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Intervista a Nadia Busato

Intervista a Nadia Busato, a cura di “Il Mondo dello Scrittore”

Racconta la tua esperienza come autore
Per me lettura e scrittura sono sempre state un’ancora di salvezza. Qualche anno fa, mentre stavo attraversando un momento difficile, ho sentito la necessità di buttare fuori tutto il malessere che provavo attraverso la scrittura e mentre scrivevo affioravano ricordi del mio passato, storie che avevo sentito raccontare dalle mie nonne e da mia madre. Tra queste storie ce n’era una che mi tornava alla mente più spesso, la storia di Lucia; me la raccontava mia nonna quando ero piccola, è una storia vera di fine 1800. Così ho sentito più forte il desiderio di rendere giustizia a questa donna, di parlare della sua innocenza.
Ho scritto la storia di getto in poco tempo, ma la revisione è stata più lunga del previsto, intervallata da pause per metabolizzare le forti emozioni che mi ritrovavo a vivere. Nel frattempo studiavo e mi documentavo andando di persona nei luoghi dove si sono svolte le vicende.
Quando finalmente ho premuto l’invio per ordinare le prime 100 copie di “999 vite” su Streetlib ero ancora incredula. Stava avvenendo la realizzazione di un sogno che per molti anni non avevo avuto il coraggio di sfiorare nemmeno con il pensiero. Era come aver partorito un figlio, ho pianto di gioia e ho pianto per la paura di non essere all’altezza di ciò che sarebbe accaduto.

Che cosa ispira il tuo modo di scrivere
Tutto quello che mi circonda, che respiro, odoro, che mi graffia e che mi accarezza. Spesso lo sguardo va a cercare ciò che è stato e lo osserva con occhi nuovi. Come si sa, è già stato detto tutto e io vado anche a rispolverare i grandi del passato e non solo, e poi rimugino, rielaboro finché non esce la mia voce, il mio modo di sentire. A volte l’ispirazione arriva nei momenti più impensati e non sempre si ha a disposizione una penna e un foglio di carta per fissare quelli che sono battiti d’ali.

Parla della trama del tuo libro
Il libro parla di cambiamento, dell’evoluzione di una famiglia. Parla della memoria familiare inconscia. Le nostre radici affondano nel nostro passato e si nutrono delle vicende di chi ci ha preceduto. “999 vite” racconta la storia di 5 donne unite tra loro da un filo che non è solo quello della discendenza diretta l’una dall’altra, ma anche quello di travagli e dolori personali che si tramandano di madre in figlia.
Inizia con la storia di Lucia e prosegue con le storie di Lavinia, Martina, Edith e Anita. Il cammino della loro evoluzione abbraccia l’arco di tempo di un secolo, da fine 1800 fino ai giorni nostri attraverso esperienze che le coinvolgono, le accomunano e le accompagnano, culminando nel personaggio principale, Edith, che riuscirà a dare una svolta. 5 donne, 5 storie, 5 periodi storici.
Lucia, la capostipite, è la vittima; le 4 donne che vengono dopo di lei cercano la loro vera natura, si muovono verso il cambiamento, ognuna con le proprie doti e i propri limiti, dettati anche del periodo storico in cui vivono e sono accompagnate da uomini che come loro sono figli del loro tempo. Queste donne hanno una forte motivazione inconscia per spingersi verso il nuovo: devono allontanarsi il più possibile da ciò che è accaduto a Lucia e lo fanno paradossalmente tornando indietro nel passato, soprattutto Edith.
Posso dire: “uno sguardo al passato per ritrovarsi più liberi nel presente”.

I tuoi personaggi prendono spunto da alcuni lati del tuo carattere
999 vite racconta storie realmente accadute, ho cercato di essere il più fedele possibile al carattere dei personaggi, ma a stesura ultimata mi sono resa conto che probabilmente era forte in me la necessità di trasferire nei personaggi frammenti del mio carattere.

Prediligi un genere specifico oppure la tua scrittura spazia in altri campi
Non c’é un genere che prediligo e non c’è nemmeno una lettura che prediligo.
Quando leggo vado a caccia di emozioni, spero che l’autore mi faccia riflettere, che mi apra nuove finestre sul mondo e allo stesso tempo cerco di incontrare tra le pagine dei libri parti che mi appartengono. Da autore cerco di vivere emotivamente le storie che scrivo nella speranza che l’emozione che ho provato arrivi al lettore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Sto finendo di scrivere il mio secondo libro “L’alfa e l’omega”, sempre che rimanga questo il titolo. Parla di Annarosa e Rosanna le due protagoniste e di molti altri personaggi che viaggiano su un pullman verso Medjugorie. Anche in questo libro il passato torna a bussare alla porta con pesi non indifferenti. E il terzo libro è già dietro l’angolo che freme di raccontarsi.

Cosa consiglieresti a un autore esordiente
Non sono in grado di dare consigli, posso soltanto raccontare la mia esperienza personale. Quando decisi di scrivere un libro, mio marito mi disse: “Smettila di dire a tutti che stai scrivendo un libro che poi se non riesci a finirlo che figura fai?”. Senza pensare a ciò che dicevo gli ho risposto che il libro era già scritto, che mi aspettava da sempre, dovevo solo viverlo. Mi sono tuffata nel mare di emozioni che avevo dentro, non mi sono mai risparmiata, ho scritto con gioia, con dolore, con la paura addosso, piangendo e ancora ridendo di me e dei miei personaggi; ho scritto di giorno e sopratutto di notte, mi sono documentata, ho studiato, ascoltato, per cinque anni sono stata “999 vite”. Ho mangiato insieme a lui, ho dormito insieme a lui, ho sofferto insieme a lui e ho fatto l’amore con lui. Eraclito dice che “Bisogna volere l’impossibile perché l’impossibile accada”, io aggiungerei che bisogna anche fare e fare con il cuore e con l’anima, solo così alla fine ci sentiremo soddisfatti e saremo pronti anche ad affrontare le critiche.

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