo sogno nel cassetto? Prendere la laurea in filosofia. Per intanto impiega molte delle sue energie nella scrittura delle storie che l’affascinano, nelle quali trasfonde l’élan vital de son esprit (lo slancio vitale del suo spirito), dando spazio a ricordi, esperienze, fantasie e raccontando il mondo secondo la singolarissima ottica di una persona che non si è lasciata vivere per caso, ma che di ogni attimo e di ogni respiro ne ha fatto materia di senso per sé e per gli altri. “999 vite –uniti da un filo di seta”, è il suo primo romanzo d’esordio, ma ne ha un altro in cantiere per una prossima pubblicazione. Noi ce lo auguriamo.

“999 vite. Uniti da un filo di seta”

Un libro diverso, nuovo, originale e … coraggioso per l’ argomento che ci mette di fronte alla vita intima e segreta di cinque protagoniste, ognuna con la sua storia dal fascino misterioso che sfiora l’esoterico. La scrittura scivola via leggera, piacevolmente armoniosa, poeticamente amabile.
Davanti al titolo “ 999 vite – Uniti da un filo di seta” il lettore s’interroga chiedendosi se il titolo, come di norma, alluda in nuce, all’argomento del racconto. E continuerà a interrogarsi fino a quando arriverà a pagina 134, dove l’autrice attraverso il personaggio inquieto di  Edith, appassionata di numerologia e interessata all’intercorrersi olistico delle cose, offre al lettore una gradevole sorpresa rivelando il senso del numero 999. Egli può indovinare anche il senso del sottotitolo “Uniti da un filo di seta” dalla postilla sapienziale anteposta all’inizio. Essa mette in guardia dalla superficialità di dare giudizi in quanto “…il giudizio distorce la verità ultima, mentre nell’intento dell’universo il bene e il male si compenetrano sempre”. Guidata da questo insegnamento Nadia Busato racconta storie senza giudicare ciò che è bene e ciò che è male, lasciando libertà alla nostra interpretazione dei fatti, suggerendo la comprensione per chi sbaglia.

La trama
Sullo sfondo di un paesaggio sperduto tra i monti della Carnia, dove l’alba ha il fresco sapore del latte appena munto, incontriamo Lucia, giovane e bella moglie di Giovanni, un uomo grande e forte, dalle mani di badile, ma buono, onesto lavoratore, un marito gentile, sensibile e innamorato, che infamanti ingiuste calunnie concepite dalla sinistra protervia di un giovane del paese nei confronti della moglie, lo condannano a farsi giustiziere di un’onta che non riesce a sopportare. Lucia ne è la vittima innocente: lei che amava la vita, che si muoveva leggera e felice del suo essere sposa devota e madre amorevole, che dopo aver curato la casa, quel giorno aveva indossato felice il suo bel vestito di seta nera stampato a papaveri rossi, i suoi fiori preferiti (quelli in risalto sulla copertina) e s’era incamminata con la sua bimba per andare a trovare due vecchietti che vivevano soli al di là del bosco. Non l’avesse mai fatto. Quel giorno fu condannata a morte da un insensato capriccio del destino.
La storia di Lucia si svolge a cavallo fra la fine dell’800 e l’inizio del nuovo secolo, e, rimanendo impressa nella memoria dei paesani, passa, da una generazione all’altra, nel profondo del subconscio delle donne della sua discendenza. Da qui si snodano le altre quattro storie di Lavinia, Martina, Edith e Anita. Ognuna di queste donne cammina avanti nel tempo portandosi dentro inconsapevolmente le sofferenze che hanno infestato la vita di quell’ava lontana e che in modi ed espressioni diversi condizionano le loro esistenze. Maddalena la figlia di Lucia, rimasta orfana, viene adottata da una famiglia che le imporrà un nome nuovo per proteggerla da un passato pesante, quello di Lavinia. Crescendo nella nuova famiglia Lavinia, come tutte le ragazze del suo tempo, ricamava il corredo, solo che lei, ricordando le tende della sua infanzia ricamate da sua madre, in ogni capo eseguiva amorini che suonavano la lira. Sposerà Angelo, non per amore, e sarà costretta a difendersi dalla sua brutale violenza scappando da lui per salvare la figlia Martina. Questa cresce ascoltando i racconti materni, rivivendo l’acuto dolore della mancanza di qualcosa di inspiegabile che la tormenta per tanta parte della sua vita. Dotata di una grande sensibilità olfattiva segue la scia degli odori che le indicano la strada da fare, le decisioni da prendere, come uscire dal tunnel di dolore in cui si trova ingabbiata e ritrovare la forza per occuparsi di Edith la sua bambina. La vede crescere instabile, disturbata dai tanti perché del suo sentirsi fuori posto ovunque, piena di ansie di incertezze, incapace di adattarsi alle situazioni normali, in perenne ricerca di una pace interiore che le sorriderà solo quando troverà se stessa concedendosi pienamente all’amore e mettendo al mondo Anita. Sarà proprio Anita l’ultima protagonista della lunga saga di Lucia, che riuscirà a dare alla sua vita un senso compiuto, a tracciare un ponte luminoso fra il presente e il passato a sciogliere l’antico dolore delle donne della sua famiglia in un pianto di commozione. Come sarà avvenuto? Che cosa sarà successo?
Lascio a voi cari lettori e lettrici il piacere di scoprirlo leggendo questo libro con gli occhi del cuore, conoscendo a una a una le donne che lo attraversano, raccogliendo da ognuna di esse un messaggio di vita e di amore.
Buona lettura

Elisa Zoppei

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