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Recensione di Marina Atzori

Il prezzo della Giustizia di Alan Brenham, recensione di Marina Atzori

Il prezzo della giustizia_coverJason Scarsdale è un detective del dipartimento di Austin, in Texas. Dopo la morte della giovanissima moglie Charity, l’uomo cerca di buttarsi a capofitto nel lavoro per non cadere nella tentazione di premere il grilletto e farla finita. Gli è rimasto un unico motivo per andare avanti, la piccola figlia di cinque anni Shannon. La responsabilità di essere padre gli impone di non arrendersi al dolore e di superare il dramma familiare che ha tramutato la sua vita in un “teatro dell’assurdo”. Questa definizione ad hoc, scelta dall’autore, non tarda a manifestarsi nella cruenta tangibilità del romanzo. L’obiettivo dell’investigatore è quello di fare luce su una losca vicenda connessa alla pornografia e allo sfruttamento di minori. Nello specifico, svolge un’indagine scandagliata e serrata su un caso di duplice omicidio ai danni di due pedofili. Il suo percorso verrà segnato dall’incontro con Dani Mueller, analista criminale che condivide il suo stesso ambiente di lavoro in polizia. Jason è fortemente attratto da lei, dalla sua personalità fragile e dura allo stesso tempo, ma non è solo questo che li farà avvicinare; Dani infatti ha perso la figlia, uccisa senza alcuna pietà da un assassino di cui si vendicherà; macchiatasi del delitto, la donna è costretta a cambiare identità, e da lì, a vivere nascondendosi dietro uno scomodo segreto. I due sono accomunati anche dalla sofferenza e da un passato prossimo per certi versi ingiusto. Una serie di silenzi e di omissioni di verità non convincono Jason, il quale teme che qualcosa non stia andando come dovrebbe. L’uomo non riesce a nutrire una fiducia incondizionata nei confronti di Dani, quindi inizia a insospettirsi, portando avanti alcuni tentativi per smantellare il suo castello di carte. Non c’è tempo per arrendersi ai sentimenti, quando si insinua il seme del dubbio e si perde temporaneamente la bussola della moralità. La giustizia ha un prezzo caro e salato per tutti i  protagonisti di questa davvero intricata vicenda. Il mondo malato, deturpato e corrotto dalla criminalità si tinge di giallo e di nero. Le figure più importanti di questo thriller subiranno il peso di una giustizia non sempre uguale per tutti. Non durerà a lungo la copertura di chi mente sapendo di mentire. Emerge un universo della mente umana torbido, dai rapporti poco chiari, invischiati dalla paura che l’attendibilità dei fatti venga a galla e chieda il conto a chi l’ha lasciato in sospeso per troppo tempo. Si susseguono gli errori, i compromessi, i ricatti morali dettati da una sete di vendetta che ha voglia di essere assecondata a tutti costi. Credo che questo romanzo meriti di essere letto per una serie di buoni motivi che mi hanno appassionata parecchio. Il primo è che, è indiscutibilmente curato e corretto per quanto concerne i particolari legislativi e le procedure di investigazione. Nulla è lasciato al caso, il lettore viene come guidato, pagina dopo pagina, indizio dopo indizio. Una serie di informazioni dettagliate riempiono il testo di credibilità, portando chi legge a prendere parte alle indagini, attraverso supposizioni e presunzioni. Il carico di aspettative viene appagato da una scrittura chiara, semplice e scorrevole, degna dei grandi. Si desume la preparazione dell’autore in ogni angolo del libro. Secondo, c’è un lavoro sublime dietro la costruzione dell’aspetto psicologico dei personaggi che fa prendere un bel numero di punti a questo thriller poliziesco. Lo stile di Alan Brenham predilige l’aspetto caratteriale e antropico dei suoi personaggi. A mio avviso questo è un buon modo per assicurarsi un lettore che ama immedesimarsi, trasportato da un coinvolgimento emotivo intenso. L’aspetto umano di Jason ha dato senz’altro un soffio vitale a questo manoscritto, e una leggera spolverata di romanticismo di cui non poteva fare a meno. Infatti devo dire che questo elemento ha dato molto respiro alla storia, fungendo da ago della bilancia in alcuni passaggi in cui si insinuava il rischio di scivolare nell’errore di diventare troppo scolastico e per “addetti ai lavori”. Il finale non è dei più spettacolari, ma penso che sia in linea con gli intenti dello scrittore. Lo stupore è arrivato da tutto il resto, dalla cura del testo, dalla suspense, dagli intrecci egregiamente costruiti.

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