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Recensione di Bruno Bruni

Dammi un motivo di Giorgio Bianco.

dammi-un-motivoDammi un motivo di Giorgio Bianco, è ambiguo come certi sogni intrisi di apparente realtà, che deragliano all’improvviso in sottile delirio. È sfuggente come i Tarocchi, come gli esagrammi dell’I King, che ammoniscono, allarmanti, e disperatamente oscuri. Non per nulla la storia racconta di una cartomante. È raccontata da una cartomante, Giulia, che parla in prima persona in un flusso intenso e dolente, e poi passa alla terza persona, con il distacco di chi si vede dall’esterno, quasi da una remota lontananza. Giulia personaggio verista e romantico allo stesso tempo. Alcolista e sognatrice, cinica e appassionata. Giulia che sogna una vita diversa, e per un attimo la trova, nella persona della giovanissima Céline, naufraga di tutto, vita, affetti e sogni. Una storia di donne, dove i maschi sono contorno, ambigui, inutilmente violenti, fondamentalmente ottusi. Giulia dura e fragile, Céline sperduta e ironica, entrambe uscite da un Noir. Un Noir francese, e la protagonista potrebbe avere il viso dolce e duro di Michèle Morgan e la ragazza quello di una Signoret giovanissima. “Il porto delle nebbie” e “La vedova Couderc”, Carné e Simenon. Ma qui non siamo a Marsiglia. Siamo in Liguria, anche questa doppia, la Liguria dei turisti e delle vacanze, dei chioschi sulla spiaggia e delle trenette col pesto, all’esterno. Ma dentro, nel cuore del romanzo, c’è il backstage, la Liguria dei caruggi maleodoranti, delle case decrepite, della malavita piccola e nascosta. Come in ogni Noir che si rispetti, i protagonisti sognano e cercano redenzioni impossibili, fughe nell’altrove, lontano da vite troppo dense, troppo amare. Fughe destinate a fallire, sempre. Le redenzioni forse no. Quelle sono legate alle anime, e le anime di Giulia e Céline sono anime grandi. Anime Salve, come diceva un Poeta, anche lui Ligure. Anime pure, mondate dalla sofferenza. Con uno stile fluido e barocco, fatto di scatti realisti e guizzi sognanti, l’Autore ci spinge, ci incalza verso la conclusione, e poi ci lascia, con molto amaro in bocca, come è giusto che sia in una storia Noir, con un filo di speranza, come ci si aspetta da una storia romantica. Ambiguità come scelta estetica, realismo e storia gotica, fatti crudi e sogni, ricordi teneri da coccolare e ricordi orribili da scordare. Il sole dell’estate, i profumi di cibo, un gatto sonnacchioso. La cattiveria in agguato, la viltà e il tradimento. Una storia oscura come una premonizione, luminosa come una vacanza. Scintillante come quel mare “che ci fa paura perché si muove anche di notte e non sta fermo mai” come diceva un altro Poeta, Piemontese questo, terragno. Quel mare che Giulia la cartomante guarda ogni giorno, sapendo che prima o poi lo perderà. Lo dicono le sue carte, che ammoniscono, oscure e trasparenti, inesorabili come la vita e i sogni.

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